La strategia di Milei e il destino del libertarismo

Tratto dal saggio “The Chainsaw Revolution: Javier Milei’s Rothbardian Assault on Argentine Collectivism”, finalista del Kenneth Garschina Undergraduate Student Essay Contest 2026 per il Mises Institute.

La modalità in cui Javier Milei divulga il libertarismo si allinea con la strategia che Rothbard aveva delineato nell’epilogo di Per una nuova libertà. Il manifesto libertario. Dopo aver acquisito notorietà pubblica a partire dal 2015, Milei è diventato un ospite frequente nei talk show televisivi e nei programmi radiofonici, dove ha presentato l’economia austriaca in forma semplice e accessibile. Allora un professore di macroeconomia all’Università di Belgrano esponeva argomenti come il ciclo economico e la teoria dell’utilità marginale attraverso esempi quotidiani.

Il suo temperamento focoso e la sua retorica incendiaria, a tratti brusca, ma capace di catturare l’attenzione delle audience più giovani, hanno suscitato curiosità verso il ragionamento economico elementare. Canalizzando la frustrazione giovanile, Milei ha trasformato un risentimento diffuso in movimento politico di massa. Oggi la Generazione Z costituisce il nucleo dell’elettorato di La Libertad Avanza.

L’ascesa di Milei è stata possibile anche grazie alla sua capacità di parlare a pubblici diversi. Non si è limitato a mobilitare i giovani elettori e ad attrarre il ceto medio-alto urbano, tradizionalmente più ricettivo verso le idee del liberalismo classico, ma è riuscito a penetrare anche in alcuni segmenti della classe operaia che, per anni, avevano votato kirchnerista. A differenza di Donald Trump, Milei non ha cercato di sedurre i gruppi economicamente più vulnerabili con slogan roboanti o promesse inverosimili. Ha suffragato, invece, la superiorità morale del capitalismo laissez-faire rispetto al costruttivismo Stato-centrico, presentando il coordinamento sociale attraverso il mercato non nei termini di un espediente tecnocratico, ma come un vero contrappunto etico.

Giunto a un bivio strategico, Milei poteva scegliere di rimanere confinato in una base marginale oppure ampliare la propria influenza nella società argentina. Ha scelto la seconda strada e il 19 novembre 2023 ha sconfitto al ballottaggio presidenziale il peronista Sergio Massa con il 55,7 per cento dei voti.

Nel 2023 La Libertad Avanza disponeva di appena 38 seggi su 257 alla Camera dei deputati e di 7 su 72 al Senato, eppure è riuscita a far avanzare la propria agenda affidandosi al supporto esterno del partito di centrodestra Juntos por el Cambio e dell’Unione Civica Radicale, già fortemente indebolita. Tuttavia, questa cooperazione parlamentare è stata segnata da tensioni continue. Per attenuare la fragilità legislativa, Milei ha aperto negoziati con gli interlocutori più ricettivi alla sua piattaforma, nella prospettiva di consolidare il proprio peso politico alle elezioni di metà mandato. Nella Iberosfera i libertari tendono a convergere con la destra sulle questioni economiche e sociali, perciò l’avvicinamento alle forze conservatrici risultava ampiamente prevedibile.

Tra gli alleati più solidi di Milei si è distinta Patricia Bullrich, ex ministro della Sicurezza e attualmente senatore nazionale per la Città autonoma di Buenos Aires. Una figura politica temprata da numerosi anni di esperienza ha sostenuto il presidente quando, nel giugno scorso, la vicepresidente Victoria Villarruel ha convocato una sessione del Senato a sua insaputa, consentendo ai kirchneristi di approvare una legislazione che ripristinava la moratoria pensionistica e aumentava le prestazioni per la disabilità. Naturalmente, è subito seguito un veto presidenziale.

In un’intervista concessa ai media stranieri nel febbraio 2025, Bullrich ha confessato di sentirsi “più libertaria che conservatrice”. Poco dopo ha lasciato Juntos por el Cambio ed è entrata in La Libertad Avanza. Che a muoverla fosse la convinzione o il calcolo, è in fondo un aspetto secondario. Milei esercita una forza di attrazione potentissima e ha persuaso milioni di argentini, compresi i politici di lungo corso come Bullrich, a riconsiderare seriamente gli argomenti a favore della libertà.

Il presidente argentino è riuscito a tenere insieme libertari, conservatori religiosi, riformisti liberali, falchi dell’ordine pubblico ed elettori privi di una precisa appartenenza politica, ma mobilitati da un sentimento anti-establishment. Questa coalizione incarna il populismo di destra di Rothbard con maggiore fedeltà di qualsiasi esperimento precedente. In meno di cinque anni, La Libertad Avanza è emersa come la principale forza politica del Paese. Nelle elezioni legislative di metà mandato del 2025 ha ottenuto una vittoria netta con il 40,8 per cento dei voti e, per la prima volta nella storia, il blocco libertario alla Camera dei deputati ha superato quello kirchnerista, con 95 seggi contro 93. In tali condizioni, ostacolare le riforme libertarie diventerà sempre più difficile.

