L’Italia e il suo sistema economico industriale hanno bisogno di importare petrolio, un bene sempre più ricercato e sempre più in via di esaurimento, ogni giorno che passa. Tutti vogliono il petrolio. Se l’Italia fosse un paese serio e potente metterebbe in atto politiche per assicurarsi il petrolio a un prezzo ragionevole. Non lo vuole fare perché si aspetta che altri, gli Stati Uniti, provvedano a instaurare le condizioni adatte per rifornirla di petrolio, anche con l'uso della forza se necessario.
Ma l’Italia e le élites che la governano vogliono rimanere con le mani in mano. Pretendono ma non muovono un dito. Fanno i pacifisti con i confini degli altri. Poi non meravigliamoci che il diesel raggiunga prezzi stratosferici. Perché il petrolio è un bene che serve a tutti. Si faranno guerre globali, come quella con l’Iran già in corso con il solo fine di assicurarsi energia per mandare avanti il sistema. Arriverà il tempo in cui la corsa al petrolio sarà vertiginosa e solo i più forti potranno avere successo, continuando a godere del tenore di vita a cui siamo abituati. Gli altri regrediranno.
È un errore essersi imbarcati in una guerra con l’Iran, troppo forte per essere abbattuto nel giro di qualche settimana, ma ormai che il dado è tratto non si può pretendere che il petrolio del Medio Oriente ci sia calato dall’alto dagli Stati Uniti che portano avanti lo sforzo bellico e che magari riaprano il canale di Hormuz. Perché il presidente Trump dovrebbe aprirci la via di Hormuz, che serve all’Italia e all’Europa più di quanto serva all’America, senza che noi muoviamo nemmeno un dito per aiutarlo?
Lo stato di decadenza e debolezza dell’Italia ci farebbe affermare la sola risposta immaginabile dal solito opinionista italico di turno, e cioè che noi ripudiamo la guerra e il suo uso a livello politico. In teoria sarebbe una buona idea, come sancito dalla Costituzione italiana. Almeno fino a quando, nel mondo reale, ci accorgeremo che qualcuno ha spento la luce e che non ci possiamo più muovere con la macchina neanche per fare la spesa al supermercato.
Il mondo reale è purtroppo più feroce, violento e ingiusto rispetto a quanto ogni teorico o utopista sognerebbe che fosse (categorie alle quali umilmente mi iscriverei se solo ci fosse ancora qualche ideologia degna da essere vagheggiata sul campo). Certamente la guerra è ingiusta e sarebbe virtuoso tenersene lontani, ma temo che poi occorra fare i conti con il mondo vero. Che ci dice consumate pure quanto volete, cari cittadini occidentali, a patto che abbiate petrolio ed energia a sufficienza.
Per quanto mi riguarda non avrei problemi a tornare a uno stato tecnologico più arretrato, ai cavalli e alle carrozze, e ai vestiti dell’Ottocento certo più eleganti della non moda di questo secolo, distanziandomi dalla società di massa instupidita dai plutocrati e dai loro servi, per tentare di scongiurare il rischio di qualsiasi guerra e conflitto, ma temo che questo sia solo l’aspirazione di qualche filosofo non condivisa dalla maggioranza delle persone. Pertanto, la necessità e la storia impongono ai governi europei tra cui quello italiano di darsi una mossa, agire, mandare avanti la baracca con tutti i mezzi che la ragion di stato rende possibili. Il mondo delle utopie e della pace universale sarebbe certo auspicabile ma purtroppo è ancora lontano, semmai un giorno avrà luce in questo mondo. Vige piuttosto la logica della potenza e del calcolo che tengono in vita questa realtà occidentale intorpidita.
Almeno fino a quando la storia non invertirà la sua marea e il sistema politico internazionale sarà radicalmente mutato, e allora per qualcuno saranno dolori se non si farà trovare pronto quando la marea incomberà con la sua forza.
Aggiornato il 15 aprile 2026 alle ore 14:15
