Lena Sadovski, l’accademica degli archivi sulla Dalmazia

Lena Sadovski è una ricercatrice accademica con un curriculum carico di titoli, eppure la sua figura giovanile, l’aspetto slanciato da studiosa dinamica, suggerisce l’idea di un personaggio alla Dan Brown, lo statunitense autore di best seller sui mistery storici. Non se ne avrà Lena, austriaca che parla almeno cinque lingue, per il paragone, ma si vuole esaltare il lato particolare della sua attività universitaria. Lena e gli archivi di Vienna, di Venezia, della Dalmazia, di Roma e quella miniera che sono gli archivi dello Stato Vaticano. Se le opere della Sadovski hanno uno speciale pregio, come ha sottolineato una storica di rango quale la professoressa Rita Tolomeo, ordinaria emerita di Storia dell’Europa Orientale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza di Roma specialista nella storia dei Balcani nei rapporti tra Santa Sede, mondo balcanico e Russia, sta proprio nella caparbietà con cui la ricercatrice ha lavorato con documenti inediti e rari.

Ci scherziamo su sulla discesa suggestiva tra faldoni antichi e pagine vergate a mano, ma Lena Sadovski è serissima quando parla dello straordinario fascino e valore degli atti notarili, delle pagine delle piccole e grandi controversie, dalla microstoria alla macrostoria, di fatti e persone dal 1479 al 1525 di quel tratto antico e significativo fino alla Seconda Guerra mondiale che è stata la Dalmazia. Una porzione di terra e di mare sulla costa orientale dell’Adriatico, che si trova nella parte meridionale della Croazia e occupa quella costa che va da Zara e Dubrovnik (Ragusa) con 6 mila chilometri di coste e un doppio cordone di isole. Ma l’antica Dalmazia era un territorio più vasto risalente ai tempi dei Romani (156 a.C.), dopo che le tribù che l’avevano fondata si erano rese autonome da Genzio, re degli Illiri. Una storia lunga e articolata che giunge al periodo della ricerca della Sadovski, quando le città-stato persa l’influenza di Bisanzio dovettero rivolgersi verso Venezia e verso l’Ungheria.

Le due opere sono preziosi scrigni di dati, tabelle e statistiche, “ma anche un racconto narrativo godibile e vivace”, come fa notare la professoressa Donatella Schürzel, presidente dell’Associazione Venezia-Giulia e Dalmazia di Roma (ANVGD) e PhDeu in Storia dell’Europa, che insieme alla storica Tolomeo e a un parterre di specialisti dell’area, ha presentato i pregevoli lavori presso la sede romana della Regione Friuli Venezia-Giulia. Opere, per ora, una in inglese e l’altra in tedesco, ma prossime alla traduzione. La prima: Venice and the Dalmatian Hinterland. Spalato, Poglizza, Almissa and Clissa (Late 15th-Early 16th Century), edita da Brill, 2024. E la seconda: Split. Sozialgeschichte einer Stadt im venezianischen Dalmatien (1480-1530), edita da De Gruyter Oldenbourg, 2025.

Lena Sadovski ha uno straordinario curriculum. “Sono borsista APART-GSK dell’Accademia Austriaca delle Scienze (Istituto di Studi Asburgici e Balcanici) con un progetto di abilitazione sui cattolici nella Bulgaria ottomana, in Valacchia e in Moldavia nei secoli XVII e XVIII − si racconta −. La mia tesi di dottorato (2023) ha analizzato le strutture sociali della città dalmata di Spalato tra il dominio veneziano e la minaccia ottomana (1479-1525) ed è stata finanziata da una borsa di studio DOC dell’Accademia Austriaca delle Scienze presso l’Istituto di Studi sull’Europa Orientale dell’Università di Vienna.
Dopo aver discusso la mia tesi di dottorato, sono stata Visiting Post-Doc Researcher presso l’Austria Centre Leiden e l’Istituto di Studi Regionali dell’Università di Leiden (2023).
Sono stata Visiting Scholar presso il Centro di Studi Religiosi (CERES) della Ruhr-Universität Bochum (2025) e JESH-Fellow presso il Centro di Studi Avanzati di Sofia (2025/26).
Sono membro ordinario del Cluster di Eccellenza EurAsian Transformations (https://www.oeaw.ac.at/de/eurasian-transformations/people/ordinary-members/lena-sadovski
Cfr. https://www.oeaw.ac.at/ihb/personen/sadovski-lena)”.

