mercoledì 29 aprile 2026
Serial Griller
A non è non A, altrimenti si precipita nell’ipocrisia, nella menzogna, nel pantano fraudolento della misconoscenza. La condanna a 24 anni a Chiara Petrolini, per aver ucciso certamente almeno uno dei due neonati appena partoriti, dovrebbe comportare, di fatto, l’efferato attentato al diritto legalizzato all’aborto. Il feto appena concepito è scientificamente accertato che sia una creatura con un proprio specifico Dna, ergo è già un essere vivente unico e irripetibile, proprio come Sergio Mattarella, Pier Luigi Bersani, Laura Boldrini, Ursula von der Leyen, Tiziana Panella, Michele Serra, Vittorio Emanuele Parsi, Roberto D’Agostino e milioni di altri bipedi, più o meno indispensabili, risparmiati da mamme, più donne che femministe. L’aborto, dunque, configura, quantomeno, l’infanticidio preventivo premeditato.
La 22enne Chiara Petrolini è stata, dunque, condannata a 24 anni di reclusione – non sarebbe stato più appropriato, in luogo del carcere, il manicomio, quello che i buonisti hanno eliminato? – per una questione temporale: reato di infanticidio cronologicamente differito. La colpa di Chiara evoca la guerra, lo strumento supremo per l’infanticidio differito di massa. Non solo, richiama anche i “volenterosi” e la corsa al riarmo della Germania, da sempre emula di Erode il Grande, la belva della strage degli innocenti. Sorge, dunque, l’atroce dubbio: ammazzare un bambino sarebbe un crimine gravissimo soltanto dopo 9 mesi dal concepimento, giammai poco prima? Non si tratta di una spudorata provocazione, bensì soltanto di un dilemma scaturente dai 24 anni di reclusione, con l’aggiunta di ulteriori dure restrizioni e pesanti penalità, per colei che, essendo manifestamente fuori di testa, ha abortito con le sue proprie mani, ma col colpevole ritardo di cinque-sei mesi. È lecito sperare che i condannatori della malata mentale si rendano conto del grattacapo che hanno storditamente creato, inducendo a formulare due deprecabili domande: l’aborto è un omicidio? Il politicamente corretto è fondato sul gesuitismo?
di Lapo Levil