venerdì 31 luglio 2026
Vincenzo Vetere, presidente ACBS: “La tecnologia è uno strumento straordinario, ma senza educazione digitale può diventare un’arma”.
Il bullismo e il cyberbullismo rappresentano oggi una delle sfide educative e sociali più urgenti del nostro tempo. Dietro ogni episodio di violenza, esclusione o umiliazione si nascondono storie di sofferenza che coinvolgono non solo i ragazzi, ma anche le loro famiglie, la scuola e l’intera comunità.
Per comprendere meglio l’evoluzione di questo fenomeno e approfondire gli strumenti di prevenzione e di sostegno alle vittime, abbiamo il piacere di ospitare Vincenzo Vetere, presidente dell’Associazione Contro il Bullismo Scolastico (ACBS), da anni impegnato in prima linea nella sensibilizzazione, nella formazione e nell’assistenza a studenti, genitori e docenti.
Con lui parleremo delle nuove forme di bullismo, del ruolo fondamentale dell’educazione digitale, dei progetti dell’associazione e del suo libro, Sotto il Sole Nuovo, una testimonianza intensa che trasforma un’esperienza di dolore in un messaggio di speranza e di rinascita.
Presidente Vetere, negli ultimi anni si parla sempre più di bullismo e cyberbullismo. Dal vostro osservatorio, quali sono i cambiamenti più significativi che avete riscontrato nelle scuole italiane e quali sono oggi le forme di violenza più diffuse tra i giovani?
Negli ultimi anni abbiamo visto un cambiamento importante: il bullismo non si limita più ai corridoi della scuola, ma continua 24 ore su 24 attraverso smartphone e social network. Il cyberbullismo amplifica il dolore della vittima perché un’offesa, un video o una foto possono raggiungere centinaia di persone in pochi minuti e rimanere online a lungo. Continuiamo a riscontrare episodi di esclusione, insulti, derisione per l’aspetto fisico, l’orientamento, le difficoltà scolastiche o le condizioni economiche, ma cresce anche il fenomeno della diffusione non autorizzata di immagini e delle chat di gruppo utilizzate per umiliare un compagno. La tecnologia è uno strumento straordinario, ma senza educazione digitale può diventare un’arma.
Spesso si tende ad attribuire la responsabilità esclusivamente alla scuola o alla famiglia. Quanto è importante, invece, una collaborazione tra istituzioni scolastiche, genitori e associazioni come l’ACBS per prevenire il fenomeno e costruire una vera cultura del rispetto?
È fondamentale. Il bullismo non si combatte cercando un colpevole, ma costruendo una rete. La scuola educa, la famiglia trasmette valori e accompagna la crescita dei figli, mentre associazioni come ACBS portano esperienze, formazione e supporto concreto. Quando queste realtà lavorano insieme si riesce a intervenire prima che una situazione degeneri. La prevenzione nasce dal dialogo, dall’ascolto e dalla capacità di riconoscere i segnali di disagio. Nessuno può affrontare questo problema da solo.
Con l’uso sempre più intenso dei social network, il bullismo non si ferma più ai cancelli della scuola. Quali strumenti ritiene indispensabili per contrastare il cyberbullismo e aiutare i ragazzi a utilizzare la tecnologia in modo consapevole e responsabile?
Il primo strumento è l’educazione digitale, che dovrebbe iniziare fin dalla scuola primaria. I ragazzi devono comprendere che dietro ogni schermo c’è una persona con emozioni e sentimenti. È poi importante insegnare come proteggere la propria privacy, come segnalare contenuti offensivi e come conservare le prove quando si subiscono atti di cyberbullismo. Anche gli adulti devono formarsi: genitori e insegnanti devono conoscere il funzionamento delle piattaforme per poter dialogare con i giovani senza demonizzare la tecnologia. Infine, è essenziale ricordare che chiedere aiuto non è una debolezza, ma un atto di coraggio.
L’ACBS è impegnata quotidianamente nella sensibilizzazione, nella formazione e nel sostegno alle vittime. Quali sono i progetti che stanno ottenendo i risultati più significativi e quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati per il futuro?
In oltre undici anni di attività abbiamo realizzato centinaia di incontri nelle scuole italiane, coinvolgendo migliaia di studenti, docenti e famiglie. Uno degli aspetti più importanti del nostro lavoro è l’ascolto: ogni giorno supportiamo ragazzi e genitori attraverso il nostro servizio di assistenza, aiutandoli ad affrontare situazioni spesso molto complesse. I risultati migliori arrivano quando riusciamo a trasformare la testimonianza in consapevolezza. Per il futuro vogliamo raggiungere ancora più scuole, rafforzare la formazione degli insegnanti, ampliare la rete di volontari e continuare a promuovere una cultura del rispetto che coinvolga tutta la comunità.
Nel suo libro, Sotto il Sole Nuovo, racconta la storia vera sua e della sua famiglia, travolti dalle profonde ferite del bullismo. Ripercorrere quei momenti avrà richiesto grande coraggio: quale è il messaggio più importante da trasmettere ai lettori, ai genitori e ai giovani?
Scrivere Sotto il Sole Nuovo è stato un percorso emotivamente molto intenso. Ho deciso di raccontare la mia storia perché credo che il dolore possa trasformarsi in speranza se condiviso. Il messaggio che voglio trasmettere è che il bullismo può lasciare ferite profonde, ma non deve mai definire il futuro di una persona. Ai giovani dico di non vergognarsi mai di chiedere aiuto. Ai genitori chiedo di ascoltare senza giudicare e di cogliere anche i piccoli cambiamenti nei propri figli. Nessuno dovrebbe affrontare questa battaglia da solo.
Molti ragazzi che subiscono episodi di bullismo scelgono il silenzio per paura, vergogna o senso di isolamento. Qual è il consiglio che desidera rivolgere a loro e alle famiglie che stanno affrontando questa difficile esperienza, affinché trovino la forza di chiedere aiuto e non si sentano mai soli?
Vorrei dire a ogni ragazzo che il silenzio protegge chi fa del male, non chi lo subisce. Parlare con un genitore, un insegnante, un familiare o un’associazione come la nostra è il primo passo per uscire da quella sofferenza. Chiedere aiuto non significa essere deboli, significa scegliere di non affrontare tutto da soli. Alle famiglie dico di credere sempre ai propri figli, di non minimizzare e di accompagnarli con pazienza. Ogni situazione può essere affrontata, ma è fondamentale intervenire tempestivamente. Il nostro messaggio è semplice: nessuno deve sentirsi solo, perché insieme è possibile fermare il bullismo e restituire serenità e fiducia a chi ha sofferto.
di Claudia Conte