La vita dispotica dei Salmoni

In scena al Teatro Belli di Roma, dal 20 al 22 marzo, “Salmoni”, di e con Giorgia Conteduca e Walter Cerrotta. Uno spettacolo che ci porterà dentro “Top Games”, un reality distopico in cui un algoritmo osserva, valuta e mette alla prova i protagonisti. Ma lo spettacolo non si limita a raccontare il rapporto tra essere umano e tecnologia, attraversa temi complessi e attuali come le dinamiche di coppia, l’identità, le relazioni, fino ad arrivare alla violenza di genere e alle pressioni sociali.

Un lavoro che invita a riflettere su più livelli, mettendo in discussione il confine tra libertà e condizionamento, ma parliamone subito con i nostri due attori, registi e autori: Giorgia Conteduca e Walter Cerrotta. Ciao ragazzi.

Giorgia perché avete scelto il titolo Salmoni, e quale significato ha nello spettacolo?

Giorgia: Abbiamo scelto il titolo Salmoni, perché ci sembrava un’interessante metafora rispetto a quello che vogliamo raccontare, in quanto i salmoni per natura vanno controcorrente nel fiume, dalla foce alla sorgente, dove poi andranno a riprodursi e spesso anche a morire dalla fatica. Questa risalita ci rappresenta, perché nello spettacolo raccontiamo di due personaggi che attraverso questo gioco, questo reality Top Games che utilizza l’intelligenza artificiale, tentano una risalita sociale, tentano di conquistare i propri diritti civili andando controcorrente. Proprio come i salmoni  

Quindi questo è uno spettacolo anti-intelligenza artificiale?

Giorgia: No, assolutamente. Diciamo che l’intelligenza artificiale è un mezzo che noi utilizziamo per creare un’ambientazione fredda, un po’ sterile, con poco calore umano, con questi due personaggi un po' abbandonati a se stessi che cercano di risalire nella società. Non voglio spoilerare, ma la nostra società è divisa in delle fasce vere e proprie, siamo catalogati e giudicati in base all’origine, al genere o al reddito che possediamo; quindi, i nostri personaggi cercano di risalire a queste fasce e ottenere maggiori diritti civili senza essere criticati o giudicati per quello che uno è.

Essendo solo due in scena, come avete costruito il ritmo e il rapporto tra i personaggi?

Giorgia: Il rapporto dei personaggi è molto umano, perché inizia con una normale diffidenza, continua con una conoscenza, in quanto sono due perfetti sconosciuti, selezionati, appunto, dall'intelligenza artificiale e quindi il pubblico scopre i personaggi insieme ai personaggi stessi, perché così come loro si stanno conoscendo in quel momento, anche il pubblico in tempo reale conosce la storia dei due personaggi.

Quanto il sistema di Top Games e la tecnologia influenzano le dinamiche tra i personaggi?

Giorgia: In realtà molto. Inizialmente sembrano padroni del gioco, semplici concorrenti che guidano il loro destino nel risolvere queste prove, nell’andare avanti, poi si capirà che in realtà è tutto molto pilotato, c’è un’intelligenza artificiale che non solo li controlla, ma da un certo punto di vista li indirizza e poi vedremo verso la fine, addirittura li corregge.

Il vostro spettacolo mi riporta alla mente film come Matrix o serie come Black Mirror. Vi siete ispirati in qualche modo a questi film o serie nel vostro spettacolo?

Walter: Noi abbiamo immaginato un mondo parallelo a quello in cui stiamo vivendo oggi, mondo che però fosse alla deriva da diversi punti di vista: sociali, culturali, di rapporti umani e anche di possibilità, e abbiamo utilizzato questo contenitore del reality governato da un’intelligenza artificiale che ha portato l’essere umano a questa deriva.

Come siete riusciti a portare in scena la pressione a cui sono sottoposti i personaggi?

Walter: Mettendo questi due personaggi nel vuoto, proprio tecnicamente da un punto di vista estetico: non c’è una scenografia vera e propria, che possa dare appoggi psicologici o naturalistici. Insieme ad un utilizzo delle luci di scena molto fredde e scarne che danno l’idea proprio di essere in una condizione sociale di disparità.

Lo spettacolo tocca anche temi delicati come le dinamiche di coppia, la violenza di genere. Come li avete affrontati senza banalizzarli?

Walter: Questo è stato molto difficile, perché qualsiasi battuta si scriva, rischia di avere la deriva del manifesto, per intenderci e quindi noi abbiamo fatto un lavoro di cesello proprio per tentare di semplificare il più possibile il linguaggio per rendere il messaggio forte. Quindi, abbiamo tentato di utilizzare un linguaggio molto semplice, molto scarno, a volte anche un po’ spiccio.

Il vostro spettacolo mette insieme tecnologia e temi sociali molto forti. Pensate che oggi sia sempre più difficile distinguere tra libertà personale e condizionamento esterno?

Giorgia: Penso proprio di sì e penso anche che, chiaramente, la deriva social non aiuti questo fenomeno. Credo fortemente che proprio nel teatro e in tutto ciò che è dal vivo, tutto ciò che prevede uno scambio - dal parlare banalmente di più con le persone al creare dei gruppi di ascolto e di condivisione - sono convinta che in questo momento serve questo, molto più che in passato. Prima era esattamente questa la normalità: giocare e condividere insieme ai genitori, amici e parenti la vita vera. Oggi bisogna aprire degli spazi di vita vera, altrimenti si rischia di non avere un pensiero proprio, ma di essere nella valanga della vita, senza saperla affrontare con la propria testa.

Come insegnarlo ai ragazzi giovanissimi che credono che la vita sia quella che vivono attraverso i social?

Walter: È un evento collettivo e quindi, probabilmente, l’antidoto migliore per diminuire drasticamente l’uso dei social è proprio un altro evento collettivo che si fa di uscendo da casa e vedersi con altre persone per fare delle esperienze reali e non virtuali.

Giorgia: Sì, io penso che per quanto riguarda i giovanissimi, il nostro compito di artisti o, comunque lavoratori dello spettacolo, è di rendere questi spazi, questi eventi, accattivanti, giovanili, cioè, giusti anche per loro, perché se noi facciamo solo roba noiosa, il messaggio potrebbe non arrivare a tutti. Infatti, il nostro spettacolo ha un linguaggio estremamente contemporaneo che, appunto, strizza l’occhio alle serie TV, come dicevi, da Black Mirror, a Squid Game, alla saga Hunger Games, proprio perché, oltre a voler lanciare un messaggio, vuole anche arrivare ai più giovani.

Grazie ragazzi, ricordiamo ancora una volta dove vedere il vostro spettacolo.

Giorgia: Salmoni, lo spettacolo che fa ridere e riflettere al Teatro Belli di Roma il 20, 21 e 22 marzo, questo weekend!

Walter: Il 17 luglio appuntamento ad Ostia, al Teatro del Lido di Ostia, alla rassegna Teatri d’Arrembaggio, patrocinata, prodotta e sostenuta dal Comune di Roma, quindi sarà un evento gratuito.

Aggiornato il 20 marzo 2026 alle ore 17:51