Javier Milei, la formazione di un libertario al potere

Tratto dal saggio “The Chainsaw Revolution: Javier Milei’s Rothbardian Assault on Argentine Collectivism”, finalista del Kenneth Garschina Undergraduate Student Essay Contest 2026 per il Mises Institute.

L’attuale presidente argentino si è dedicato a uno studio rigoroso delle idee libertarie, padroneggiando gli scritti di Ludwig von Mises, Friedrich von Hayek, Eugen von Böhm-Bawerk, Israel Kirzner, Henry Hazlitt, Walter Block, Fritz Machlup e molti altri. Come racconta Milei nel suo libro semi-autobiografico Il cammino del libertario, il primo incontro con l’economia austriaca risale alla sua adolescenza. La lettura dei Principi di economia di Carl Menger trasformò la sua mentalità e gli rivelò la fallacia di applicare rigide costruzioni matematiche all’azione umana. La lettura del decimo capitolo di Man, Economy, and State di Murray Rothbard rafforzò ulteriormente la sua convinzione nella prasseologia.

Nonostante qualche residuo monetarista, definire Milei un accademico neoclassico è, nel migliore dei casi, fuorviante. In Capitalismo, socialismo e la trappola neoclassica (2024) ha smontato il paradigma neoclassico, sostenendo che i suoi difetti intrinseci, come il presupposto dell’“equilibrio in concorrenza perfetta” e l’invocazione del “fallimento del mercato” per giustificare l’intervento governativo, aprano la strada al collettivismo soffocando la crescita. Come Rothbard, anche la prospettiva di Milei affonda le proprie radici nella filosofia aristotelico-tomista e si struttura attorno all’individualismo metodologico.

Milei deve la sua profonda conoscenza della Scuola austriaca al dialogo costante con mentori come Jesús Huerta de Soto e Alberto Benegas Lynch jr., autore della definizione di liberalismo classico che Milei ama citare nei suoi discorsi: “Il rispetto illimitato del progetto di vita del prossimo, fondato sul principio di non aggressione in difesa del diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà; le cui istituzioni fondamentali sono la proprietà privata, i mercati liberi dall’intervento statale, la libera concorrenza, la divisione del lavoro e la cooperazione sociale; dove si può avere successo solo servendo il prossimo con beni di migliore qualità a un prezzo più conveniente”.

Questo corollario coincide con il credo libertario di Rothbard così come viene esposto in Per una nuova libertà. “Il diritto assoluto di ogni uomo alla proprietà del proprio corpo; il diritto ugualmente assoluto a possedere e dunque a controllare le risorse materiali che ha trovato e trasformato; e, di conseguenza, il diritto assoluto di scambiare o donare il titolo di quei beni a chi sia disposto a riceverli o a scambiarli”. Più avanti si esamineranno i fattori che hanno permesso a Milei di rendere popolare il libertarismo in Argentina.

Quando si insediò nel dicembre 2023, Milei si trovò di fronte a squilibri fiscali e monetari di proporzioni catastrofiche. Il kirchnerista Alberto Fernández lasciò in eredità un debito pubblico pari al 156 per cento del Pil e l’Argentina si avviava verso il suo decimo default sovrano. La Banca centrale presentava riserve nette in dollari negative. Il tasso di inflazione mensile era schizzato al 25,5 per cento e i dati annualizzati minacciavano di trascinare il Paese in territorio iperinflazionistico. Inoltre, la povertà era salita al 55 per cento, mentre il 17,5 per cento della popolazione viveva in condizioni di indigenza.

Milei, che aveva condotto la campagna elettorale con un programma fondato su drastici tagli alla spesa pubblica, deregolamentazione e riduzione delle tasse, riconobbe esplicitamente la gravità della situazione nel discorso inaugurale, dichiarando: “No hay plata”. Attaccò la classe politica responsabile del caos e insistette sul fatto che non esistesse alcuna alternativa valida all’aggiustamento fiscale e allo shock. Mai prima di allora un leader aveva esposto con tanta franchezza la natura predatoria dello Stato.

Del resto, Milei si presenta come un economista che offre prescrizioni controcorrente, non come un politico di professione. Disprezza i politici e, in maniera ancora più radicale, considera lo Stato un’associazione criminale su vasta scala che prospera appropriandosi delle risorse private e sottraendosi a ogni effettiva responsabilità. Si tratta di una diagnosi che Rothbard aveva formulato con notevole chiarezza.

(*) Fine seconda puntata. Nel prossimo articolo passeremo in rassegna le riforme di Javier Milei.
Rileggi qui la prima parte.

Aggiornato il 07 aprile 2026 alle ore 11:19