Visioni. “The Bear 5”, l’ultima stagione di una serie indimenticabile

Il quinto capitolo della serie tivù The Bear racconta il disincanto di un’umanità diseguale che riemerge da un diluvio biblico. Su Disney+, dopo quattro strepitose stagioni, arriva la quinta (più un episodio speciale), prodotta da FX e creata da Christopher Storer. Come sempre, il racconto prende le mosse da un’immagine fortemente allegorica. In questo caso, Chicago è letteralmente sott’acqua, colpita da una tempesta perfetta. E, proprio quella sera, è previsto l’arrivo dell’uomo delle stelle, il critico gastronomico che dovrà attribuire un giudizio “definitivo” sul ristorante. Lo chef Carmen Anthony Berzatto (un riflessivo Jeremy Allen White) detto “Carmy” non sembra immune alle proprie intemperie emotive. Tant’è vero che annunciando l’intenzione di andarsene, ha gettato lo staff, sempre sull’orlo di una crisi di nervi, nello sconforto più buio. Si gioca il finale di partita. Ora, dopo la rinuncia al trono di “Carmy”, alla guida della brigata è assurta Sidney (un’intensa Ayo Edebiri), chiamata ad affrontare una crisi senza precedenti: il locale cade a pezzi (riparato solo dal nastro isolante), è senza denaro, senza personale e, soprattutto, senza cibo. Ancora una volta, gli ingredienti sono rappresentati da risentimento, terrore, inquietudine e rimpianto. The Bear adotta un ritmo sincopato, come in una jam session narrativa dissonante, racconta un apologo sulla redenzione ambientato in una cucina grondante di acqua e costantemente a rischio crollo. “Ogni secondo conta”, recita il monito che contrappunta la messa in scena sin dalla prima stagione. L’andamento irregolare del racconto è un marchio di fabbrica della serie tivù. Sono continue le accelerazioni, le pause e i crescendo rossiniani. Eppure, nonostante il nubifragio, è necessario evitare di abbandonarsi all’afflizione.

Come ricorda il motivato caposala Rich (un superbo Ebon Moss-Bachrach), il ristorante è “una famiglia”. E, anche se “non c’è più niente da perdere”, la famiglia non si può lasciare. Per queste ragioni, sul retro del locale, i cugini-nemici “Carmy” e Rich decidono di confrontarsi per la prima volta, senza astio. Ma con un’innaturale comprensione reciproca. Il tempo delle battaglie si è concluso. È arrivato il momento delle decisioni finali. Non si può più tornare indietro. Entrambi hanno raggiunto i loro obiettivi. Hanno capito cosa desiderano dalle loro vite. E, paradossalmente, mentre per “Carmy” non è più importante decorare il nuovo impiattamento, per Rich, la ristorazione è diventata vitale: importante come l’aria; anzi, come la pioggia che bagna e purifica i rancori passati. Tornati in sala e in cucina, entrambi risultano decisivi per condurre la ciurma a un approdo sicuro, lontano dalle onde anomale. Rich conduce la sala mostrando un’inedita empatia e un savoir faire degno del miglior manager. “Carmy” si mette al servizio di Sidney, diventandone, di fatto, il sous chef. Questa mancanza di pressione lo fa rendere al meglio. Governato da una nuova leggerezza e folgorante inventiva. Dal canto suo, Sidney dà prova di eccezionale sangue freddo, mettendo in mostra il talento indiscusso, degno di una chef stellata. La macchina da presa si concentra sui dettagli. Indugiando, naturalmente, sui primi piani di interpreti in stato di grazia. Ecco i dolci eleganti di Marcus (un ispirato Lionel Boyce), i conti drammatici di Natalie (una materna Abby Elliott), il rigore esecutivo di Luca (un concentrato Will Poulter), la commovente ostinazione di Tina (una struggente Liza Colon-Zayas). Le loro smorfie, i sospiri, la precisione, le mani impegnate sui fornelli e negli allestimenti suggestivi dei piatti rappresentano il caleidoscopio di un gruppo di donne e uomini votati a una liturgia laica avvincente e pirotecnica. The Bear si conferma lo straordinario racconto di una comunità intenta a dominare le malasorte e gli imprevisti attraverso la dedizione totale nei confronti dell’obiettivo comune: il rilancio di un ristorante di classe. Un fatto è certo: lo spettatore si trova al cospetto di una delle migliori serie della storia della televisione.

(*) La recensione delle due prime stagioni della serie tivù The Bear

(**) La recensione della terza stagione della serie tivù The Bear

(***) La recensione della quarta stagione della serie tivù The Bear

Aggiornato il 30 luglio 2026 alle ore 19:07