lunedì 10 ottobre 2022
Cristiano Ronaldo è considerato da molti uno dei giocatori più forti della storia del calcio. È famoso per la sua rivalità con Lionel Messi – altro semidio del pallone – ed è l’atleta che ha messo a segno ben 829 gol. In forza al Manchester United, nella partita di ieri contro l’Everton di Frank Lampard, ha segnato il suo gol numero 700 con i club. È la prima gioia di Ronaldo in una stagione finora travagliata, poiché il giocatore sembrava doversi separare dai Red devils durante la scorsa sessione di mercato, alla ricerca di una squadra che giocasse la Champions League. Ogni destinazione, proposta, suggestione è sfumata con la fine dell’estate, costringendo il numero 7 portoghese a rimanere scontento alla corte di Erik ten Hag, allenatore olandese arrivato estate dall’Ajax.
Il tecnico di Haaksbergen porta con sé la filosofia che l’ha reso celebre in patria: allenamenti, disciplina e un occhio di riguardo versoi giovani, soprattutto del vivaio. Un uomo così è destinato a collidere con la personalità forte, da spacca-spogliatoio di Cr7, che va per i 38 anni. Così, anche ieri contro l’Everton, Cristiano si è seduto in panchina, guardando imbronciato e infreddolito i suoi compagni andare sotto di un gol e poi pareggiare con la rete di Antony. Al 29esimo minuto Anthony Martial esce per infortunio e l’attaccante portoghese riceve la sua chance. Dopo 14 minuti, di rabbia e di potenza, segna – senza l’esultanza del “sium” – il gol che regalerà la vittoria ai devils, la sua 144esima marcatura con la maglia dello United.
Nelle prime nove gare di Premier League, Ronaldo è partito titolare una volta sola. Otto panchine fatte di scelte tecniche, ritardi di forma e tanta voglia dell’allenatore di “fare gruppo” con lo spogliatoio. Ten Hag ha deciso di non guardare i palmares dei giocatori e di non tener conto dei capricci, anche se Cr7 ha dalla sua cinque Palloni d’oro. Il gol contro i Toffees potrebbe essere un momento sliding doors della stagione del portoghese, anche per quanto riguarda il rapporto con il tecnico.
“Ogni giocatore ha bisogno di fiducia, anche quando è il migliore del mondo”, ha spiegato ten Hag. “Una volta che il gol arriva, tutto riparte, diventa fluido e le partite diventano più facili. Questo accadrà anche con lui”.
di Edoardo Falzon