“Hangar rosso”: la sfida finale

Che cosa è successo l’11 settembre? Dipende dall’anno: in quella data, nel 1973 ci fu il golpe che mise fine alla Presidenza (e alla vita) di Salvador Allende, a seguito del bombardamento del Palazzo presidenziale della Moneda in cui si era asserragliato con pochi fedelissimi. Invece, alla stessa data, ma nel 2001, il mondo globale della sicurezza cambiò volto con l’attentato alle Torri Gemelle che, per la prima volta, espose gli Stati Uniti a un attacco dall’esterno sul proprio territorio. Il film Hangar rosso del regista Juan Pablo Sallato (nelle sale italiane dal 9 luglio grazie alla distribuzione di I Wonder Pictures) racconta gli eventi di quel giorno fatale in Cile, attraverso la storia vera e le vicende personali del capitano Jorge Silva (Nicolás Zárate), un ufficiale legalista della Fuerza Aérea de Chile (Fach). Ex paracadutista d’élite e apprezzato ufficiale dell’intelligence dell’aeronautica, Silva durante la presidenza Allende aveva avuto un brusco arresto della carriera, come capitano responsabile dei servizi investigativi interni dell’intelligence dell’Aeronautica, per aver denunciato di corruzione un suo superiore, il colonnello Mario Jahn (Marcian Tagle). In seguito, come incarico punitivo, l’ufficiale era stato spedito a dirigere un centro di addestramento per cadetti dell’aereonautica, collocato in una base aerea periferica. Se il trasferimento forzato segna la decadenza politica e militare di Silva all’interno dell’istituzione, tuttavia il suo declassamento ha conseguenze determinanti in occasione dell’11 settembre 1973, giorno di inizio del golpe militare in Cile.

Infatti, una volta diventato uno dei leader del colpo di Stato, proprio il colonnello Jahn, denunciato da Silva in passato, viene incaricato dal generale Gustavo Leigh Guzmán, comandante in capo dell’Aeronautica militare della Giunta golpista, di assumere il controllo totale delle operazioni segrete, per trasformare la scuola per cadetti in un centro clandestino di detenzione e tortura dei sostenitori di Allende. La punizione iniziale di declassamento funzionale e del congelamento del grado si trasforma così in una spietata trappola psicologica per Silva, dovendo subire il ritorno dall’esilio del suo vecchio nemico, che ne vuole fare uno strumento privilegiato per torturare e far confessare i prigionieri politici. Il capitano si trova così costantemente costretto a scegliere tra l’obbedienza cieca ai nuovi carnefici, o la disobbedienza aperta a rischio della propria vita. All’alba del golpe, Silva riceve dai superiori l’ordine di convertire a prigione un hangar (ribattezzato “rosso” da Jahn perché destinato a ospitare i detenuti politici di sinistra) della base aerea alle porte di Santiago. La sua scelta sarà quella della resistenza umanitaria, stretto tra la difesa dei propri valori etici, da un lato, e la forte pressione della gerarchia militare golpista, dall’altro. Il capitano utilizza così la propria posizione di comando per muoversi nell’ombra e sabotare i protocolli più duri, salvando la vita di due studenti e due leader sindacali destinati al plotone d’esecuzione.

Nell’ultima scena del film, lo si vede auto-consegnarsi al colonnello Jahn, dopo che le sue azioni avevano contribuito a identificarlo per le sue simpatie legaliste e democratiche. Come sottolineato dai titoli di coda, che documentano in sintesi le fasi successive a quella coraggiosa scelta, la storia vera ci dice che il capitano Silva fu rimosso dall’incarico, per essere poi arrestato con l’accusa di tradimento della patria e sottoposto a brutali torture da parte dei suoi stessi commilitoni. Un consiglio di guerra lo condannò successivamente a 20 anni di prigione nel carcere pubblico di Santiago, dove Silva divise la cella con altri ufficiali rimasti fedeli alla Costituzione, tra cui il generale Alberto Bachelet (padre della futura presidente cilena Michelle Bachelet), che assistette e soccorse il 12 marzo 1974 quando il generale morì per un infarto causato dalle torture subite. Rifugiatosi in esilio nel Regno Unito, nel 1999 Silva testimoniò e denunciò dinnanzi a un tribunale spagnolo i crimini commessi dalla dittatura contro circa cento ufficiali e sottufficiali dell’aeronautica cilena, che si erano opposti al golpe. L’adattamento cinematografico di Hangar rosso si ispira fedelmente alle sue memorie, raccolte nel libro di inchiesta Disparen a la bandada del giornalista Fernando Villagrán. Per narrare la drammatica vicenda e il travaglio personale di Silva, Sallato sceglie il bianco e nero e il ricorso sistematico alla sfocatura dello sfondo, dove figure e oggetti divengono indistinguibili, in base a una tecnica fotografica nota in gergo come bokeh (parola giapponese “sfocatura/confusione”), caratterizzata da una profondità di campo ridotta, ottenuta usando ampie aperture di diaframma.

Il tutto, serve a isolare il soggetto principale, rendendo lo sfondo indefinito, in modo che la figura del capitano in divisa resti l’unico protagonista in scena, mentre si avvicina a gruppi di persone, o attraversa ambienti comuni e corridoi. A essere inquadrato in ogni dettaglio è il profilo impassibile di Silva, quando pronuncia i suoi signorsì sofferti nei confronti dei superiori, ed è costretto ad accogliere i reparti antisommossa dei golpisti ospitati negli hangar della base, per la gestione dei prigionieri politici pro-Allende e dei sindacalisti di sinistra. La sua grande umanità la si coglie in vari momenti della storia, quando Silva dà il passaggio in macchina a un suo fedelissimo sottoufficiale, Hernández (Aron Hernández), strenuo ammiratore del passato militare di Silva, al quale confida le sue vicende familiari, chiedendogli insistentemente ragguagli su che cosa si prova a lanciarsi nel vuoto, sperando un giorno di essere anche lui ammesso nel corpo dei paracadutisti L’altra componente intima riguarda il rapporto del capitano con sua moglie Rosa (Catalina Stuardo: bellissime le immagini di loro due che fanno colazione e dormono assieme nel letto matrimoniale), l’unica donna che abbia mai amato. Lei insegnante di storia all’università, che viene sequestrata e maltrattata nei giorni caldi del golpe, mentre Silva la cerca disperatamente al telefono dalla sua base. Film da intenditori.

Voto 8,5/10

Aggiornato il 03 luglio 2026 alle ore 15:51