mercoledì 4 novembre 2026
Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, l’inchiesta arriva a una svolta decisiva: i magistrati di Pavia indicano Andrea Sempio come nuovo responsabile e ricostruiscono un possibile movente. La difesa di Sempio respinge le accuse, mentre i legali di Stasi preparano la richiesta di revisione. Sullo sfondo, i nuovi interrogativi sulle indagini del 2007.
Il caso Garlasco continua a scuotere il sistema giustizia. Ieri la Procura di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio per l’amico di Marco Poggio (fratello di Chiara), Andrea Sempio. La decisione è stata annunciata dal procuratore Fabio Napoleone.
Secondo la nuova ipotesi formulata dalla Procura di Pavia, che ribalta totalmente la versione che portò alla condanna di Alberto Stasi, Sempio avrebbe aggredito Chiara Poggi dopo che la giovane avrebbe respinto un suo approccio sessuale.
Secondo i pm, “dopo una iniziale colluttazione”, Sempio avrebbe “colpito reiteratamente la vittima con un corpo contundente” alla testa, “dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra”, facendola cadere a terra. Subito dopo l’avrebbe trascinata verso la porta della cantina. La ragazza avrebbe provato a reagire e sarebbe stata colpita di nuovo da Sempio “con almeno 3-4 colpi in regione parieto-temporale sinistra, in regione parietale posteriore, lungo la linea mediana ed in regione parietale sinistra paramediana” al punto da perdere i sensi.
A quel punto, sempre secondo la procura diretta da Fabio Napoleone, Sempio avrebbe spinto il corpo della vittima, ancora incosciente, e lo avrebbe fatto scivolare lungo le scale che conducono in cantina, dove l’avrebbe colpita ancora con almeno 4-5 colpi “in regione parieto-occipitale sinistra” fino alla morte per lesioni al cranio.
La procura contesta a Sempio anche “l’aggravante di aver agito con crudeltà verso la vittima in considerazione dell’efferatezza dell’azione omicidiaria per il numero e l’entità delle ferite inferte alla vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto” e “di aver commesso il fatto per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio”.
La richiesta di rinvio a giudizio non ha modificato la posizione di Andrea Sempio, che attraverso i propri avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti ha ribadito la convinzione che verrà dimostrata la propria innocenza.
La strategia difensiva si svilupperà su due fronti. Il primo riguarda la contestazione delle prove scientifiche e degli indizi raccolti dalla Procura. Il secondo investe una questione giuridica particolarmente delicata: la possibilità di processare un’altra persona per un omicidio per il quale esiste già una condanna definitiva.
I legali hanno annunciato l’intenzione di sollevare una questione di legittimità costituzionale, chiedendo che venga valutata dalla Corte costituzionale. L’obiettivo è affrontare il rischio di decisioni giudiziarie potenzialmente incompatibili.
Non è ancora stabilito se la questione sarà effettivamente rimessa alla Consulta. L’udienza preliminare potrebbe iniziare nel 2027.
Intanto i difensori di Alberto Stasi lavorano a un procedimento distinto, ma inevitabilmente collegato: la revisione della sentenza definitiva.
I suoi avvocati, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, considerano la richiesta di rinvio a giudizio di Sempio un passaggio determinante e hanno annunciato l’esistenza di ulteriori elementi che intendono valorizzare per ottenere la revisione.
L’iniziativa è attesa nelle prossime settimane, con indicazioni che collocano il possibile deposito intorno alla metà di novembre. Anche la Procura generale presso la Corte d’Appello di Milano starebbe lavorando in questa direzione.
Ora spetterà ai giudici esaminare le nuove accuse nei confronti di Sempio e valutare la revisione del processo per Stasi.
Nel frattempo, la fiducia dell’opinione pubblica nel sistema giustizia, nella capacità delle prove scientifiche di ricostruire un fatto lontano nel tempo e nella possibilità del sistema giudiziario di correggere eventuali errori senza sacrificare le garanzie degli indagati, risulta sempre più compromessa.
di Redazione