martedì 4 agosto 2026
Ci sono persone che trasformano i propri limiti in possibilità e la propria storia in un messaggio capace di cambiare lo sguardo degli altri. Christopher Castellini è uno dei mentalisti più premiati al mondo, il primo italiano a conquistare il podio ai Campionati Europei e Mondiali di Mentalismo. Convive con la distrofia muscolare, ma ha scelto di non lasciare che fosse la sua condizione a definirlo. Oggi porta i suoi spettacoli e il progetto Life is Magic – Una lezione (im)possibile nelle scuole, nelle aziende e nei teatri, dimostrando che il vero limite è spesso quello che imponiamo a noi stessi.
Con lui parleremo di sogni, coraggio, talento, inclusione e di quella magia più grande di tutte: imparare a guardare le persone non per gli ostacoli che incontrano, ma per ciò che possono diventare.
C’è stato un momento preciso in cui hai capito che la distrofia muscolare non avrebbe definito chi sei, ma sarebbe diventata parte della tua forza?
Sì. È successo quando ho capito che ciò che mi impediva di inseguire i miei sogni non era il limite fisico, né la carrozzina. Il vero ostacolo era la paura, quella voce dentro di me che continuava a ripetermi: “Non ce la farai. Non salirai mai su un palcoscenico. Non diventerai un professionista dell’intrattenimento”.
Guardandomi allo specchio ho compreso che il limite più grande è spesso nella nostra mente. Il successo non era garantito, ma avevo una scelta: rinunciare oppure giocarmi fino in fondo tutte le mie carte. Ho scelto la seconda strada.
Sei conosciuto come “l’illusionista della mente”. Sei stato il primo italiano a conquistare il podio ai Campionati Europei e Mondiali di Mentalismo. Cosa rappresentano quei traguardi?
Sono simboli che mi ricordano che anche le sfide più difficili possono essere vinte. Che perfino i sogni che sembrano irraggiungibili possono diventare realtà.
Mi piace una frase che dice: “Il successo è il participio passato del verbo succedere”. Significa che ciò che abbiamo raggiunto appartiene già al passato. Quello che conta davvero sono le sfide che ci attendono oggi. Quei podi sono un ricordo prezioso, ma soprattutto uno stimolo a continuare a inseguire nuovi sogni, ogni giorno.
Dietro quello che il pubblico percepisce come magia ci sono sacrificio, studio e disciplina. Quanto lavoro c’è davvero?
Moltissimo. Il mentalismo richiede un’attenzione quasi maniacale ai dettagli e centinaia di ore di preparazione. È una disciplina che unisce psicologia, comunicazione, neuroscienze, illusionismo e molte altre competenze. È proprio dall’incontro di questi mondi diversi che nasce qualcosa di nuovo, capace di sorprendere ed emozionare il pubblico.
Hai incontrato personalità straordinarie, da David Copperfield a Papa Francesco fino al Dalai Lama. Quale incontro ti ha lasciato il segno?
La nostra vita è fatta di incontri. Sono le relazioni a darle significato. Potrei citare tante persone sconosciute al grande pubblico: familiari, amici, persone che con un gesto o una parola hanno cambiato qualcosa dentro di me.
Tra i grandi nomi porto nel cuore tre messaggi. Il primo è di David Copperfield, che all’inizio della mia carriera mi disse: “Keep on with your magic”. Un invito che vale per tutti: ognuno di noi possiede una magia e può scegliere di coltivarla.
Il secondo è del Dalai Lama, che mi disse: “Le gambe non sono importanti. Io e te abbiamo lo stesso potenziale umano”. Una frase che ricorda come il valore di una persona non dipenda dai suoi limiti.
Infine, porto con me un insegnamento di Papa Francesco, che ci ha ricordato di essere “artigiani della meraviglia e della speranza”. Attraverso l’arte possiamo portare luce nella vita delle persone. È una responsabilità bellissima.
Con il progetto Life is Magic – Una lezione (im)possibile incontri tanti giovani. Qual è il consiglio che avresti voluto ricevere da ragazzo?
Che la vita non è un percorso già scritto. Ogni giorno possiamo scegliere chi diventare. E spesso sono proprio le scelte più difficili, impopolari e scomode quelle che ci permettono di scoprire davvero chi siamo.
La tua storia dimostra che il limite non è sempre quello che vediamo. Come possiamo cambiare lo sguardo della società sulla disabilità, superando sia il pietismo sia la retorica dell’eroe?
Sono convinto che ogni persona abbia talenti straordinari e anche dei limiti. Le persone con disabilità non fanno eccezione. Non mi piace dividere il mondo in categorie. Quando impariamo a valorizzare il talento di ogni individuo, valorizziamo automaticamente anche quello delle persone con disabilità. È così che nasce una vera inclusione.
Avere una disabilità non rende automaticamente eroi, così come non averla non impedisce di esserlo. I veri eroi sono coloro che ogni giorno mettono i propri talenti al servizio degli altri e fanno le scelte giuste.
Se potessi compiere un’unica magia nella vita delle persone, quale sarebbe?
Vorrei che ciascuno riuscisse a guardarsi con lo stesso sguardo con cui Dio guarda ogni essere umano: uno sguardo di amore infinito, che vede prima i talenti, i doni e le possibilità, e solo dopo quelli che noi chiamiamo difetti.
Pensi che oggi la nostra società sia davvero inclusiva? Qual è la priorità: accessibilità, lavoro o un cambiamento culturale?
Viviamo nel periodo storico in cui i diritti delle persone con disabilità sono più tutelati rispetto a qualsiasi altra epoca. Per questo provo gratitudine verso chi ha lottato prima di noi. Naturalmente c’è ancora molta strada da fare, soprattutto sul piano culturale, ma credo che stiamo andando nella direzione giusta.
Proprio in questi giorni abbiamo presentato, insieme a ENAC, un progetto che offrirà alle persone che viaggiano in aereo la possibilità di noleggiare una carrozzina direttamente all’arrivo, senza dover necessariamente trasportare la propria.
Sono iniziative concrete che aumentano l’autonomia e permettono alle persone con disabilità di vivere pienamente la società, esattamente come chiunque altro.
di Claudia Conte