mercoledì 23 settembre 2026
Medicina a km 0. Dalla cura cronica al “reset” immunologico
Dalla lotta ai tumori del sangue alla possibilità di cambiare la storia naturale delle malattie autoimmuni le Car-T rappresentano una delle frontiere più promettenti della reumatologia. A Napoli, il professor Enrico Tirri, direttore della Reumatologia dell’Ospedale del Mare, delegato regionale SIR per la Campania e dal 2025 consigliere nazionale FIRA, ha affrontato il tema anche nel Congresso SIR Campania 2026 e noi lo abbiamo invitato a parlarne nel video all'interno di questo articolo.
Per decenni la reumatologia ha avuto soprattutto un obiettivo: controllare le malattie autoimmuni attraverso farmaci capaci di ridurre l’infiammazione e bloccare la risposta immunitaria. Le Car-T introducono invece una prospettiva completamente diversa: non limitarsi a spegnere la malattia, ma provare a “resettare” il sistema immunitario. Nate in oncologia, le Car-T sono cellule del sistema immunitario del paziente, i linfociti T, che vengono prelevate dal sangue, modificate geneticamente in laboratorio attraverso un recettore artificiale, il Car, e poi reinfuse nell’organismo.
In oncologia vengono utilizzate soprattutto contro alcune leucemie, alcuni linfomi e il mieloma multiplo, in particolare quando le terapie tradizionali non sono più efficaci. La ricerca sta ora trasferendo questo principio alle malattie autoimmuni. Qui il bersaglio cambia: non è più la cellula tumorale, ma soprattutto il compartimento dei linfociti B, che svolge un ruolo fondamentale nella produzione degli autoanticorpi. L’idea è eliminarli profondamente e permettere al sistema immunitario di ricostituirsi, cercando di interrompere quella memoria patologica che alimenta l’autoimmunità. Da qui nasce il concetto di “reset immunologico”.
Il lupus eritematoso sistemico è oggi la malattia che ha prodotto i risultati più sorprendenti. In pazienti con forme gravi e refrattarie, alcuni studi hanno documentato remissioni profonde e prolungate, in alcuni casi consentendo la sospensione delle terapie immunosoppressive. Sono risultati che hanno aperto una domanda rivoluzionaria: può una singola terapia cellulare sostituire anni di trattamento cronico? È ancora presto per parlare di guarigione, ma la possibilità di ottenere remissioni molto durature dopo una sola infusione non è più soltanto teorica.
L’interesse si sta estendendo anche ad altre patologie: artrite reumatoide, sclerosi sistemica, miositi e altre malattie autoimmuni sistemiche, mentre si studiano possibili applicazioni anche nelle malattie rare. Non tutte però presentano oggi le stesse evidenze: per molte di queste indicazioni siamo ancora nella fase della ricerca. Il paziente ideale, almeno per il momento, è quello con una malattia severa e refrattaria alle terapie disponibili. In futuro la sfida potrebbe essere capire se sia possibile intervenire prima, evitando anni di infiammazione e danni irreversibili agli organi. Sarà fondamentale individuare biomarcatori capaci di stabilire in anticipo chi può rispondere alla terapia.
È la strada verso una medicina nella quale non si sceglie più il trattamento soltanto sulla base della diagnosi, ma anche sulla base del profilo immunologico individuale.
Una tecnologia così potente presenta naturalmente dei rischi. Tra i principali ci sono la sindrome da rilascio di citochine, la neurotossicità, le infezioni, le alterazioni delle cellule del sangue e la riduzione delle immunoglobuline. Restano inoltre da conoscere pienamente gli effetti a lungo termine. Per questo le Car-T richiedono centri altamente specializzati e una gestione multidisciplinare. Rispetto ai farmaci biologici e ai JAK-inibitori, che hanno già trasformato la cura delle malattie reumatologiche, le Car-T rappresentano quindi un approccio diverso. Non una terapia da assumere continuamente, ma una possibile terapia “one shot” capace, almeno nelle prospettive più ambiziose, di produrre una remissione molto prolungata.
Resta il problema dei costi e dell’accesso. La produzione personalizzata delle cellule e la complessità del trattamento rendono le Car-T molto impegnative per il sistema sanitario. Se però una singola procedura fosse in grado di evitare anni di terapie, ricoveri e complicanze, il confronto economico dovrebbe necessariamente considerare anche questi costi. La sfida sarà fare in modo che una tecnologia tanto innovativa non rimanga disponibile soltanto in pochi centri. La ricerca guarda già alle Car-T di nuova generazione, più precise, sicure e meno costose, comprese strategie allogeniche o “universali”. L’obiettivo è costruire cellule capaci di colpire selettivamente le popolazioni immunitarie responsabili delle diverse malattie.
È questa, in definitiva, la rivoluzione che il professor Tirri e la comunità reumatologica stanno osservando: passare dal controllo dell’autoimmunità alla possibilità di modificarne la storia naturale. Se le ricerche in corso confermeranno nel tempo i risultati ottenuti nei primi pazienti, alcune malattie oggi considerate croniche, potrebbero essere affrontate con una strategia completamente nuova.
di Vanessa Seffer