I veleni di Cindia: Brics fragili

venerdì 18 settembre 2026


Che cosa ci fanno nella stessa organizzazione, ovvero i Brics+ (nati nel 2009), Cina e India (Cindia è la loro crasi), che litigano tra di loro da decenni, con incidenti alla frontiera al limite dello scontro diretto, com’è successo in passato tra i due colossi asiatici di 3 miliardi di abitanti in totale? Un senso, ovviamente, c’è, tenuto conto che l’originario obiettivo di questo embrione associativo di Paesi del Global South era inteso a dimostrare come un altro mondo fosse possibile, al di fuori di quello fino ad allora dominato dagli Stati Uniti e del loro uso selettivo del diritto internazionale (tipo: vale quando lo decido io). Da questo punto di vista (pubblicitario, per così dire) il messaggio ha certamente funzionato nei confronti dei piccoli Paesi che non si riconoscono all’interno del mondo occidentale e dei suoi valori secolari. Ma, per alcuni analisti, a causa delle sue dinamiche interne non proprio centripete, i Brics (che ricordiamolo, sono l’acronimo dei Paesi fondatori di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) rischiano di rivelarsi sulla media distanza in un fuoco di paglia, restando confinati in una sorta di laboratorio della geopolitica, in cui però i vantaggi reali per gli Stati membri e gli associati stentano a concretizzarsi. Anche se alcune istituzioni comuni hanno già visto la luce, come la Nuova Banca di sviluppo con sede a Pechino, mentre si consolida una vasta rete di accordi intergovernativi in una ventina di settori disparati (L’Opinione del 14 settembre).

Anche secondo Financial Times (Ft), l’unione monetaria (ovvero, l’istituzione di una valuta comune alternativa al dollaro statunitense) rappresenta il vero fattore divisivo all’interno dei Brics, che vede contrapposti, da un lato, Cina, Russia e Brasile, con la loro ambizione di lungo corso di ridurre la propria dipendenza dal biglietto verde, e dall’altro l’India che continua a non vedere di buon occhio un’agenda di de-dollarizzazione. Narendra Modi, infatti, non intende assumere iniziative di rottura con l’attuale Amministrazione trumpiana, dato che Delhi ha profondi legami di interessi con Washington sul piano geostrategico, e importanti accordi industriali con grandi aziende statunitensi che hanno un ruolo avanzato nel campo degli armamenti. All’interno dei Brics, poi, la Cina (ipergigante tecnologico, industriale e militare, seconda soltanto agli Usa, per ora) continua a giocare l’ingombrate ruolo dell’elefante nella stanza, con palesi smanie monopolistiche, di cui peraltro Pechino non fa mistero. Se è vero, infatti, che per statuto la Presidenza dei Brics è a rotazione e le decisioni sono prese a maggioranza, è chiaro che il peso della Cina non può essere considerato come pari a tutti gli altri, India compresa. Ed è soprattutto Dehli a doversi misurare con l’ambizione di Xi Jinping di essere il vero catalizzatore per la costruzione di un ordine mondiale alternativo a quello dell’Occidente. E questa dirimente questione ha da tempo abbandonato la dimensione retorica per divenire fatto pratico, con la tendenza manifestata da Pechino di riempire gli spazi vuoti che si vengono a creare, a seguito della nuova politica americana (così detta “Dottrina Donroe”) che intende limitare la sua sfera di influenza all’emisfero occidentale (comprendente le Due Americhe e il Canada).

E sono proprio Brasile e India a mettersi di trasverso a questa aspirazione monopolista del Partito comunista cinese (Pcc). In particolare, la capacità crescente di Pechino di condizionare l’agenda strategica dei Brics+ rappresenta per Modi un vero e proprio incubo. Questo perché sia Brasilia che New Delhi aspirano sì alla creazione di un nuovo ordine mondiale, ma non vogliono convertire i Brics in una sorta di forum antioccidentale. Malgrado la Cina continui a nutrire un netto atteggiamento di superiorità, rispetto al suo ingombrante vicino asiatico, le rivalità economiche tra i due Paesi aggiungono ulteriori complicazioni ai rapporti politici già storicamente problematici, dato che Pechino ha ragione di temere la sfida manifatturiera indiana, come l’invito fatto da Modi a Apple di assemblare in India gli iPhone, o di produrre sul posto i semiconduttori necessari. La Russia aggiunge altre complicazioni a quelle già esistenti, dato che la guerra contro l’Ucraina ne ha fatto un parìa nei confronti dell’Occidente. Per allentare il nodo delle sanzioni, Mosca si è rivolta ai Paesi dei Brics di cui fa parte: oggi il suo interscambio con i Paesi del gruppo è pari alla metà del totale import-export russo ed equivalente al doppio di quello precedente all’invasione dell’Ucraina. In altre parole, il Global South è divenuto il principale partner negli scambi commerciali globali della Russia, rappresentando così un cambiamento epocale nelle alleanze economiche preesistenti. E tutto ciò non è stato senza conseguenze, visto che i tre più grandi Paesi dei Brics hanno notevolmente aumentato le loro spese militari, fino a occupare tre dei cinque primi posti nel mondo per il tasso di investimenti annuali nella difesa.

Ma questa tendenza ha creato evidenti tensioni nei Brics, tra coloro (India e Brasile, in particolare) che intendono porre come principale obiettivo del gruppo la cooperazione economica e lo sviluppo dei commerci, in opposizione a partner come la Cina che, invece, intende dare maggiore importanza alle questioni relative alla sicurezza. Ne è testimonianza, in tale ambito, il dissenso espresso nei confronti dell’esercitazione navale congiunta tra Cina e Sudafrica a largo delle coste di quest’ultima, denominata “Will for Peace”, criticata da India e Brasile, che si sono rifiutati di mandare proprie navi per partecipare alle manovre relative, alle quali invece si è associato l’Iran, malgrado il parere negativo del Presidente sudafricano. Ovviamente, i media di Stato cinesi ne hanno enfatizzato le finalità, presentandola come un’iniziativa per preservare la sicurezza delle più importanti rotte marittime, nell’eventualità di un conflitto con gli Usa, per il ritorno di Taiwan alla Madrepatria cinese. Ma, anche l’allargamento dei Brics del 2023-24 ha visto contrario Brasile e India, visto che i nuovi membri di allora, Iran e Emirati Uniti, sono oggi coinvolti su opposti fronti nella guerra contro gli Usa. Per gli sviluppi futuri, è chiaro che la Cina non solo vuole essere un giocatore decisivo delle partite in corso ma, come molti sospettano, in particolare dalle parti di New Delhi, intende lei stabilire le nuove regole del gioco!


di Maurizio Guaitoli