Il racconto di Gomorra si arricchisce di un nuovo capitolo: Le origini. La miniserie tivù prequel, visibile dal 9 gennaio al 6 febbraio su Sky e Now, narra la storia di un gruppo di giovani, nella Napoli fine anni Settanta. Seguiamo le vicende di un giovane Pietro Savastano (un acerbo Luca Lubrano), alle prese con l’iniziazione criminale e l’infatuazione per Imma (una fiera Tullia Venezia), studentessa modello che sogna di suonare a New York. Il soggetto, opera di Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano, prende naturalmente spunto dal romanzo bestseller dello scrittore partenopeo. La sceneggiatura è firmata anche da Marco D’Amore. L’attore cura anche la regia dei primi quattro episodi, mentre gli ultimi due della prima stagione sono diretti da Francesco Ghiaccio. La nascita dell’orrore camorristico è l’oggetto narrativo sul quale si fonda il progetto televisivo. La Napoli di quegli anni si risolleva dal colera ed è vittima di una criminalità feroce e soffocante. Pietro ha 15 anni. È un ragazzo che versa in condizioni di assoluta povertà, cresciuto senza padre né madre. Vive insieme a una sorta di zia e ai suoi due figli. Sogna la bella vita, da condividere con la propria donna.

Per queste ragioni, è letteralmente ammaliato dal carismatico Angelo ‘A Sirena (un magnetico Francesco Pellegrino), che gestisce ufficialmente un negozio d’abbigliamento, ma in realtà è l’artefice della bisca clandestina della zona per conto di Don Antonio Villa (un superbo Ciro Capano), a capo di un’antica famiglia camorrista. Proprio quando la bisca subisce una rapina, Pietro suggerisce ad Angelo la strada per arrivare ai colpevoli. In questo modo, il giovane Savastano entra finalmente nelle grazie di Angelo e intende seguirlo alla conquista di Secondigliano. A questo punto, Pietro, Angelo e gli altri amici, grandi e piccoli, si trovano, loro malgrado, in un contesto pericoloso, finendo per impersonare l’ago della bilancia di una contesa che si consuma tra Don Antonio e un altro boss, Corrado Arena (uno spavaldo Biagio Forestieri), il contrabbandiere di sigarette della città, fedele alleato della Cosa nostra siciliana. Nel groviglio narrativo, s’inserisce Michele Villa, detto ‘O Santo (un intenso Renato Russo), il giovane rampollo dei Villa, alleato con i marsigliesi, disposto a tradire anche il padre pur di figurare quale apripista del traffico di eroina a Napoli. Tra le pieghe del racconto, si muovono altri due personaggi di grande rilevanza. Il primo appare, letteralmente, dietro le quinte del carcere di Poggioreale: Domenico Nunziante detto ‘O Paisano (un mefistofelico Flavio Furno), un uomo brutale e ieratico, il cui progetto riguarda il controllo dell’intera città. L’altro personaggio degno di una menzione speciale è rappresentato dalla fascinosa Annalisa Magliocca (una dolente Fabiola Balestriere), la futura Scianel, una donna forte e spietata.
L’incontro con Imma sembra, solo inizialmente, modificare il futuro del giovane Savastano. Ma è una speranza vana. Il destino è segnato. Per entrambi. I due personaggi simboleggiano il cuore della narrazione. Eppure, il profilo di Angelo, così come l’interpretazione offerta da Francesco Pellegrino cambiano, inevitabilmente, il percorso narrativo della storia. D’altro canto, anche gli altri personaggi che gravitano attorno a Pietro sono brillanti: Lello (Antonio Del Duca), Manuele (Mattia Francesco Cozzolino), Toni (Junior Rancel Rodriguez Arcia) e Fucariello (il piccolo Antonio Incalza). La solidarietà, l’incedere collettivo, persino alcune sequenze evocative popolata dai giovanissimi interpreti richiamano alla memoria l’evidente omaggio al capolavoro leoniano di C’era una volta in America. In definitiva, la ricostruzione d’epoca della Napoli del 1977 è esemplare. Il contesto funereo, estremamente credibile, racconta una storia d’amore e morte. Di sogni e tragedie. Di sangue e lacrime. Per questi motivi, Gomorra – Le origini riesce a cogliere nel segno. L’identità narrativa è complessa e insieme credibile. Il sequel della serie madre vive di luce propria. Costituisce un’opera autonoma di assoluta dignità e di indubbia rilevanza narrativa. Naturalmente è solo l’incipit di una nuova epopea che mette in scena le radici del male.
(*) In alto è ritratto Francesco Pellegrino
(**) In basso sono ritratti Tullia Venezia e Luca Lubrano
(***) Le foto sono di Marco Ghidelli
Aggiornato il 13 febbraio 2026 alle ore 19:19
