“La pallina di vetro”, il romanzo che opera l’anima (Video)

mercoledì 5 agosto 2026


Medicina a km 0. Viaggio nell’universo narrativo del chirurgo-scrittore Federico Sorgente

Cosa accade quando un chirurgo, abituato a ricomporre corpi e a salvare vite, è costretto a operare sé stesso, scavando nelle ferite più profonde della propria coscienza?

È da questa domanda che prende forma l’incontro con il dottor Federico Sorgente, medico chirurgo e autore de La pallina di vetro, un romanzo che supera i confini della medicina per diventare un viaggio nell’anima, nella memoria e nella verità. Nel corso dell’intervista, Sorgente racconta come sia nata l’idea del libro e quanto delle sue lunghe notti trascorse in sala operatoria e delle emergenze ospedaliere, abbia trovato spazio nelle atmosfere intense del racconto ed abbia influenzato la costruzione di un protagonista che, dietro la competenza e il rigore professionale, custodisce un dolore tanto profondo da averlo immobilizzato interiormente.

Un dolore che ha finito per ingessare anche la vita della moglie e il loro rapporto, rendendo impossibile guardare oltre ciò che è accaduto. È qui che entra in scena un bambino, figura solo apparentemente fragile, che diventa invece la guida capace di accompagnare il chirurgo nel punto più oscuro della sua esistenza.

Attraverso un dialogo sospeso, fuori dal tempo e dallo spazio, il ragazzino conduce il medico a confrontarsi con la propria coscienza, facendo emergere quella sofferenza rimasta nascosta per troppo tempo e aiutandolo a trovare la soluzione che da solo non era più in grado di vedere.

Nel romanzo, infatti, è il bambino a “operare” il chirurgo: non con strumenti chirurgici, ma con domande, silenzi e verità che diventano il bisturi capace di incidere l’anima e liberarla dal peso del passato. Da questa trasformazione nasce il cuore dell’opera, una riflessione intensa sul valore della vulnerabilità anche per chi, nella vita, è chiamato a curare gli altri.

L’intervista affronta poi i grandi temi del libro: la coscienza, la memoria, la verità e il significato simbolico della pallina di vetro, soffermandosi sul potere del dialogo come strumento di conoscenza di sé e sulla convinzione che siano proprio le prove più dolorose a rivelare chi siamo davvero.

Ampio spazio è dedicato anche al rapporto tra medicina e letteratura: due discipline che, nelle parole di Sorgente, condividono la stessa responsabilità, quella di entrare in profondità nell’essere umano. Dopo una vita trascorsa in sala operatoria, la scrittura gli ha offerto la possibilità di esplorare ciò che nessun intervento chirurgico può raggiungere, mentre costruire un romanzo ha richiesto lo stesso rigore, la stessa precisione e la stessa attenzione che ogni chirurgo dedica a un'operazione delicata.

Senza anticipare il finale, l’autore racconta come sia nato il sorprendente colpo di scena conclusivo e come i lettori abbiano spesso trovato interpretazioni personali, segno che ogni storia continua a vivere oltre le pagine.

Il dialogo si chiude con una riflessione sul messaggio che desidera lasciare a chi leggerà La pallina di vetro: non una risposta, ma una domanda capace di accompagnare i lettori anche dopo aver chiuso il libro.

Perché, in fondo, il romanzo di Federico Sorgente ricorda che esistono ferite che nessun bisturi può guarire, ma che possono trovare cura quando si ha il coraggio di guardarsi davvero dentro.

(*) La pallina di vetro di Federico Sorgente, edizione VersoAltrove, pagine 90, euro 12,35


di Vanessa Seffer