L’illusionismo frenetico di Ravel all’Auditorium di Roma

Venerdì 13 febbraio 2026, l’Auditorium di Roma ha confermato il suo alto livello concertistico con una serata straordinaria dedicata all’universo sonoro di Maurice Ravel, con l’esecuzione di due capolavori rappresentanti i poli opposti del suo linguaggio musicale: Shéhérazade e La Valse.

L’orchestra, sotto la direzione del maestro Alexander Soddy, ha offerto un’interpretazione che ha saputo coniugare rigore filologico e intensità emotiva, trasformando l’esibizione in un’esperienza immersiva e profondamente coinvolgente per il pubblico presente. La scelta del programma, apparentemente eterogenea, ha messo in luce la versatilità espressiva di Ravel, capace di passare dalle sfumature evocative dell’Oriente di Shéhérazade alla tensione ipnotica e al vortice ritmico di La Valse.

Il primo brano, la suite sinfonica Shéhérazade, ha subito catturato l’attenzione grazie alla capacità di Soddy di modellare il fraseggio orchestrale con una cura maniacale dei dettagli timbrici. Ogni strumento ha trovato il proprio spazio, mai prevalendo sull’altro e le dinamiche sono state scandite con precisione assoluta, in particolare i legni hanno sussurrato con morbidezza, i corni hanno evocato atmosfere orientali dense di mistero e le percussioni hanno sottolineato i passaggi più drammatici senza mai risultare invadenti.

La voce del soprano Golda Schultz, solista nelle tre parti della suite, con il suo timbro intenso e la sua profonda sensibilità interpretativa, si è intrecciata in modo naturale con l’orchestra, al punto che il dialogo tra canto e strumenti ha reso palpabile il racconto poetico delle liriche di Tristan Klingsor, evocando immagini di mari lontani, notti stellate e amori proibiti.

La direzione di Soddy si è rivelata determinante, in quanto la sua capacità di scandire i fraseggi musicali e di dosare i momenti di sospensione ha conferito al pubblico una sensazione di intimità che raramente si percepisce in contesti sinfonici di tale ampiezza.

La seconda parte della serata, con La Valse, ha messo alla prova l’orchestra e il direttore sotto un profilo totalmente diverso. Infatti, l’opera, a lungo interpretata come una satira dei valzer viennesi o come una metafora della decadenza europea, richiede un controllo ritmico serrato e una tensione crescente costante, che Soddy ha saputo orchestrare magistralmente.

Fin dal primo accordo, l’energia della sala è cambiata, nello specifico il movimento iniziale, sospeso e misterioso, è stato scandito con misura, mentre la progressione verso il turbinio finale ha visto l’orchestra entrare in un crescendo travolgente, senza mai perdere chiarezza esecutiva. Il direttore ha evidenziato ogni strato sonoro, facendo emergere con nitore i dettagli orchestrali che spesso rischiano di perdersi nella massa orchestrale, grazie agli arpeggi dei violini, ai contrappunti dei fiati, alle percussioni che scandiscono il ritmo in modo quasi ipnotico.

L’effetto complessivo è stato un vortice inarrestabile, perfettamente calibrato tra caos e precisione, che ha lasciato il pubblico senza fiato e ha sottolineato la capacità di Soddy di governare una partitura complessa con autorità e sensibilità.

Non meno importante è stata la capacità del direttore di creare un continuum emotivo tra le due opere, apparentemente distanti per stile e atmosfera musicale. Invero, Soddy ha saputo far percepire la linea di continuità che unisce l’eleganza timbrica e la sensibilità orchestrale di Ravel alla tensione drammatica e alla forza ritmica dei suoi lavori più audaci. In sostanza, la lettura complessiva ha messo in luce non solo la grandezza del compositore francese, ma anche la capacità del direttore di trasformare l’esecuzione in una narrazione coerente e coinvolgente, capace di trasportare il pubblico dentro ogni dettaglio della partitura.

Il pubblico romano, visibilmente emozionato, ha premiato la performance con applausi scroscianti, segno che l’equilibrio tra rigore tecnico e passione comunicativa è stato raggiunto con pieno successo e in modo compiuto.

Pertanto, la serata all’Auditorium di Roma ha confermato il talento interpretativo di Alexander Soddy, capace di rivelare nuove sfaccettature di capolavori rinomati e di rendere ogni nota significativa, trasformando il concerto in un’esperienza memorabile per musicisti e ascoltatori.

Al postutto, la lettura di Ravel proposta, elegante e incisiva, ha lasciato un’impronta indelebile, dimostrando come la direzione attenta e sensibile possa elevare la musica orchestrale a una forma di narrazione totale, in cui la precisione tecnica e l’espressività emotiva convivono in perfetta armonia.

(*) “Fauré – Ravel”, direttore Alexander Soddy, Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica (Roma)

(**) Nella foto Alexander Saddy 

Aggiornato il 16 febbraio 2026 alle ore 12:59