giovedì 15 ottobre 2026
Una tutela speciale urgente contro la cancellazione culturale e il business delle motoseghe
Non c’è pace per i pini di Roma! È bastato un titolo di giornale un po’ maldestro per scatenare l’ennesimo putiferio intorno all’albero simbolo del Mediterraneo. “Addio ai viali di soli pini”, la frase che campeggiava corredata dalle dichiarazioni di un “ecologo vegetale”, Carlo Blasi, autore del “piano del verde” per il Comune di Roma.
E poi, nell’articolo in questione, non si faceva nessun riferimento alle forti critiche di molte associazioni del verde storico (CURAA in primis) per una gestione definita “fallimentare”: decine di migliaia di alberi abbattuti, sostituiti con alberelli non seguiti negli innaffiamenti e abbandonati agli stenti dell’estate più torrida mai registratasi.
Né si fa cenno alcuno alle promesse di nuovi alberi da parte del Sindaco, né tanto meno, alle garanzie di cura e conservazione di quelli già esistenti. Come mai? Forse improvvise dimenticanze o amnesie degli intervistati e dei giornalisti?
A riguardo della ventura linea del Comune sui pini di Roma, Carlo Boldrighini, professore e ricercatore, mantiene la razionalità: “Per quanto riguarda l’articolo in questione il titolo è forzato. Il professor Blasi, infatti, non sembra chiedere l’abbattimento dei Pini ma solo la sostituzione graduale nei tempi naturali dei filari di Pini con filari alternati con lecci e ammette anche eccezioni per salvare il paesaggio”.
Ma i militanti delle associazioni che da anni denunciano il business della “pinofobia” non si placano, in testa Francesca Marranghello: “I lecci per Blasi sarebbero specie autoctone, da prediligere ai pini? Mi sembra un pretesto per discriminarli e per aggirare i vincoli ministeriali”.
Anche il professor Bencivenni, storico dei giardini, concorda: “I pini sono naturalizzati su suolo italico da 3000 anni ormai, preoccupiamoci piuttosto di come le ditte e i Comuni stanno gestendo le centinaia di migliaia di nuovi impianti, le logiche degli appalti e della speculazione stanno seminando deserti di piante secche. È un disastro etico, oltre che ecologico ed economico”.
Anche a Boldrighini, presidente di sezione di Italia Nostra, non sfugge l’incongruenza, “preoccuparsi di quali siano le specie più adatte per l’attecchimento o per i benefici ecosistemici sembra ozioso” dice il professore “quando sono in atto massicci abbattimenti che comprometteranno quei benefici per decenni”.
Raccoglie queste riflessioni Jacopa Stinchelli, presidente dell’associazione CURAA, che lo scorso 4 ottobre ha acceso il dibattito sui pini e il verde storico di Roma durante l’incontro pubblico in Piazza Cavour “Respiriamo Liberi” promosso da SOS Roma.
“Ogni giorno leggiamo di qualche addio agli storici alberi di Roma – ha affermato Jacopa Stinchelli – un subdolo funerale che nasconde i cantieri selvaggi e i profitti privati che minacciano gli alberi simbolo di Roma, ma la verità è che le mistificazioni e l’ideologia green stanno facendo danni alla salute e al paesaggio”.
“Occorre arrestare la cancellazione culturale dell’anima stessa della Capitale e dell’Italia mediterranea che nel pino domestico (Pinus pinea) ha il suo simbolo arboreo più celebre” ha affermato Stinchelli nel giorno di San Francesco. “Dietro la rilettura ideologica del verde storico si può nascondere un business molto pericoloso”.
Le fa eco la giornalista Miriam Gualandi, autrice di un documentario intitolato Il business invisibile (riferito alla legna degli alberi urbani in Italia ai tempi del green deal): “Nella mia inchiesta ho scoperto che il legno del pino domestico è il più apprezzato per la produzione del pellet, un mercato in preoccupante espansione a Roma, in particolare dopo la deliberazione capitolina che permette alle ditte di conferire a biomassa o trasformare il legno in risorsa (privata)”.
“I pini sono beni culturali naturali, i custodi della nostra civiltà, ne stanno facendo carne di porco, occorre rafforzarne la tutela, i nostri politici sono sordi all’insegnamento di San Francesco?”. Si chiede la scrittrice Sara Papa e con lei migliaia di romani che continuano a chiedere rispetto e amore per tutti gli alberi, grandi e piccoli, senza essere ascoltati.
di Redazione