lunedì 13 luglio 2026
L’altra sera, mi sono seduto al tavolino d’un bar, a Roma, proprio di fronte all’uscita della Metro “Cipro”. Ma non c’era il mare... se non dentro i miei occhi corsari. E ho iniziato ad osservare le persone, i passanti, il modo di camminare, le gestualità, le scarpe, i vestiti, i volti, gli occhi, gli umori, le ferite, gli sguardi, le attese, i flussi, le andature e molto altro ancora. Ritengo che questo sia un prezioso esercizio politico che ciascuno può sperimentare quando vuole.
Sono stato lì a guardare, ad ammirare, a chiedermi quale fosse lo scopo di tutto questo brulicare, affrettarsi, passeggiare, dirigersi, andare... Mi sono chiesto quale fosse il significato di tutto questo e ho avuto l’impressione che fosse tutta una messa in scena, una rappresentazione, una superficie della realtà, senza un vero senso, senza un significato profondo. Davvero ho avuto come l’impressione di scrutare l’assurdo. L’assurdo dell’esistenza umana espressa lungo il marciapiede, davanti a un semaforo rosso o attraversando la strada.
Chi sono tutte queste persone che s’avviano o che ritornano? Mi sono concentrato soprattutto sul loro Essere. Non sul loro fare, ma sull’Essere di ciascuno. Chi sono? Come sono? Perché?
Poi, mi sono chiesto quale potrebbe essere il motivo per cui fanno ciò che fanno.
D’improvviso, la realtà mi è sembrata una mera apparenza, una raffigurazione esteriore, in cui tutti sono impegnati a fare quello fanno, costretti o per scelta, non importa, ma − guardando questa scena − non ho capito quale sia o possa essere il vero orizzonte delle vite, di ogni singola vita. È come se la nostra società fosse organizzata per distrarre le persone da ciò che davvero ha senso e per impedire che ciascuno si domandi il significato delle cose, delle parole, dell’esistenza. Come se la realtà, così com’è, servisse a distogliere le anime dalla ricerca della e delle verità.
È come se potessi vedere le gabbie dentro cui siamo stati tutti rinchiusi, a cominciare dal sottoscritto. Gabbie mentali, gabbie di pensiero, gabbie pubblicitarie o legate al pragmatismo ideologico, in cui siamo imprigionati.
Ho avuto l’impressione che stiamo andando dietro a qualcosa di vuoto, dietro al Nulla, perché così siamo stati abituati e perché così è organizzato il nostro sistema. Punto. È il Leviatano dei nostri tempi. È il Potere con la P maiuscola.
L’altra sera, ho visto tanta gente con tanti obiettivi da raggiungere, ma davvero poche persone che avessero un orizzonte nello sguardo. Ho visto tanta gente avere una direzione, ma pochissimi con gli occhi lucenti di chi cerca e sa guardare oltre, intorno a sé, accanto agli altri, verso il cielo, dentro i cuori, oltre le apparenze, al di là della superficie, con un profondo sguardo politico, cioè con amore e non soltanto per amore.
di Pier Paolo Segneri