mercoledì 1 aprile 2026
Donnarumma intuisce, ma non basta. I Mondiali di calcio del 2026 dovranno fare a meno dell’Italia, che ha perso la Finale dei playoff contro la Bosnia per 5-2, con i tempi supplementari terminati sull’1-1. Alla rete di Moise Kean nel primo tempo ha risposto Haris Tabaković a poco più di 10 minuti dal 90°. l’Italia ha giocato in 10 gli ultimi cinque minuti del primo tempo e tutta la ripresa. Alessandro Bastoni ha commesso fallo da ultimo uomo su Amar Memić: un’ingenuità che gli è costata il rosso diretto e ha, molto probabilmente, indirizzato l’Italia verso la disfatta. È vero che dopo il gol dell’attaccante della Fiorentina è stata la Bosnia a tenere il pallino del gioco, ma le sortite offensive della squadra balcanica non avevano mai impensierito Gianluigi Donnarumma. In inferiorità numerica, poi, le cose si sono complicate. La rete bosniaca è arrivata quando qualcuno già intravedeva il traguardo. Una batosta per l’undici allenato da Gennaro Gattuso, che pure ha avuto diverse chiare occasioni da gol sia sull’1-0 che sull’1-1. La lotteria dei rigori, infine, è stata gestita male dall’Italia: troppa emozione e pallone pesantissimo per Francesco Pio Esposito, che ha sparato la sfera sulle tribune dello stadio di Zenica. E dopo l’ottimo rigore tirato da Sandro Tonali, è stato il tiro dagli 11 metri stampato sulla traversa da Bryan Cristante a condannare l’Italia. Donnarumma ha provato a tenere in piedi la squadra, ma la Bosnia ha tirato dei rigori pressoché perfetti.
“Io oggi chiedo scusa, non ce l’ho fatta. I ragazzi non si meritavano una batosta così, hanno corso, hanno lottato. Devo solo ringraziarli. Una mazzata così difficile da digerire, fa male. Volevamo passare per noi, per l’Italia, per tutto il movimento”. Così un commosso Gennaro Gattuso ai microfoni della Rai. “È ingiusto ma il calcio è questo: a volte ho gioito, altre ho preso mazzate. Ma questa è difficile da digerire, hanno sorpreso anche me oggi per il cuore, l’attaccamento”. Il futuro? “Non è importante parlarne oggi. Ci teniamo questa prestazione ma fa male”. Pochi minuti dopo l’ultimo rigore, è arrivata anche la reazione della Lega calcio, che ha chiesto la testa di Gabriele Gravina. ‘‘Ancora eliminati. Niente Mondiale per l’Italia: è una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gabriele Gravina’’. Il presidente della Figc ha replicato poco dopo in conferenza stampa, difendendo il lavoro dello staff tecnico: “Devo fare i complimenti a Rino Gattuso, credo che sia stato un grande allenatore. Gli ho chiesto di rimanere alla guida tecnica di questi ragazzi, così come lo ho chiesto a Gianluigi Buffon, c’è stato un momento di sintonia nello spogliatoio con questi ragazzi. I ragazzi sono stati eroici. La parte tecnica è da salvaguardare al 100 per cento, per quanto riguarda la parte politica c’è una sede, abbiamo convocato un consiglio federale la prossima settimana. Capisco l’esercizio della richiesta di dimissioni a piè sospinto, ma sono valutazioni che spettano nelle norme al consiglio federale”. Un tempo eravamo grandi. Adesso, e per la terza volta consecutiva, l’Italia vedrà i Mondiali dal divano.
“A volte sono anche gli episodi a determinare le partite”, si è lasciato sfuggire il presidente della Figc. Ma Gravina ha raggiunto l’apice autoassolutorio dicendo che non si possono fare paragoni tra calcio e altri sport, perché questi ultimi sono “dilettantistici”. Dal punto di vista del numero uno della Figc, l’Italia va bene nell’atletica e nello sci perché “tolta Arianna Fontana (che non scia, ma pattina) sono tutti dipendenti dello Stato”. Un punto di vista se non altro parziale, ma anche offensivo per tutti gli atleti che con dedizione e talento sono arrivati sul tetto del mondo nella loro disciplina. E poi non è vero che l’Italia eccelle solo in sport dilettantistici: il tennista Jannik Sinner è un professionista; i pallavolisti e le pallavoliste italiane (campioni del mondo in carica) sono professionisti; il pilota di MotoGP Marco Bezzecchi è un professionista, così come il due volte campione del motomondiale Francesco Bagnaia; e lo stesso vale per il giovanissimo pilota di F1 Andrea Kimi Antonelli, solo per citarne alcuni. E poi, anche nel 2006 e nel 2021 – quando abbiamo vinto Mondiali ed Europeo – le condizioni di professionismo e dilettantismo erano le stesse di adesso.
di Edoardo Falzon