giovedì 16 aprile 2026
C’è una Roma che non si limita a consumare la serata, ma sceglie di abitarla con le idee: è la Roma di “Roma da bere e da chiacchierare”, il format firmato da Mattia Romano, Giorgio Maggio, Federico Scalisi e Francesco Spartà che, ancora una volta, ha trasformato un angolo iconico della Capitale in un pensatoio a cielo aperto nella cornice del Tartarughe Bar Bottega a Piazza Mattei, dove il tintinnio dei ghiacci nei bicchieri ha fatto da sottofondo a un dibattito quanto mai attuale incentrato sul caso letterario del momento, Exit Queen – Scacco alla Regina.
Scritto a quattro mani da Francesco Spartà, giornalista Agi, e Marco Ubezio, avvocato ed esperto Royal, il romanzo lancia una sfida narrativa audace ipotizzando una Gran Bretagna chiamata a decidere il futuro della Monarchia attraverso un referendum, un “what if” che scava nelle crepe delle istituzioni millenarie mettendo a nudo la fragilità del potere davanti alla pressione dei media e ai mutamenti dell’opinione pubblica, un tema che ha colpito nel segno al punto che, a meno di una settimana dal debutto, il volume è già tornato in ristampa spinto da un passaparola travolgente.
La serata non si è limitata alla cronaca del libro ma è diventata un’analisi lucida del presente in cui gli autori, affiancati da Gilda Faleri, Lavinia Orefici, Giovanni Landi e Silvia Roberto, hanno guidato un confronto senza filtri che ha toccato anche i nervi scoperti della cronaca internazionale, come il caso degli Epstein Files, interrogandosi su quanto possano reggere le tradizioni sacre di fronte agli scandali moderni in una discussione che ha coinvolto il pubblico in modo spontaneo, abbattendo la barriera tra esperti e spettatori tipica dei salotti intellettuali più ingessati. L’autorevolezza pubblica della monarchia è oggi profondamente divisa dall’anagrafe. Mentre gli over 65 restano i difensori più accaniti (con consensi tra il 70 per cento e il 75 per cento), tra i giovani della Gen Z la situazione è capovolta: circa il 39 per cento ritiene che l’abolizione della monarchia sarebbe un bene per il Paese, contro solo il 20 per cento che la considera un errore. Questo divario trasforma il romanzo in uno specchio fedele delle tensioni sociali: il referendum narrato da Spartà e Ubezio non è solo un espediente letterario, ma la rappresentazione di un conflitto culturale tra chi vede la Corona come un pilastro identitario e chi la percepisce come un residuo anacronistico.
L’evento conferma così il successo di una formula che vede la cultura non come un corpo estraneo alla movida ma come il suo naturale completamento, dimostrando che in una piazza che è crocevia di storie si può parlare di alta politica e dinamiche istituzionali tra un brindisi e l’altro, lasciando ai partecipanti un contenuto che resta ben oltre l’ultimo sorso e confermando che, se il successo di vendite è un indicatore chiaro, lo scacco alla Regina è appena iniziato ma la partita per una nuova socialità romana è già stata vinta.
di Domenico Letizia