giovedì 16 luglio 2026
Da più di dieci anni, anche quindi in tempi non necessariamente sospetti, cioè prima dell’emergenza Covid, si moltiplicano studi e analisi sui benefici del lavoro da casa. A cominciare dall’evidente miglioramento della produttività, non fosse altro perché si eliminano tempi morti, riunioni inutili, e si azzerano o quasi rapporti con potenziali colleghi tossici o addirittura con tutto un ambiente professionale nocivo, fino all’opportunità di risparmiare denaro per trasporti pubblici o mezzi privati, abbassando quindi anche lo stress da traffico. Per queste e altre ragioni, il lavoro da remoto continua ad attrarre milioni di dipendenti. In pochi anni, si è radicato profondamente, per esempio, negli Stati Uniti, dove la percentuale di giorni lavorativi da casa è quadruplicata, passando dal 7 per cento del 2019 al 28 per cento nel 2023. Negli ultimi tempi stanno tuttavia emergendo inevitabili argomenti “contro”. Il lavoro da remoto è stato rapidamente adottato dai dipendenti che lo considerano un’opzione in grado di offrire una migliore qualità della vita, maggiore flessibilità e un migliore equilibrio tra vita professionale e privata. Alcuni affermano addirittura di essere disposti ad accettare una riduzione dello stipendio pur di mantenere questa possibilità. Una ricerca pubblicata da Science ha invece esaminato l’impatto del telelavoro sul benessere psicologico dei dipendenti.
Natalia Emanuel, economista presso la Federal Reserve Bank di New York, e i suoi collaboratori hanno analizzato i dati di 5 importanti sondaggi nazionali statunitensi relativi al periodo dal 2011 al 2024, che hanno coinvolto quasi 590mila lavoratori, per confrontare gli individui che lavorano in settori compatibili con il lavoro da remoto, come il marketing o l’ingegneria del software, con quelli che lavorano in sede, come l’infermieristica o l’ingegneria meccanica. Secondo lo studio, il lavoro da remoto è accompagnato da un aumento significativo dell’isolamento sociale e da un peggioramento della salute mentale, con l’aggravio che i lavoratori potrebbero non rendersi conto dei costi del lavoro da remoto per il loro benessere, che possono accumularsi nel tempo. Dalla ricerca emerge che i lavoratori da remoto trascorrono circa un’ora in più da soli ogni giorno lavorativo rispetto ai dipendenti che lavorano in ufficio. Più in generale, i lavoratori da remoto trascorrono il 58 per cento di tempo in più da soli rispetto a chi lavora in ufficio. Essi hanno anche il 72 per cento di probabilità in più di trascorrere l’intera giornata senza alcun contatto umano. Il che va in parallelo con la difficoltà di compensare la mancanza di interazione professionale, trascorrendo magari più tempo con amici e famiglia dopo il lavoro. E invece lo studio registra addirittura una diminuzione del tempo trascorso con gli amici dopo la giornata lavorativa rispetto alle persone che svolgono lavori non da remoto. L’aumento del lavoro da remoto potrebbe spiegare circa un terzo dell’aumento complessivo del disagio psicologico osservato durante il periodo di studio. Trascorrere più tempo da soli non è privo di conseguenze.
I dipendenti analizzati hanno mostrato più sintomi di ansia e depressione, anche se i risultati sono stati misurati utilizzando questionari psicologici standardizzati. I telelavoratori si sono rivolti più frequentemente a professionisti della salute mentale e hanno ricevuto più prescrizioni di psicofarmaci rispetto ai dipendenti che lavoravano principalmente in sede. Un aumento che, secondo gli autori della ricerca, non può essere spiegato semplicemente dal fatto che i lavoratori da remoto hanno più tempo per consultare un medico. Non si è infatti osservato un aumento comparabile di consultazioni mediche per altri problemi di salute o di prescrizioni per trattamenti non correlati alla salute mentale. Le persone che vivono da sole sembrano le più colpite. Per loro, la probabilità di trascorrere l’intera giornata senza contatti sociali aumenta dell’83 per cento, mentre il loro livello di disagio psicologico aumenta di circa due volte.
di Pierpaolo Arzilla