Paolo Crisafi: insieme per rafforzare il futuro economico e sociale della nostra Nazione

Intervista a Paolo Crisafi, Presidente di Remind (Associazione delle Buone Pratiche dei Settori Produttivi della Nazione). Personalità di rilievo nel panorama istituzionale e industriale italiano, Crisafi è il promotore dell’Italian Investment Council by Remind, uno dei principali forum economici in Italia, giunto quest’anno alla sua terza edizione. Il suo impegno costante nel favorire il dialogo tra Istituzioni e imprese è stato riconosciuto nel 2025 con il conferimento di Cavaliere di Gran Croce, la massima onorificenza della Repubblica italiana.

Presidente Crisafi, in un panorama globale sempre più complesso, quale valore strategico assume per l’Italia la terza edizione dell’Italian Investment Council?

In una fase storica in cui l’Italia sta rafforzando la propria credibilità e il proprio ruolo nel contesto internazionale, diventa indispensabile promuovere un dialogo stabile e concreto tra le Istituzioni e le “buone pratiche” dei settori produttivi. Non si tratta di un semplice incontro, ma di una piattaforma operativa in cui pubblico e privato analizzano le sfide globali per trasformarle in opportunità di miglioramento strutturale, con l’obiettivo di generare impatto sociale e coesione. Questo forum è la risposta alla necessità di mettere al centro della crescita dell’Italia gli investimenti strategici, la cultura della sicurezza e uno sviluppo condiviso, garantendo così valore duraturo per cittadini e imprese.

 Presidente Crisafi, in questo scenario Remind si pone come catalizzatore delle “Buone Pratiche”. Qual è il ruolo specifico dell’Associazione nel favorire una collaborazione tra pubblico e privato che non sia solo formale, ma sostanziale per la crescita della Nazione?

Il ruolo di Remind è quello di agire come una piattaforma di dialogo permanente dove istituzioni locali, nazionali e internazionali e settori produttivi possano confrontarsi sulle grandi sfide del nostro tempo con una visione di sistema. Troppo spesso il dialogo tra pubblico e privato resta confinato a momenti episodici o a tavoli che producono analisi ma faticano a tradursi in decisioni e progetti concreti. L’obiettivo di Remind è proprio superare questo limite e trasformare il confronto in un processo continuativo, strutturato, efficace e efficiente, capace di generare soluzioni praticabili e di avere un impatto reale sulla vita dei cittadini.  Quando parliamo di “Buone Pratiche” non ci riferiamo a principi astratti, ma a esperienze concrete maturate nei diversi settori dell’economia e delle istituzioni. Preferiamo usare il concetto di “buono” piuttosto che quello di “migliore”, perché è un termine più ampio e più sostanziale. Dentro una buona pratica possono esserci certamente le migliori esperienze in termini di efficienza, risultati e innovazione, ma c’è anche qualcosa in più: la capacità di generare valore nel contesto in cui quella pratica nasce e si sviluppa.  Il termine “buono” introduce infatti una dimensione anche valoriale. Significa riconoscere che lo sviluppo non può essere misurato soltanto in termini di performance economica, ma anche nella capacità di creare fiducia, stabilità, inclusione e prospettive di lungo periodo. Insomma, non è solo ciò che funziona meglio in senso tecnico, ma ciò che funziona bene per le persone, per le istituzioni, per il sistema economico e per la società nel suo complesso.  Aristotele diceva che “il bene è ciò a cui ogni cosa tende”: anche l’economia e le istituzioni funzionano davvero quando riescono a orientarsi verso il bene comune.

Cavaliere di Gran Croce Crisafi, l’iniziativa dedica un focus importante al tema “Più Italia in Europa, più Europa nel Mondo”. In termini di politica industriale, come si traduce questa visione per proteggere e rilanciare la competitività delle nostre imprese?

Tradurre questa visione significa rivendicare con orgoglio il ruolo dell’Italia come potenza industriale e pilastro centrale e imprescindibile dell’Unione Europea. Spesso nel dibattito pubblico tendiamo a dimenticarlo, ma l’Italia è una delle grandi economie manifatturiere del mondo. È la seconda manifattura d’Europa dopo la Germania e tra le prime a livello globale per valore aggiunto industriale. Siamo tra i principali Paesi esportatori al mondo, con un export che negli ultimi anni ha superato i 600 miliardi di euro, e vantiamo filiere produttive che rappresentano eccellenze riconosciute a livello internazionale: dalla meccanica alla farmaceutica, dall’agroalimentare alla moda, fino alla componentistica e alle tecnologie avanzate.

Per questo motivo non possiamo più limitarci a inseguire o subire decisioni spesso guidate da approcci ideologici o da visioni poco aderenti alla realtà dei sistemi produttivi. L’Italia deve tornare ad avere l’ambizione di contribuire a orientare queste scelte, portando nel dibattito europeo la forza della propria economia reale e mettendo al centro l’interesse, la sicurezza e il benessere delle persone dove vivono, operano e transitano.  Questo riteniamo sia possibile solo attraverso un’azione equilibrata e lungimirante, capace di tenere insieme due esigenze che non sono in contraddizione: partecipare pienamente ai processi della globalizzazione e, allo stesso tempo, rafforzare una reale autonomia strategica nazionale ed europea. Autonomia strategica che non significa né chiusura né protezionismo. Significa costruire basi solide per la competitività: filiere produttive resilienti, capacità tecnologica, sicurezza energetica, investimenti in capitale umano, ricerca e infrastrutture. In altre parole, creare le condizioni affinché le imprese europee, e quelle italiane in particolare, possano competere ad armi pari nello scacchiere globale. È proprio in questa prospettiva che iniziative come quelle promosse da Remind, a partire dall’Italian Investment Council, assumono un valore concreto. Non semplici momenti di confronto, ma luoghi in cui istituzioni, imprese e corpi intermedi possono condividere visioni, individuare priorità e trasformare le idee in proposte operative per rafforzare il futuro economico e sociale della nostra Nazione.

Cavaliere di Gran Croce Crisafi se dovesse indicare una priorità per rafforzare il ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo, da dove bisognerebbe partire oggi?

Se dovessi indicare una priorità direi di continuare a recuperare una visione strategica del ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo. Anche per questo Italian Investment Council si tiene il 26 e 27 febbraio presso la Sala Europa dell’Ufficio Italia del Parlamento Europeo. Credo che negli ultimi anni qualcosa stia già cambiando. Si sta progressivamente rafforzando la consapevolezza che l’Italia non è un attore marginale, ma una grande nazione industriale, manifatturiera ed esportatrice che può contribuire in modo determinante alle scelte europee. Oggi vediamo un’attenzione crescente verso la tutela e il rafforzamento delle nostre filiere produttive, verso la sicurezza energetica, verso politiche industriali capaci di sostenere competitività, innovazione e lavoro. È un percorso che naturalmente richiederà tempo, ma la direzione è quella giusta: riportare l’economia reale, le imprese e il lavoro al centro delle scelte strategiche.  Allo stesso tempo sta emergendo una maggiore consapevolezza del ruolo che l’Italia può svolgere nello scenario europeo e internazionale. Non solo come Stato fondatore dell’Unione, ma come ponte economico, industriale e geopolitico nel Mediterraneo e nei nuovi equilibri globali. In questo quadro, contribuire alla costruzione di un’Europa più forte, capace di proteggere le proprie filiere strategiche e di competere su scala globale, è un interesse diretto anche per la nostra Nazione.  Naturalmente tutto questo richiede continuità, responsabilità e collaborazione tra istituzioni, imprese e cittadini.

Aggiornato il 24 febbraio 2026 alle ore 10:46