Letterio Briguglio, lo storico che cercava la Nazione negli archivi

Tra i protagonisti meno celebrati ma più autorevoli della storiografia italiana del secondo Novecento vi è certamente Letterio Briguglio (1921-2016), archivista, docente universitario e studioso del Risorgimento, la cui opera ha contribuito in modo significativo alla conoscenza della storia politica italiana e delle culture civili che accompagnarono il processo di unificazione nazionale. La sua figura appartiene a una generazione di studiosi che consideravano la ricerca storica un lavoro di paziente scavo documentario. Prima di essere professore universitario, Briguglio fu infatti archivista e direttore dell’Archivio di Stato di Padova. Fu proprio il contatto quotidiano con le fonti a plasmare il suo metodo di lavoro e la sua concezione della storia. In un’epoca nella quale il dibattito sul Risorgimento era spesso dominato da grandi interpretazioni ideologiche, Briguglio scelse una strada diversa: partire dai documenti per comprendere i processi storici nella loro complessità. La sua attività scientifica si sviluppò lungo un percorso che univa rigore archivistico e sensibilità storiografica, evitando sia le semplificazioni celebrative sia le letture polemiche del passato nazionale.

L’opera che più di ogni altra ne rappresenta il contributo scientifico è Correnti politiche nel Veneto dopo Villafranca (1859-1866), pubblicata nel 1965. In quel volume Briguglio analizzò il Veneto degli anni che precedettero l'annessione al Regno d’Italia, mostrando una realtà assai più articolata di quella descritta dalla tradizionale narrazione patriottica. Attraverso una vasta documentazione archivistica mise in luce la presenza di differenti orientamenti politici, di culture civili concorrenti e di una pluralità di progetti per il futuro della regione. Il Veneto emergeva così non come una semplice periferia del processo unitario, ma come un vero laboratorio politico. Era una prospettiva innovativa, destinata ad anticipare molti sviluppi della storiografia successiva, sempre più attenta alle identità territoriali e alle dinamiche locali della costruzione nazionale.

Un altro grande ambito di ricerca fu rappresentato dagli studi garibaldini. Briguglio fu considerato uno dei maggiori studiosi italiani di Giuseppe Garibaldi. Nei suoi lavori il generale non veniva interpretato soltanto come l’eroe delle imprese militari risorgimentali, ma come una figura politica di dimensione europea, capace di incarnare aspirazioni democratiche, repubblicane e nazionali. La sua lettura di Garibaldi evitava sia la retorica agiografica sia il revisionismo. L’obiettivo era comprendere il personaggio nella sua complessità storica, inserendolo nel contesto delle grandi trasformazioni politiche e culturali dell’Ottocento.

Negli ultimi anni della sua attività scientifica Briguglio dedicò particolare attenzione alle tradizioni democratiche del Risorgimento. Gli studi su Alberto Mario e sul federalismo repubblicano testimoniano il suo interesse per quelle correnti politiche che la storiografia aveva spesso relegato ai margini del racconto nazionale. Attraverso queste ricerche contribuì a restituire dignità storica a una pluralità di percorsi che avevano accompagnato il processo di unificazione italiana. La sua importanza, tuttavia, va oltre i singoli contributi scientifici. Briguglio rappresenta una figura emblematica di storico-archivista, capace di unire il lavoro sulle fonti alla riflessione interpretativa. In una stagione caratterizzata da profonde trasformazioni della disciplina storica, egli mantenne sempre una fedeltà assoluta alla documentazione, convinto che la ricerca dovesse fondarsi sulla verifica rigorosa delle fonti.

Oggi, a distanza di anni dalla sua scomparsa, la sua opera conserva una notevole attualità. In un mondo nel quale la velocità dell’informazione rischia spesso di semplificare il passato, la lezione di Briguglio ricorda che la storia è anzitutto ricerca, confronto critico con i documenti e attenzione alla complessità. Forse è proprio questa la sua eredità più importante. Aver mostrato che la storia nazionale non nasce soltanto nei palazzi del potere o nelle grandi battaglie, ma anche negli archivi, nei territori e nelle molteplici esperienze che hanno contribuito a costruire l’Italia contemporanea. Per questo Letterio Briguglio merita di essere ricordato non soltanto come uno studioso del Risorgimento, ma come uno degli interpreti più rigorosi e seri della tradizione storiografica italiana del Novecento.

Aggiornato il 05 giugno 2026 alle ore 16:49