In poche settimane, 150 milioni di dollari a livello globale e, in Italia, 8 milioni di euro piazzandosi in testa alle classifiche. È Cime tempestose, il film sceneggiato, diretto e coprodotto dalla londinese Emerald Fennel, interpretato dalla 36enne australiana Margot Robbie e dal 29enne, anche lui australiano, Jacob Elordi nei ruoli mitici di Catherine Earnshaw e l’orfanello Heathcliff. Un picco notevole rispetto al libro di sempre, uscito nel 1847, unica opera di Emily Brontë, riconosciuto come il classico più letto della letteratura inglese e più venduto tra i romanzi d’amore. Quel titolo indelebile nel dna romantico e immancabile in ogni scaffale, tornato a ruba su Amazon nell’edizione di Feltrinelli. Sta in queste cifre “il caso Cime tempestose”. Secoli, capovolgimenti, nuove ere, afasie sentimentali, quando l’amore passionale sembrava travolto e sconfitto eccolo riemergere con tutta la sua potenza suggestiva.
Di corsa al cinema. Sale affollate di donne mature, gruppi di amiche nostalgiche e curiose giovanissime assetate di desiderio e furore, meno uomini disincantati o ritirati, è soprattutto al femminile il fenomeno cinematografico che sta facendo parlare il pianeta. Come cadesse pioggia di ardore sulla terra arida. E siano le battaglie femministe, i diritti contro il possesso, il woke e la libertà sessuale le nuove declinazioni, nulla regge di fronte all’esplosione del patos, dell’amore destino, del più lacerante e tormentato dei legami. È quello che ha voluto la regista Emerald Fennel, spiegando che il suo film non è solo una trasposizione del libro, “è una provocazione lussureggiante e morbosa per un pubblico voglioso di un’etica disturbante”. Un’operazione di marketing mirata, dunque, che si distacca dall’originale accentuando lo stile gotico, dannato, ossessivo, pop come dicono. Soprattutto sessuale. Questa la novità rispetto al testo della Brontë, che nel tardo Ottocento accennava alle passioni chiudendole nel cerchio amoroso, le stesse che nel film invece esplodono in scene voluttuose di eros indomabile. Con il contributo della fotografia di Linus Sandgren, che ha reso quadri le brughiere del Yorkshire e i costumi spettacolari, bianchi come la neve e rossi come la lacca, ridondanti di nastri e profili d’epoca, della due volte Oscar Jacqueline Durran per Anna Karenina e Piccole donne.
Lei, la selvaggia Cath, nella vita è Margot Robbie, attrice e anche produttrice australiana con all’attivo l’interpretazione e la produzione di Barbie, per cui è stata candidata all’Oscar. E anche interprete pluripremiata per l’autobiografia di Tonya Hardyng (2017), per Elisabetta I in Maria regina di Scozia (2018) e per Sharon Tate in C’era una volta Hollywood (2019) di Quentin Tarantino. Bella, molto azzurra, grandi occhi, fisico invidiabile, ambasciatrice per Chanel, la sua Cathy è dominante, volitiva, ma non tanto da reggere alla seduzione. “Baciami e così saremo dannati insieme per sempre” recita la frase iconica dell’intreccio, che sviluppa il concetto delle anime gemelle: “Lui è più di me stessa e siamo legati all’infinito”. Nella vita, tuttavia, Margot sembra essere la pacifica moglie dell’aiuto regista britannico Tom Ackerley, da cui ha avuto il primogenito di due anni, anche se i fans non escludono abbia ceduto al terribile e seducente partner.
Il nuovo Heathcliff sta spopolando come sex symbol. Jacob Elordi è altissimo, 1,96, mancato fotomodello, un mix di docilità e ossessione, di sottomissione tossica (“ti seguirò come un cane fino alla fine del mondo”) e di vendetta gelosa. Ieratica e maledetta è la sua versione del trovatello che diventa il dandy del tormento. Ha interpretato Elvis Presley in Priscilla di Sofia Coppola (2023) ed è stato il Frankenstein di Guillermo del Toro (2025) per cui ha ricevuto menzioni e la candidatura all’Oscar come miglior attore non protagonista. Ora appare accanto a Margot in ogni intervista e in ogni uscita con la sua gioventù esplosiva, protettivo e premuroso quasi a voler smentire la fama di dannato. Numerose le fidanzate attribuite, tra cui le attrici Joey King e Zendaya, la modella Kaia Gerber, la Youtuber Olivia Jade Giannulli, più recentemente la modella Madi Fogg. Ma con lui pare tornato di moda l’attore dei sogni.
Cosa dimostra il successo clamoroso della riedizione di Cime tempestose? Non si può vivere senza il sogno d’amore e di un amore travolgente, come dimostrano la vita, la musica e la letteratura. “Questo amore così violento, così tragico, così tenero, così disperato” insegnava il guru dei miei tempi, Jacques Prévert, affogato nelle negazioni moderne. Emerald Fennel, nota per la sua scrittura cinematografica cinica e torva, ne ha esaltato il prezzo. L’amore, come il male e persino più del male, possiede una forza potente che diventa lacerante, possessiva e distruttiva. Non ci sono cure e antidoti. La sua energia è indomabile congiunta all’eros. Colpa dei sensi, come ha recentemente dimostrato anche la fortunata serie di Canale 5 firmata dalla coppia Simona Izzo e Ricky Tognazzi, facendo un lungo salto. Il tema dei temi si coniuga nell’attualità riportando al centro la tragicommedia dell’essenzialità, stigmatizzando i rischi e il baratro, ma rafforzando che la lettura ideologica anti-etero e antiromantica non salva e non basta. L’educazione all’amore è liberale, è viverlo: “Non dimenticarci amore, noi che siamo amati”.
Una menzione ai bravissimi attori Shazad Latif, Alison Oliver e Hong Chau. E una nota personale di ciò che più ho amato del film: il vento, il vento sulle cime, tra i capelli, tra le stoffe, il vento ovunque come metafora della vita.
Aggiornato il 26 febbraio 2026 alle ore 14:07
