Esempi di psico-musica

La forma sinfonica ha il compimento espressivo più radicale con Ludwig van Beethoven. Fu e rimane compatto, con temi sbalzati, scolpiti; ampia, poderosa, animata orchestrazione, soprattutto curata interamente nei quattro tempi, mai tempi di passaggio, a vuoto. Perfino Mozart, il quale nelle ultime sinfonie in quanto a invenzione tematica e limpidezza strumentale è semidivino, non cura i quattro tempi. Come Schubert, genio di ispirazione, non di ispirazione e logica insieme.

Sia detto con estrema cautela ma la differenza esiste.

Con giudizio ovviamente personale ma non soggettivo, credo, al sinfonismo di Beethoven sia da attribuire alcune tra le più categoriche espressioni della nostra condizione. Il Secondo Tempo della Terza Sinfonia è l’incarnazione sonora luttuosa dell’eclissi umana, come poi il Quarto Tempo si inoltra in una maestosa volontà di vivere con temi niente di che, però colmi di solennità e sfociano in una pienezza vitale che rimette in piedi la voglia di esistere. Regge il paragone la composizione funeraria di Wagner per Sigfrido. Ma di questi assoluti che esprimono in maniera definitiva una tra le sterminate nostre animazioni, Beethoven ne suscita a getto. C’è un passaggio di potenza nella Quinta Sinfonia da esclamare: “Questa è la potenza!”. Il potere creativo venuto fuori. Un direttore d’orchestra degno ritengo si crederà un padreterno in affitto. Felix Mendelssohn, giovanissimo ma operante e riconosciuto, si recò da Goethe, il quale aveva avuto un incontro scontroso con Beethoven, che lo stimava non apprezzando di Goethe il riguardo per l’aristocrazia. Goethe da parte sua considerava Beethoven estremo, non olimpico. Mendelssohn concepì una sorpresa. Diresse da Goethe la Quinta e Goethe ne fu turbato. 

Mendelssohn racconta sorridente. Ma è il finale corale della Nona che manifesta, sia per la voce umana sia per la musica, l’estremo della volontà di vivere. Non esistere, vivere coscientemente e al massimo contro la morte ed il nichilismo. Filosofia della musica. Franz Schubert, Gustav Mahler, l’opposto. Se alzano qualche mossa di energia ricadono nell’infelicità sconfitta di orfani abbandonati, addirittura volitivi del nulla, l’Ottava di Shubert è la perfezione di questa breve e inane tentativo di vivere e la schiena spezzata, oppressa, sottomessa, vinta. Mahler una potenza al contrario, ribalta la potenza in un lungo percorso di sofferenza quasi il coraggio di soffrire. La Quinta, ad esempio. Minimi esempi dei massimi raggiungimenti di psico-musica.

Aggiornato il 29 luglio 2026 alle ore 12:40