Novecento milioni di fine rapporto a Nilde Iotti

lunedì 8 giugno 2026


Sassolini di Lehner

Il liberale Dario Rivolta, analista di rango, esperto di politica estera, già segretario di Silvio Berlusconi imprenditore, nonché prezioso e fertile deputato per tre legislature, avendo apprezzato l’editoriale su Leonilde Iotti, suggerisce un segmento biografico, a me sfuggito, che indurrebbe ad immaginare un’inquietante congenita ipocrisia presente nel Dna dei compagni. Scrive Rivolta: “Quando, nel 1999, Nilde Iotti si dimise da deputata poco prima di morire, mi domandai perché non avesse deciso di morire da deputata in carica. Allora, mi venne alla mente che all’epoca le imposte di successione avevano una franchigia di 350 milioni di lire e poi i figli dovevano pagare il 4 per cento sul resto. Altri possibili beneficiari molto di più. Una ricerca mi ha confermato che il suo patrimonio era piuttosto superiore ai due miliardi (casa di valore, liquidità e altri beni minori). L’indennità di fine rapporto fu pagata dalla Camera immediatamente, e corrispose a circa 900 milioni di lire”. Poniamo il caso che i 900 milioni siano stati tempestivamente prelevati, magari da un conto corrente cointestato, allora si sarebbe evitato di versare al fisco circa 36 milioni di imposte.

Rivolta, inoltre, mi ricorda: “Solo dal 2001 le tasse di successione furono ridotte sensibilmente, con la contrarietà delle sinistre”. Alla luce del drammatico problema – un’ironica tragedia per chi le tasse le paga malvolentieri, ma costretto – dell’elusione e dell’evasione stimate in circa 100 miliardi di euro all’anno, se noi de L’Opinione delle libertà fossimo a livello cinquestellino dei Sigfrido Ranucci, dei Roberto D’Agostino, dei forcaioli a mezzo stampa o tivù, braccheremmo, microfono carico come una pistola Beretta con doppia canna, i probabili eredi con insistenti richieste di spiegazioni, domandando, ad esempio: i 900 milioni di lire dell’indennità di fine rapporto entrarono o no nell’asse ereditario della vostra cara estinta? Nutrendo orrore per i petulanti cacciatori di streghe e professando la religione della libertà, non poniamo alcuna domanda, anche perché non esiste solo lo Stato, anzi prima di esso – contrariamente ai fascisti e ai comunisti – riteniamo che vengano l’individuo e la pólis familiare, normale, allargata o arcobaleno. Del resto, se, senza illegalità, si risparmiano 36 milioni di tasse, nulla da dire e nulla da chiedere a chicchessia.


di Giancarlo Lehner