mercoledì 10 giugno 2026
Viviamo in un’epoca in cui il cambiamento climatico viene raccontato come una delle più grandi emergenze della storia recente, un fenomeno spesso descritto in termini allarmanti e presentato come qualcosa di senza precedenti, ma secondo il professor Alberto Prestininzi, già ordinario di Geologia Applicata all’Università La Sapienza di Roma ed ex presidente della Commissione Nazionale Grandi Rischi per il settore idrogeologico, questa narrazione merita di essere osservata con maggiore senso critico, perché rischia di semplificare eccessivamente una realtà molto più complessa.
Il punto centrale, spiega, è che il clima della Terra è sempre cambiato nel corso della sua storia e continua a farlo secondo dinamiche governate da leggi fisiche ben note, eppure oggi questo dato fondamentale viene spesso messo in secondo piano, lasciando spazio a una comunicazione che tende a presentare il cambiamento come un evento eccezionale e fuori scala. Secondo Prestininzi, non si tratta di negare l’esistenza delle variazioni climatiche, ma di rimetterle nel giusto contesto scientifico: la Terra è un sistema dinamico, che ha attraversato fasi ben più estreme di quelle attuali, con glaciazioni e periodi caldi, con avanzate e ritiri dei ghiacciai che si sono verificati più volte nella storia senza l’intervento umano.
Anche il tema dell’anidride carbonica, spesso al centro del dibattito pubblico, viene interpretato in modo riduttivo: la CO2, sottolinea il professore, è un elemento fondamentale per la vita sul pianeta, alla base della fotosintesi e quindi della crescita della vegetazione, e l’aumento della sua concentrazione è associato, in molti contesti, a una maggiore produttività degli ecosistemi, rendendo la biosfera più attiva e, in alcuni casi, più rigogliosa.
Questo non significa ignorare la complessità dei sistemi climatici, ma evitare letture unidirezionali che trasformano un fenomeno articolato in una narrazione esclusivamente negativa. In questo quadro, anche eventi come frane e dissesti idrogeologici vengono spesso collegati automaticamente al cambiamento climatico, mentre secondo Prestininzi le cause sono prevalentemente locali e legate alla gestione del territorio, all’urbanizzazione e alle caratteristiche geologiche, con il risultato che si rischia di attribuire al clima responsabilità che invece appartengono a scelte umane concrete.
Il problema, quindi, non è solo scientifico ma anche culturale: quando il cambiamento viene raccontato senza sfumature, si genera una percezione diffusa di emergenza permanente che può influenzare le decisioni collettive, comprese quelle economiche, talvolta orientandole in modo non razionale. Il rischio, secondo il professore, è quello di costruire politiche basate più sulla paura che sulla comprensione, con conseguenze che potrebbero rivelarsi controproducenti.
In questo contesto assume un ruolo centrale la comunicazione scientifica: oggi gli scienziati sono sempre più chiamati a intervenire nel dibattito pubblico, ma la semplificazione e la spettacolarizzazione dei contenuti possono distorcere il messaggio, portando a una perdita di equilibrio tra dati, interpretazioni e percezione sociale.
La questione diventa allora più ampia e riguarda il rapporto tra scienza e società: siamo davvero di fronte a una crisi senza precedenti o stiamo vivendo una fase di trasformazione che, pur significativa, rientra nella naturale evoluzione del pianeta?
E soprattutto, siamo ancora in grado di distinguere tra ciò che è scientificamente fondato e ciò che viene amplificato dalla narrazione? Secondo Prestininzi, la Terra non è un sistema fragile sul punto di collassare, ma un pianeta che continua a funzionare secondo equilibri complessi e dinamici, e che, nel suo insieme, gode ancora di condizioni che permettono lo sviluppo della vita in modo diffuso.
Questo non elimina la necessità di gestire responsabilmente il territorio e le risorse, ma invita a un cambio di prospettiva: meno allarmismo, più analisi critica.
Alla fine, resta una domanda che riguarda tutti noi e che va oltre il tema climatico: oggi è più pericoloso ignorare la scienza o accettarla senza più porsi domande? Forse la vera sfida è proprio questa, recuperare il dubbio come strumento di conoscenza, senza trasformarlo in negazione, e mantenere uno sguardo lucido in un dibattito sempre più polarizzato.
di Vanessa Seffer