Milei ha osservato che la politica è un gioco a somma negativa. Nonostante ciò, può essere utilizzata come strumento per smantellare lo Stato dall’interno e costringerlo “a compiere un ultimo, rapido e glorioso atto di autoimmolazione, dopo il quale scompare dalla scena”, come scrisse Rothbard nel saggio How and How Not to Desocialize. Milei si definisce “minarchista nel breve periodo e anarco-capitalista nel lungo”, pienamente consapevole del fatto che le trasformazioni durevoli richiedano una sequenza di progressi dilazionati nel tempo. Se Milei avesse perseguito il minarchismo come traguardo teorico, non avrebbe raggiunto i risultati pratici che oggi sono visibili. È più probabile che avrebbe peggiorato le condizioni esistenti consolidando lo status quo. Quel percorso lo avrebbe condotto verso ciò che Rothbard chiamava “opportunismo di destra”. Nel senso opposto, un’azione temeraria sarebbe degenerata nel “settarismo di sinistra”.

Alcuni libertari rimproverano a Milei il fatto stesso di essere entrato in politica, temendo che la partecipazione istituzionale finisca per diluire o, addirittura, tradire i principi libertari. Eppure, sebbene abbia dovuto affrontare ostacoli considerevoli, Milei ha agito finora con una coerenza singolare. Rothbard rifiutava il gradualismo come dottrina utile solo a giustificare compromessi senza fine. Milei condivide questa impostazione, e ciò aiuta a spiegare la sua capacità di tradurre la teoria in prassi. Nessuna difesa della libertà individuale può risultare efficace, se resta confinata sul piano dell’astrazione e ignora la dimensione concreta.

I libertari farebbero meglio ad adottare una strategia realistica, piuttosto che aggrapparsi al purismo ideologico o all’ostinazione. Ciò non significa arrendersi all’utilitarismo, ma ricercare un aggiustamento pragmatico orientato da fini ultimi. Ogni passo verso la libertà merita riconoscimento perché, come spiegava Rothbard, “qualunque siano le esigenze transitorie, il fine ultimo della libertà deve essere sempre tenuto alto come obiettivo desiderato” e “nessun passo né alcun mezzo deve mai contraddire, in modo esplicito o implicito, l’obiettivo ultimo”.

Visto in questa luce, anche lo swap finanziario da 20 miliardi di dollari concluso nell’ottobre scorso tra l’Argentina e il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, assume un significato diverso. Benché l’accordo possa discostarsi dall’ortodossia libertaria, ha sostenuto le riforme di Milei in un contesto di elevata volatilità del peso. Laddove le amministrazioni precedenti accumulavano passività senza una credibile traiettoria di rimborso, l’attuale governo ha estinto integralmente l’obbligazione, interessi compresi, entro il calendario concordato.

Diverse questioni restano aperte. Non è chiaro se Milei manterrà la promessa elettorale di chiudere la Banca Centrale, oppure se si fermerà a un passo dal conseguire quel traguardo. Inoltre, rimane incerta la possibilità di denazionalizzare la moneta e di allontanarsi in maniera duratura dalla valuta fiat. Le pressioni interne e internazionali potrebbero restringere il suo margine di manovra, limitando la portata delle riforme e impedendo ulteriori progressi lungo la via della libertà. Sebbene sia ancora prematuro trarre conclusioni definitive, appare plausibile che gli aspetti più ambiziosi dell’agenda di Milei possano trovare attuazione in un secondo mandato, qualora il clima politico gli sia favorevole.

I libertari devono resistere alla tentazione di canonizzare Milei o di accettarne le decisioni senza sottoporle a un vaglio critico. La risposta più saggia consiste nell’imparare dalla sua esperienza, riconoscendone anche gli eventuali errori, anziché ricadere in un’opposizione pregiudiziale. Conviene ricordare che il libertarismo non è un dogma concepito per rimodellare la natura umana attraverso i mezzi politici. Funziona, piuttosto, come un rimedio contro le patologie del mondo moderno. Javier Milei dimostra che la battaglia culturale contro il collettivismo può ancora essere vinta. La sua “rivoluzione della motosega” suggerisce che la libertà sia l’unico principio capace di rispettare la dignità umana, custodire l’unicità dell’individuo ed emancipare la società da uno dei suoi errori più perniciosi: credere che lo Stato sia un attore benevolo.

(*) Fine del saggio “The Chainsaw Revolution. Javier Milei’s Rothbardian Assault on Argentine Collectivism”.

 

Aggiornato il 27 aprile 2026 alle ore 12:41