Il testo su “Venezia e l’entroterra dalmata” analizza le complesse interazioni tra Spalato, sotto il dominio veneziano, e il suo hinterland durante la minaccia ottomana. “Il libro esplora la gestione veneziana, l’integrazione di leggi locali slave e i rapporti economici tra la città costiera e le zone rurali – spiega l’autrice –. La ricerca copre l’area tra Spalato, la ‘repubblica’ di Poglizza, la cittadella di Almissa e la fortezza ungherese di Clissa in un periodo di transizione. Analizza come il rettore veneziano gestiva le relazioni con le comunità slave, integrando lingue e tradizioni giuridiche locali nelle cancellerie. Esamina la vita militare ed economica, evidenziando il ruolo del territorio in una zona di sovrapposizione tra influenze veneziane, ungheresi e ottomane.  Basato su una vasta ricerca, il lavoro approfondisce le relazioni istituzionali tra la città e le comunità rurali”.

Le nuove prove archivistiche dimostrano l’avanzato sviluppo dell’alfabetizzazione pragmatica in slavo nell’entroterra della Dalmazia tardo-medievale – fa notare la storica Tolomeo –. Questo processo fu sostenuto dalla vicina amministrazione veneziana, che svolse un ruolo chiave per la giurisdizione e la conservazione sicura degli atti notarili e di altri documenti”.

Il secondo libro ha come focus Spalato, che intorno al 1500 era una delle città dalmate più importanti dell’impero veneziano d’oltremare. Lena Sadovski, ha commentato Donatella Schürzel, offre una profonda analisi dell’impatto locale del dominio della Serenissima e delle conseguenze della crescente minaccia ottomana. Il periodo preso in esame, segnato da crisi, va dalla fine della guerra veneto-ottomana del 1463-1479 alla grande epidemia di peste del 1526/27.

I materiali d’archivio, resi accessibili per la prima volta in questo libro, costituiscono la base per una nuova comprensione della posizione e dello sviluppo di Spalato in questo periodo – illustra la studiosa -. Oltre alla sua integrazione nello Stato da Mar, che si estendeva da Cipro a Verona, anche la più ampia rete adriatica della città con l’Italia non veneziana rivestiva un’importanza cruciale. Commercio, migrazioni, guerre e la mobilità dei mercanti – compresi gli ebrei convertiti – giocarono un ruolo significativo in entrambe queste interconnessioni, così come le istituzioni giuridiche condivise”.

“Seguendo una prospettiva microstorica ho voluto rendere tangibile la vita quotidiana a Spalato – prosegue la Sadovski –. Ciò si applica agli stili di vita e alle interazioni dei principali gruppi sociali (nobiltà, borghesia, clero e donne), così come alle diverse comunità cittadine (tra cui le confraternite e i Terzi Ordini) e alle singole famiglie o individui. L’esercizio nobiliare della carica municipale viene analizzato con particolare attenzione alle fonti primarie, così come la gestione da parte di Venezia del multilinguismo locale, le lotte sociopolitiche per i privilegi sociali, il rapporto tra giurisdizione secolare ed ecclesiastica e le sfere di influenza delle donne nella vita economica, a corte e come membri del Terz’Ordine”.

I lavori di ricerca e analisi sulla Dalmazia sono funzionali anche all’ impegno che la presidente Donatella Schürzel porta avanti con coriacea determinazione sulla storia e sulla narrazione dell’esodo, che dopo la Seconda Guerra mondiale ha interessato l’area costituendo quelle pagine complesse di trattati e dolorose vicende di italiani che persero una patria e dovettero affrontare il ritorno. E ‘ un’opera di memoria e di verità che le associazioni, tra cui l’ANGVD e la Società di Studi Fiumani, di cui è segretario generale Marino Micich, che dirige anche l’Archivio Museo Storico di Fiume ed è autore del recente testo Fiume addio. L’epopea fiumana dalla Seconda guerra mondiale al grande esodo. 1940-1954 (Mursia, 2026), conducono con particolare sensibilità. “L’obiettivo non è solo sollevare il velo sulle omissioni e sulle responsabilità politiche – spiega Micich –, ma anche andare al di là delle ideologie per ricostruire date ed eventi. La storia ha la sua forza, costruisce memorie ed è il miglior antidoto per il futuro. Andando nelle scuole ci rendiamo conto quanta maggiore sensibilizzazione si sia diffusa. I giovani sono più consapevoli, gli adulti non dimenticano e gli esperti possono trarre dai lavori di ricercatori come Lena Sadovski elementi ancora poco noti per un affresco esaustivo e corale”.

(*) Venice and the Dalmatian Hinterland. Spalato, Poglizza, Almissa and Clissa (Late 15th-Early 16th Century), Brill, 2024, 308 pagine, 110 euro.

(**) Split. Sozialgeschichte einer Stadt im venezianischen Dalmatien (1480-1530), De Gruyter Oldenbourg, 2025, 59 auro.

Aggiornato il 08 maggio 2026 alle ore 13:26