Non tutti gli occhi guardano per vedere, non pochi guardano per agire. Lo sguardo umano esercitava già nell’Iliade di Omero un potere cosiddetto di “fascinazione temporale”. Lo sguardo, il visus, è ancora oggi, non banalmente, prerogativa solo umana, che non sarà mai pertanto imitabile o riproducibile dall’Intelligenza artificiale. Non basta solo la conferma di Jacques Lacan per cui il “viso” è il superamento della “faccia” dell’uomo, ovvero il suo prolungamento visuale nel presente come traccia mnestica. Serve anche capire la funzione di specchio reattivo della coscienza che riveste il viso umano all’interno della nostra società. Anche la stessa nozione di “eye contact” cui la contemporaneità digitale è sempre più abituata deriva da una più complessa e variegata corrente di tradizione occidentale sulla baskania, ossia la fascinazione dello sguardo che lega l’individuo alla volontà altrui. È quello che si direbbe oggi come “malocchio”. Ancora una volta è il maestro lucano Antonio Telesca a darci delle nuove coordinate sull’attualità e sul significato profondo del potere visuale, attraverso il concetto che racchiude in sé tutta la sua vastità filosofica e antropologica: l’invidia.

È questo il titolo della sua nuova mostra permanente curata dal critico e storico dell’arte Mauro Di Ruvo che sarà inaugurata il 25 luglio nel piccolo borgo lucano di Forenza (Potenza), presso il suo atelier da cui è possibile comprendere anche la ragione per cui Forenza sia chiamata anche “il balcone delle Puglie”, affacciandosi infatti proprio dalla Salita del Calvario su tutto il belvedere delle Murgie e sulle lontane colline garganiche. Ma il titolo della mostra è un mutuo diretto in realtà dal nome della sua nuova opera, del tutto ancora inedita, allestita una settimana fa in loco. Si tratta di una installazione performativa che sarà svelata soltanto in occasione del vernissage di sabato alle ore 18, sotto i riflettori del grande pubblico che segue ormai da anni le opere del “pittore funambolico pipistrello”, come Telesca è noto ai social. L’evento, promosso e patrocinato dalla Regione Basilicata, dall’Ufficio della Consigliera di Parità, dal Comune di Forenza e dalla sede UniTre di Forenza insieme all’associazione culturale romana Lapaginabianca.docx Aps, vedrà l’intervento critico di Di Ruvo che farà luce sull’esigenza e sulla natura di questa nuova mostra del tutto insolita nell’odierno panorama culturale italiano, ma che tuttavia continua a illuminare la Basilicata di nuove opportunità culturali e iniziative sociali di grande pregio per la collettività non solo lucana, ma italiana. In collaborazione col giornale dell’Opinione delle Libertà, Invidia vuole mettere a fuoco il grande tema della giustizia civile in relazione al principio di violazione della natura, intesa sia come “ambiente” sia come “gente”, diritto reale e legge morale.

Res e mores non sono entità astratte dalla vita sociale dell’uomo, ma continuano a esercitare nell’inconscio una certa pressione esistenziale che non trova spazio nella attuale normazione generale e nella religione corale, dal momento che lo sguardo è sempre più centrifugo che centripeto, sempre più astruso dal centro del problema gnoseologico umano e lontano dal suo linguaggio verbale e visuale. Antonio Telesca cerca con la nuova opera di re-imparare a guardarsi inter-omnes, in maniera universale, tra uomini, e invita ad aprire gli occhi sul fenomeno dell’homo homini lupus di cui parlava già Thomas Hobbes nel Leviatano, ossia della sopravvivenza umana davanti al suo costrutto politico. “Invidia – afferma Di Ruvo – è composto dal proverbio in-, e dal verbo video, e significava proprio il vedere dentro. L’accezione che tutti noi conosciamo di “malocchio” o di “jettatura”, sopraggiunge proprio grazie all’incredibile potere che possiede l’uomo di formulare l’emozioni altrui attraverso lo sguardo e modificarne le condizioni psichiche verso l’azione futura”. Sottolinea ancora il critico, “declinare questa forza alla cooperazione e cognizione positiva spetta all’arbitrio opposto, quello costruente e positivo, non negativo, motivo per cui Platone parlava di una “sofocrazia” per la civiltà umana, per evitarne la diretta estinzione”. Invidia di Antonio Telesca è la mostra disattesa del presente che scandaglia con ironia le viscere della nostra mente.

Aggiornato il 22 luglio 2026 alle ore 11:33