Dipendenza da cellulare

mercoledì 3 giugno 2026


Quando la tecnologia diventa una trappola 

Quando si parla di dipendenze si pensa subito a sostanze come alcol, cocaina o droghe. Tuttavia, la scienza ci mostra una realtà più complessa: esistono anche dipendenze comportamentali che coinvolgono gli stessi circuiti cerebrali della ricompensa. Tra queste, l’uso compulsivo dello smartphone e dei social media sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti. 

Secondo quanto illustrato dal neurochirurgo Roberto Settembre durante la presentazione del libro Dipendenze: comprendere, prevenire, curare, la dipendenza non è una questione di debolezza o mancanza di volontà. È una condizione che coinvolge specifiche aree del cervello, come il sistema limbico, l’amigdala, la corteccia prefrontale e il nucleo accumbens, responsabili del piacere, della motivazione e del controllo degli impulsi. 

Gli stessi meccanismi neurobiologici che entrano in gioco nelle dipendenze da sostanze possono essere attivati da comportamenti ripetitivi e gratificanti. I social network, le notifiche continue, i messaggi e i video brevi offrono piccole ricompense immediate che stimolano il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore associato al piacere e all'attesa della gratificazione. 

Se gli adolescenti rappresentano una categoria particolarmente vulnerabile perché il loro cervello è ancora in fase di sviluppo, anche la popolazione anziana può essere esposta a forme di dipendenza digitale. Molte persone della terza età utilizzano smartphone e tablet per mantenere i contatti con familiari e amici, informarsi o trascorrere il tempo libero. Tuttavia, l’uso eccessivo può trasformarsi in una forma di dipendenza silenziosa. Ore trascorse sui social, controllo continuo delle notifiche, difficoltà a separarsi dal telefono e progressivo isolamento dalle relazioni reali sono segnali che meritano attenzione. Per alcuni anziani il cellulare può diventare una risposta alla solitudine, alla perdita di relazioni significative o alla riduzione delle attività sociali. In questi casi il dispositivo non rappresenta solo uno strumento tecnologico, ma una fonte di conforto emotivo che rischia di sostituire il contatto umano. 

Gli esperti spiegano che il cervello tende ad abituarsi agli stimoli gratificanti. Con il tempo si può sviluppare una sorta di assuefazione: ciò che inizialmente era un semplice passatempo richiede un utilizzo sempre più frequente per generare lo stesso livello di soddisfazione. Ed ecco la trappola

Questo meccanismo può portare a una riduzione dell’interesse verso attività naturali e salutari come passeggiare, leggere, incontrare amici, guardare un film, viaggiare, andare a cena fuori. È un fenomeno che ricorda, pur con differenze importanti, quello osservato nelle dipendenze tradizionali

La prevenzione non può limitarsi a raccomandare di usare meno il telefono. Come sottolinea la ricerca sulle dipendenze, è necessario intervenire sulle cause profonde: solitudine, stress, fragilità emotive. 

Il messaggio più importante che emerge dagli studi sulle dipendenze è che il giudizio non aiuta. Che si tratti di sostanze, gioco d’azzardo o utilizzo compulsivo del cellulare, dietro ogni comportamento problematico c’è una persona che vive una difficoltà reale. 


di Vanessa Seffer