È arrivato in libreria Siamo stati iscritti al Pci, volume scritto a quattro mani da Chicco Testa e Claudio Velardi, accompagnato dalla prefazione di Guido Crosetto e dalla postfazione di Sergio Scalpelli. I due autori, entrambi ex dirigenti del Partito comunista italiano e successivamente protagonisti della vita pubblica e istituzionale del Paese, danno vita a un intenso confronto epistolare dal tono diretto, ironico e privo di nostalgia retorica. Ne emerge un saggio storico costruito attraverso lettere e riflessioni personali, capace di attraversare mezzo secolo di vicende italiane e di raccontare l’evoluzione della sinistra nazionale, “un viaggio attraverso le nostre illusioni giovanili verso la presa di coscienza delle complicazioni del mondo”. Il racconto prende forma a partire dall’esperienza politica vissuta in prima persona dagli autori dentro il Pci, forza che ha segnato in modo profondo la storia del Secondo dopoguerra. Testa e Velardi ripercorrono gli anni della militanza, dalle sezioni di partito degli anni Settanta fino ai palazzi del potere dei governi di centrosinistra, intrecciando memorie personali e retroscena politici.
Nel volume trovano spazio episodi inediti e riflessioni su figure centrali della sinistra italiana come Enrico Berlinguer e Massimo D’Alema. Attraverso questo percorso, gli autori mettono in discussione alcuni dei principali miti legati alla tradizione comunista italiana, a partire dai concetti di “coerenza” e “diversità”, affrontando passaggi cruciali della storia nazionale: dal caso Moro alla caduta del Muro di Berlino, fino alla stagione di Tangentopoli e agli sviluppi più recenti della sinistra contemporanea. Lo sguardo dei due autori arriva infatti anche sull’attuale quadro politico, con giudizi netti sulla leadership progressista di oggi: “Se c’era rimasta un’unghia di speranza che la sinistra potesse almeno una volta fare la cosa giusta e dare una mano a cambiare in meglio questo Paese essa se ne è andata completamente con questo referendum”.
Il libro, tuttavia, non assume i toni nostalgici di un bilancio malinconico sul passato. Piuttosto, si propone come una riflessione critica sul rapporto tra memoria politica e trasformazione della società, sostenendo l’idea che la politica debba confrontarsi con il cambiamento continuo invece di rifugiarsi nel culto delle proprie eredità ideologiche. Emblematica, in questo senso, la riflessione affidata da Testa a una delle lettere del volume: “Noi, caro Claudio, ce ne staremo in minoranza. Quello che ci spetta perché sconfitti. Ma, se permetti, anche quello che ci siamo liberamente scelti”. Nella postfazione, Scalpelli sintetizza il senso profondo dell’opera spiegando come “Claudio e Chicco raccontano la loro come una storia di militanza convinta, attraversata da dubbi crescenti, da autocritiche imposte, da momenti in cui la linea del partito e la propria coscienza smettevano di coincidere”.
(*) Chicco Testa, Claudio Velardi, Siamo stati al PCI, prefazione di Guido Crosetto, postfazione di Sergio Scalpelli, Liberilibri 2026, Collana Altrove, pagine XVIII-186, 16 euro
Aggiornato il 21 maggio 2026 alle ore 13:11
