venerdì 25 settembre 2026
“L’Italia paese liberale e libero”. Lo ha affermato Mauro Di Ruvo. Il critico d’arte è intervenuto in merito alla polemica scatenata delle parole pronunciate da Antonio Tajani. Undici senatrici di Pd, Italia viva e Avs si sono presentate a Palazzo Madama in minigonna e si sono fatte immortalare tutte insieme in una foto. Il caso delle parole pronunciate da Antonio Tajani ha fatto discutere molto l’attualità politica degli ultimi giorni, facendo esprimere anche la premier Giorgia Meloni in una intervista: “Non ingigantite le parole di Tajani”. L’immagine delle undici senatrici catturata a Palazzo Madama il 22 settembre è un segno di protesta contro il ministro Antonio Tajani che, un paio di giorni fa, aveva affermato in un dibattito pubblico: “Meglio sposare una donna con la gonna più lunga, meno appariscente, che non ti tradisce”. Pochi giorni dopo sono arrivate le scuse immediate del segretario di Forza Italia. “Mi scuso se delle persone si sono sentite offese da quello che ho detto, ma io non ho mai pensato di offendere le donne, non l’ho mai fatto in vita mia né nella vita privata né nella vita pubblica”, ha detto.
Il dibattito ha visto indignati non solo molti esponenti del centrosinistra ma anche molti utenti sui social media che si sono espressi sul caso come un ennesimo esempio di sessismo e macismo malsano che sarebbe radicato ormai soltanto in una ristretta cerchia di minoranza della popolazione odierna. Mauro Di Ruvo, invece, intervenendo sul dibattito, si è espresso fuori dal coro. “Penso che in Italia stia prendendo largamente piede il cattivo gusto di non saper ascoltare e pregiudicare il significato di qualunque parola viene spesa incondizionatamente sulle donne”, ha detto il critico d’arte. “Accettare che l’opinione, nella fattispecie quella maschile, su qualsiasi discorso che riguardi l’identità femminile diventi quasi un totem del ghetto di genere e tabù sessista di matrice macista, sarebbe in un Paese come l’Italia madre del Rinascimento, del tutto vergognoso”, ha affermato Di Ruvo, “e non sarebbe ad oggi più tollerabile proprio all’interno di quella “cultura della tolleranza” che tanto viene enfatizzata sulle “opportunità della diversità”. E ha continuato: “Le parole di Tajani sono state pronunciate non per essere poi giustificate sulla pressione della Woke Culture, ma avevano un chiaro taglio narrativo verista, ossia realista”.
Secondo Di Ruvo, “Tajani ha espresso una opinione estetica legata ad una lunga e non vietata, sottolineo non vietata, tradizione della Nouvelle Italy anni Ottanta-Novanta che ha definito per molti decenni un paradigma anche comportamentale della cultura e società femminile. Sarebbe come a dire che io apprezzo più la stringata Derby che quella Oxford perché quest’ultima è più da accademici che da businessmen. Non si tratta di creare etichette sociali, si tratta di riconoscere gusti sociali e standard estetici. Tajani non ha negato che ci siano anche le donne più affidabili che afferiscono al simbolo della gonna lunga, ma ha riportato una accezione culturale che da secoli è esistita come paradigma estetico sociale”. Come ha sottolineato il critico d’arte, “il report delle indagini statistiche pubblicate in questi anni sulla incapacità di parlare e comprendere a pieno la lingua italiana per i cittadini, è un diretto e allarmante segnale che motiva anche questi tipi di reazioni anche presso le classi politiche: non sappiamo più riconoscere la nostra storia e la nostra cultura, laddove essa viene sempre più censurata a partire dalla lingua stessa. Sono inutili questi radicalismi chic di una certa nauseabonda ideologia partitica, all’interno di un Paese che è di anima liberale e di spirito democraticamente libero”.
di Redazione