Un nuovo libro celebra il genio di Artemisia Gentileschi

Artemisia Gentileschi è divenuta celebre già tra i suoi contemporanei. L’artista si è imposta come la pittrice più famosa del Seicento. A distanza di oltre quattro secoli continua a rompere gli schemi. Il suo Autoritratto come Santa Caterina d’Alessandria appena un mese fa è stato battuto all’asta a New York per 5,7 milioni di dollari. Non solo. La riscoperta è testimoniata da mostre monografiche in Italia e anche la recente acquisizione della Maddalena in estasi da parte della National Gallery of Art di Washington testimonia il crescente riconoscimento globale dell’artista e il forte interesse delle più importanti istituzioni museali. Ora a celebrarne il genio arriva il volume Artemisia (Scripta Maneant Editore), monografia dedicata alla prima donna di successo della storia dell’arte europea. Capolavori ritrovati, opere inedite e immagini esclusive da una campagna fotografica ad hoc dell’editore che inserisce nel libro opere iconiche ed esemplari provenienti da collezioni private o di attribuzione dibattuta per dare vita a quello che ad oggi è il più completo ritratto dedicato alla pittrice.

Di Artemisia Gentileschi si indaga non solo l’opera ma anche le frequentazioni intellettuali, letterarie, scientifiche e musicali a Roma, Firenze, Venezia, Londra e Napoli. Al centro del volume l’esperienza artistica, spesso oscurata dalla vicenda biografica, grazie al racconto delle importanti e poco note committenze internazionali. Artemisia si racconta attraverso le sue stesse parole, come donna volitiva, astuta e abile imprenditrice di sé stessa grazie all’appendice con selezione e commento delle lettere d’artista indirizzate all’amico Galileo Galilei e ai principali committenti. Il libro, curato dalla storica dell’arte Asia Graziano, annovera dei testi di autorevoli autori: Sheila Barker (i suoi studi su Artemisia Gentileschi sono stati pubblicati in monografie, cataloghi di mostre, saggi e articoli); Gregory Buchakjian, direttore della Scuola di Arti visive dell’Académie Libanaise des Beaux-Arts di Beirut, è responsabile dell’attribuzione ad Artemisia Gentileschi dei due dipinti di Palazzo Sursock, Ercole e Onfale e la Maddalena; Claudio Strinati, già direttore del Polo museale romano.

Artemisia Gentileschi nasce a Roma l’8 luglio 1593 da Orazio e Prudenzia di Ottaviano Montoni, primogenita di sei fratelli. Orazio Lomi Gentileschi è un pittore, nativo di Pisa, che dagli iniziali stilemi tardo-manieristi una volta approdato a Roma subisce l’influenza delle innovazioni del contemporaneo Caravaggio. La formazione di Artemisia Gentileschi avviene, nell’ambito artistico romano, proprio sotto la guida del padre che sa valorizzare al massimo il talento precoce della figlia. Nel 1608-1609 il rapporto tra Artemisia e il padre si trasforma in una fattiva collaborazione fin quando nel 1610 produce quella che secondo alcuni critici è la tela che suggella ufficialmente l’ingresso della Gentileschi nel mondo dell’arte: si tratta di Susanna e i vecchioni. È nell’ambito del suo apprendistato artistico che incontra quello che diventa il suo carnefice, Agostino Tassi, da cui subisce una violenza che la porta al centro di una lunga vicenda processuale. Al termine Gentileschi vincee il processo ma solo de iure. Da qui la decisione di lasciare Roma per Firenze dove entra nell’ambiente artistico stringendo amicizia con le più eminenti personalità del tempo, fra cui Galileo Galilei, con il quale intraprende una fitta corrispondenza epistolare, e Michelangelo Buonarroti, nipote del celebre artista.

(*) Artemisia di Asia Graziano, Scripta Maneant Editore 2025, 384 pagine, 75 euro

(**) La foto in alto è una riproduzione del raro Autoritratto come Santa Caterina d’Alessandria di Artemisia Gentileschi (Foto Ansa)

Aggiornato il 10 marzo 2026 alle ore 17:26