It: Welcome to Derry è un viaggio lisergico e feroce alle origini del terrore. La serie tivù ideata da Jason Fuchs e Brad Caleb Kane, tratta dal celebre romanzo It del 1986 di Stephen King, è un prequel dei film It (2017) e It - Capitolo due (2019) diretti da Andy Muschietti. Il cineasta argentino ha firmato anche la regia di quattro degli otto episodi del racconto televisivo, i primi due (Il pilota, La cosa nel buio) e gli ultimi due (Il Black Spot, Fuoco d’inverno). Gli altri quattro episodi sono stati diretti da Andrew Bernstein (Ora lo vedi e Il grande, vorticoso sistema di funzionamento del nostro pianeta) Emmanuel Osei-Kuffour Jr. (Il 29 di Neibolt Street) e Jamie Travis (Nel nome del padre). La serie, che vede come protagonisti Taylour Paige, Jovan Adepo, James Remar, Stephen Rider, Clara Stack, Chris Chalk e Bill Skarsgård, ha debuttato tra il 26 e 27 ottobre 2025 su Hbo, su Sky e Now, per concludersi il 14 e 15 dicembre. La storia è ambientata nel 1962, nell’immaginaria città di Derry, situata nel Maine, mentre gli Stati Uniti governati da John Fitzgerald Kennedy fanno i conti con i drammi della guerra del Vietnam. Quattro ragazzini, che vivono vicino alla base dell’aeronautica militare, teatro di un bunker destinato a progetti speciali, partono alla ricerca di uno dei loro amici misteriosamente scomparso. Quattro mesi dopo, il maggiore Leroy Hanlon (Jovan Adepo) arriva a Derry e, mentre attende l’arrivo della moglie Charlotte (Taylour Paige) e del loro figlio dodicenne Will (Blake Cameron James), in città iniziano a registrarsi fatti inquietanti.

It: Welcome to Derry mette in scena, con compiaciuta crudeltà, i macabri incubi di un’intera generazione. Quella dei baby boomer. Ma le inquietudini politiche e sociali presenti nel romanzo sembrano perdute sia nei film di Muschietti sia nella serie tivù. Jason Fuchs e Brad Caleb Kane sono interessati alle radici del male non alla loro proiezione metaforica. Laddove l’opera kinghiana brilla per lunghe e analitiche riflessioni sulla dicotomia luce-tenebre, gli autori televisivi praticano una cesura consapevole, mostrando un esclusivo interesse nei confronti della rappresentazione dell’efferatezza affabulatoria. Purtroppo, fine a sé stessa. La narrazione, dopo un incipit avvincente, vira quasi subito verso un tono grottesco e insieme sanguinolento assurgendo a una storia di ultraviolenta che racconta, timidamente, attraverso omaggi al cinema di John Carpenter e David Cronenberg, il razzismo viscerale nei confronti degli afroamericani e insieme la rimozione assoluta della vicenda dei nativi. Su tutti i personaggi emerge chiaramente la natura malefica di Pennywise, interpretato magnificamente (come nei film), da Bill Skarsgård. Un clown, di natura non demoniaca ma aliena, che vive in agguato nelle fogne e nelle paure ancestrali dei giovani abitanti di Derry. Ancora una volta sono proprio i ragazzi i protagonisti della vicenda. Con le loro angosce esibite e una tenacia incrollabile danno vita a un commovente apologo dell’amicizia. D’altro canto, ciò che non convince attiene all’esibizione proterva delle mostruosità più improbabili. Con il risultato inevitabile d’indebolire la credibilità del flusso narrativo. Ma, se la sospensione dell’incredulità viene messa a dura prova in più occasioni, quel lascia interdetti riguarda la lacunosa e inverosimile genesi del malvagio.
Aggiornato il 06 febbraio 2026 alle ore 18:50
