Marcus Eoin e Michael Sandison sono tornati. I fratelli scozzesi dell’elettronica, conosciuti ai più come Boards of Canada, hanno fatto uscire un nuovo disco dopo 13 anni di inattività. Preannunciato dalla criptica pubblicazione di Tape 05 – uno dei migliori singoli del gruppo – Inferno ha riportato sulla scena i ritmi abrasivi, ipnotici e psichedelici dei Boards of Canada. Il duo scozzese non si è mai posto limiti creativi, spaziando dall’hip hop fino alla musica ambientale. L’unico fil rouge che lega la musica dei Boards of Canada è, da sempre, l’alone di mistero che avvolge la band. Eoin e Sandison, soprannominati “i fantasmi dell’elettronica” hanno spesso attirato molte interpretazioni appassionate tra fan e ascoltatori, costantemente intenti a decifrare quale sarebbe stata la loro prossima mossa.

Inferno ha abbandonato il non detto dei lavori precedenti, sostituendo un’inquietudine diffusa con un sound minaccioso e senza filtri. Se Geogaddi (2002) continua ancora oggi ad alimentare discussioni per i suoi riferimenti all’occultismo – si conclude con una traccia silenziosa per raggiungere esattamente 66 minuti e 6 secondi di durata – Inferno è molto più diretto: arriva perfino a evocare voci robotiche demoniache che leggono un passaggio del pamphlet di Aleister Crowley del 1929 dedicato al sacrificio umano. Batterie e linee di basso colpiscono con forza, attingendo apertamente al linguaggio dell’industrial e della jungle. È la musica più cupa e più esplicita mai pubblicata con il marchio Boards of Canada, una svolta coraggiosa per un gruppo la cui formula più melodica degli esordi continua ancora oggi a essere imitata.

L’album, composto da 18 tracce per circa 70 minuti, offre la consueta dose di sample subliminali e ricercati, ma si affida anche a numerosi frammenti vocali perfettamente intelligibili. Alcuni rimangono fedeli all’immaginario tipico del duo: in The Word Becomes Flesh la voce di un documentario descrive con tono sereno lo sviluppo di un embrione, un campione che potrebbe trovare posto senza difficoltà nei dischi del periodo a cavallo del Duemila. Altri, invece, danno spazio a personaggi animati da una fede intensa. In Age of Capricorn, sopra un coro sfumato, emerge con forza una voce americana immersa nella preghiera: “I’m a sinner”, afferma chiaramente. “You bore my sin. You shed your blood for me, to cleanse me”.

Dopo aver mostrato scorci di un mondo in cui orrore e bellezza convivono costantemente, i Boards of Canada riportano infine l’ascoltatore al rumore del sangue che pulsa nelle vene: un suono che ogni essere umano può percepire nel proprio corpo. Nell’epoca della post verità, dove infinite narrazioni diametralmente opposte coesistono e seducono milioni di persone, cosa possiamo davvero considerare reale? La nostra carne è un buon punto di partenza.

Aggiornato il 03 agosto 2026 alle ore 15:23