martedì 30 giugno 2026
In occasione della celebrazione dei Santi Pietro e Paolo, apostoli a cui si deve la diffusione del Cristianesimo tra Oriente e Occidente e la fondazione della Chiesa (per quanto riguarda Pietro), Papa Leone, successore dell’apostolo crocifisso a Roma sotto Nerone, ha consegnato il pallio a 35 arcivescovi metropoliti. Si tratta di una striscia bianca in lana, con sei croci nere, e sta a rappresentare il legame del vescovo-pastore con il gregge che è chiamato a guidare mediante il ministero episcopale; inoltre, in quanto successori degli apostoli, attraverso il pallio gli arcivescovi vivono in modo simbolico l’unità con il papa e la Chiesa di Roma. Una celebrazione intensa, quella guidata da Robert Francis Prevost, che ha visto la presenza di arcivescovi da tutto il mondo; tra di loro, tre gli italiani che hanno ricevuto il pallio: Francesco Antonio Soddu (titolare di Cagliari), Michele Autuoro, che guiderà l’arcidiocesi di Benevento, e Giampaolo Dianin, arcivescovo di Vicenza. Nell’omelia il pontefice ha ricordato le differenze tra Pietro e Paolo: il fatto di avere pastori diversi, con storie e vocazioni complesse, garantisce l’unità e al tempo stesso la varietà umana all’interno della Chiesa. “Il Vangelo è compreso e annunciato da ognuno con uno specifico accento”, ha detto Leone, “e lo Spirito Santo, ispirando gli autori biblici, ha voluto che non fossero nascoste le loro differenze”.
Citando ancora il testo evangelico di Marco, quello della confessione di fede di Pietro nella località di Cesarea, Prevost richiama l’attualità del messaggio di Cristo, che dovrebbe orientare le vite alla ricerca della verità e alla pratica della giustizia. Nell’atto di delineare il profilo del buon pastore, cioè del vescovo a cui è dato il ministero di guidare una diocesi, un ufficio curiale o una nunziatura, Leone XIV ha richiamato la necessità di “non irrigidirsi sulle proprie posizioni”; rivolgendosi ai metropoliti, ha ricordato il ruolo del pallio nell’operato episcopale: “Queste fasce di lana bianca ornate di croci esprimono l’impegno di ogni pastore a caricarsi sulle proprie spalle i fratelli e le sorelle che gli sono affidati a sacrificare per loro energie, tempo, fatica e anche la vita, perché a tutti giunga il Vangelo”. Infine, Prevost analizza la metafora delle chiavi consegnate a Pietro ricordando infatti che “non abbattono le porte, ma le aprono e le chiudono, ricercando al loro interno le leve giuste”. Tematiche, quelle affrontate da Leone, che continuano quanto detto nell’Angelus di domenica 28 giugno: il pontefice ha messo in guarda dall’ossessione per il possesso e ha invitato a “perdere un po’ del nostro io per fare spazio all’altro, a perdere un po’ di comodità per condividere una situazione di disagio”. L’imperativo, per i nuovi arcivescovi, è di coltivare le diversità, di essere aperti, di spendersi per il prossimo e di impegnarsi a trovare la strada giusta per ogni persona affidata. Al termine dell’Angelus Leone, in spagnolo, ha espresso la sua vicinanza al popolo venezuelano, che da alcuni giorni sta affrontando le drammatiche conseguenze del terremoto avvenuto il 25 giugno.
di Enrico Laurito