Con Fjord, Cristian Mungiu riceve la seconda Palma d’oro al Festival di Cannes, ed entra nella lista dei Magnifici dieci. Nella storia della Croisette, solo dieci registi sono riusciti a vincere l’ambito premio per due volte in carriera. Insieme al cineasta romeno, che l’ha vinta già nel 2007 per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni figurano: gli svedesi Alf Sjöberg (vincitore nel 1946 e nel 1951) e Ruben Östlund (2017 e 2022); lo statunitense Francis Ford Coppola (1974 e 1979); il giapponese Shōhei Imamura (1983 e 1997); l’ex jugoslavo Emir Kusturica (1985 e 1995); il danese Bille August (1988 e 1992); i belgi Jean-Pierre e Luc Dardenne (1999 e 2005), l’austriaco Michael Haneke (2009 e 2012); il britannico Ken Loach (2006 e 2016). Cristian Mungiu accoglie il riconoscimento “con grande umiltà”. Perché ritiene di essere consapevole che molti grandi registi non hanno mai avuto la Palma.
“Quindi trovo un po’ eccessivo averne ricevute due. E so che bisogna aspettare anni per capire se un film sia davvero valido, se invecchi bene”. Nel film, che arriverà in Italia distribuito da Bim, il cineasta mette al centro la storia di una coppia di romeni evangelici emigrati in Norvegia (interpretati da Sebastian Stan e Renate Reinsve, che sul palco con il regista durante la cerimonia di chiusura non ha trattenuto la commozione) finita al centro dell’attenzione mediatica e nel mirino dei servizi sociali per il modo in cui cresce i figli. “So, perché ho fatto parte anche di questa giuria, e di molte altre, che tutti i premi sono il risultato del contesto, delle circostanze. Comunque sono davvero molto felice per Fjord. Perché un film ha bisogno di un pubblico. Allo stesso tempo, per noi cineasti, è importante concentrarsi sui film e non sui premi”. Negli ultimi giorni “abbiamo ricevuto molti riconoscimenti diversi da molte giurie diverse. E ne sono molto felice. Per me significa che c’è qualcosa nella storia che parla alla società a più livelli”.

La prima reazione dopo aver ricevuto la Palma “è stata voler chiamare i miei figli, ma ho pensato che fosse già troppo tardi, dormivano” racconta con un sorriso. Questo suo nuovo intenso dramma sociale “affronta, spero, la violenza che esiste nella società odierna. Credo che possano esserci soluzioni diverse ai problemi più importanti del mondo e che dobbiamo rispettare il diritto degli altri di trovare le proprie risposte alle domande più importanti dell’umanità”. Mungiu sottolinea di appartenere alla maggioranza delle società che cercano sempre risposte razionali”. Tuttavia “maturando ho capito che se ci sono persone che trovano risposte diverse dalle mie e questo contribuisce al loro benessere, dobbiamo assolutamente rispettarlo. Non può essere univoco il modo di vivere in un mondo in cui siamo costantemente alla ricerca di un significato”. Ed è bene “rispettare la libertà altrui. Dobbiamo cercare di essere aperti agli altri, di capire che questa è la tolleranza. Non esiste una sola verità e possiamo vivere con gli altri anche se non condividiamo gli stessi valori. Non credo che, anche quando fossimo convinti che i nostri valori siano i migliori, abbiamo il diritto di imporli”. Ogni volta “che ci consideriamo i più intelligenti, i più istruiti, dovremmo fare un passo indietro e cercare di instaurare un dialogo. Perché sennò continueremo ad avere questo livello di violenza sociale che oggi è insopportabile”. Il nostro obiettivo dovrebbe essere “lasciare in eredità ai nostri figli una società che sia un luogo meno violento di quello attuale”.
Aggiornato il 25 maggio 2026 alle ore 15:44
