venerdì 9 ottobre 2026
Donald Trump ha rassicurato la Nazione. Gli Stati Uniti non attaccheranno l’Iran prima delle elezioni di metà mandato, parola del presidente Usa. Dopo le ricostruzioni di Axios, che ha previsto invece la ripresa dei raid su Teheran, il tycoon ha smentito le voci di corridoio che lo vorrebbero di nuovo sul piede di guerra. L’inquilino della Casa Bianca, pur confermando che alcune “discussioni costruttive” siano in corso, non ha parlato di alcun attacco imminente. L’amministrazione Trump ha bisogno di frenare il caro energia che sta penalizzando – quantomeno nei sondaggi – i Repubblicani in vista delle midterm. É molto plausibile, invece, che i raid congiunti di Stati Uniti e Israele nel Golfo persico possano riprendere dopo le midterm.
Il presidente Usa ha affidato al social Truth le sue rassicurazioni. Trump ha scritto che gli Stati Uniti “non attaccheranno prima di novembre”. Nelle righe successive, il tycoon, ha parlato anche della situazione nello stretto di Hormuz: “Il petrolio transita attraverso lo stretto in quantità record”, ha puntualizzato Trump. Secondo le rilevazioni della società di analisi Kpler, però, il numero di navi in transito a Hormuz è crollato al livello più basso da oltre due mesi, con il greggio che passa ormai con il contagocce. Un altro indizio di quanto sia complicata la situazione nello stretto sono i compensi che ricevono i capitani di petroliere. I salari sono schizzati alle stelle: secondo il Financial Times, i capitani ricevono 100mila dollari al mese per attraversare lo stretto di Hormuz, più un bonus di 50mila dollari per ogni viaggio effettuato. L’ennesimo effetto del caro energia che viene pagato alla pompa di benzina.
A ribadire come la situazione a Hormuz sia tutt’altro che normale ci ha pensato Ali Mohammadi, vicecomandante della Marina dell’Irgc. Il militare iraniano ha affermato che il suo esercito conduce ogni notte operazioni nello stretto di Hormuz contro le imbarcazioni ritiene stiano violando le regole di Teheran. Mohammadi, scrive Al-Jazeera, ha affermato che la Marina pasdaran ha mantenuto una sorveglianza “completa e assoluta” dello stretto fin dal primo giorno del conflitto e che proseguirà le operazioni, sia offensive che difensive. I “milioni di barili” – un numero compreso fra tre e otto milioni – che transiterebbero attraverso lo stretto sarebbero frutto di un “errore di calcolo”. L’ufficiale iraniano ha respinto al mittente le cifre citate dal presidente Usa. Queste cifre non sarebbero altro che una “speculazione mediatica”, volta ad abbassare i prezzi del petrolio e a influenzare il mercato. Mohammadi ha rivendicato la forza della Marina iraniana, in grado di “imporre la propria volontà in qualsiasi punto dello stretto di Hormuz”. La realtà dei fatti, probabilmente, si trova nel mezzo. Anche perché fonti specializzate hanno diritto di credere che la Marina iraniana sia stata colpita duramente dai raid Usa.
di Eugenio Vittorio