Alle Scuderie del Quirinale Pontormo fuori Firenze
La visitazione di Pontormo (Foto Ansa)

Capolavori inquieti e dialoghi nel tempo

C’è un pittore che, a quasi cinque secoli di distanza, continua a sorprendere per la modernità del suo linguaggio, la forza delle sue immagini e quella bellezza inquieta che sembra sottrarsi a ogni definizione. È Jacopo da Pontormo (1494-1557), protagonista di una grande retrospettiva che dal 9 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027 approda alle Scuderie del Quirinale. Un appuntamento di assoluto rilievo, perché per la prima volta una mostra monografica di questa portata dedicata all’artista lascia Firenze. Oltre 130 opere, di cui 84 autografe, tra dipinti, affreschi, disegni e documenti, compongono un percorso in dieci sezioni, curato da Cristina Acidini con Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani. Promossa da Ales-Scuderie del Quirinale in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi e prodotta con Electa, l’esposizione riunisce prestiti eccezionali provenienti dai più importanti musei internazionali. A colpire è innanzitutto la qualità dell’allestimento, capace di trasformare le sale in spazi di suggestione, dove la scenografia dialoga con le opere e ne amplifica la potenza espressiva.

Emblematica la ricostruzione evocativa della cappella Capponi di Santa Felicita, che accoglie la celebre Pietà, capolavoro di una bellezza magnetica, accompagnata dai tondi con gli Evangelisti di Pontormo e Bronzino. Un’esperienza immersiva che trova il suo spettacolare compimento nella Visitazione di Carmignano, collocata nell’ultima sala come un congedo destinato a restare nella memoria. Il racconto, tuttavia, va ben oltre la celebrazione del singolo artista. Pontormo emerge nel fitto intreccio culturale della Firenze rinascimentale, tra maestri, collaboratori e allievi: da Andrea del Sarto a Rosso Fiorentino, da Piero di Cosimo a Franciabigio, fino a Bronzino, erede e interprete della sua rivoluzione pittorica. Tra i momenti più significativi figurano anche gli affreschi della Passione di Cristo della Certosa del Galluzzo, la Cena in Emmaus, i ritratti medicei e la straordinaria produzione grafica, testimonianza della sua inesauribile ricerca. La mostra restituisce così il profilo di un innovatore, capace di rompere gli equilibri del Rinascimento classico per aprire nuove strade alla Maniera. Un dialogo tra passato e presente che conferma quanto l’arte del grande maestro toscano sia ancora capace di parlare al nostro tempo.

(*) La foto è una riproduzione del dipinto a olio su tavola La visitazione di Pontormo, di 202 × 156 centimetri, databile al 1528-1530 circa, conservato nella propositura dei Santi Michele e Francesco a Carmignano (Prato)

Aggiornato il 03 novembre 2026 alle ore 11:32