L’enigma dell’eredità giacente: la morte è un affare di Stato

mercoledì 8 aprile 2026


Thomas Mann sosteneva che “la morte di un uomo è meno affar suo che di chi gli sopravvive”. Ed è su questo monito che si apre il dibattito organizzato oggi pomeriggio alle 17.30 presso il Senato della Repubblica, nella Sala dell’Istituto Santa Maria in Aquiro a piazza Capranica, nel cuore di Roma, un monito per presentare il saggio giuridico dell’avvocato Antonella Sotira L’enigma dell’eredità giacente edito da Giappichelli.

Una guida pratica per giuristi e cittadini che nasce dall’esigenza di una contaminazione culturale per offrire risposte ai profondi interrogativi esistenziali che segnano la vita di ogni individuo.

L’alone di mistero, intrigo e soprattutto la solitudine che attanaglia la vita dei comuni mortali rendono enigmatica ogni successione. L’analisi dell’avvocato Sotira è il risultato di 24 anni di avvocatura e 26 di impegno associativo per la cultura della legalità, una militante giurista filosofa che assume la direzione dell’Ufficio Successioni del Tribunale di Roma, dove persino la morte perde la sua coltre di paura e pregiudizio.

Non solo quindi una guida per orientare i cittadini, un vademecum per avvocati, curatori dell’eredità giacente, funzionari giudiziari e persino per il legislatore, ma una vera e propria summa di antropologica giuridica, completa di consigli letterari e di lettura, con l’intento politico-culturale di risvegliare la dormiente scrittura e lettura testamentaria.

In barba ai rituali scaramantici e apotropaici, va detto ed a gran voce che il testamento non è un atto legato alla vecchiezza o alla malattia terminale, ma è il più efficace escamotage giuridico per consentire a chi è in vita di parlare anche dopo la morte e di incidere sul contesto familiare e sociale. Ne sono una prova i testamenti dei grandi personaggi storici. Si pensi a quello del Vate d’Annunzio le cui disposizioni hanno consentito la consacrazione del Vittoriale a luogo sacro della Patria Italia. O si pensi al capolavoro di Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano, definito dall’avvocato Sotira, come il testamento più esteso e seducente della letteratura occidentale.

Cosa mi succede se non faccio testamento? Se non ho figli, mariti o prossimi parenti? O se i miei parenti mi hanno lasciato solo, non li sento da anni e non sanno nulla dei miei desiderata? Chi si occupa delle esequie, della conservazione e devoluzione della mia eredità? Potrei essere io un fortunato erede di un lontano zio o cugino? chi può svelare o accertare il grado della mia parentela? Ci sono società (tra le più famose, la francese Coutot -Roherig, con sede anche in Italia) di ricerca genealogica. La loro attività è lecita e affidabile? L’eredità giacente è quella che va tutto allo Stato? E lo Stato che ci fa con i beni che nessuno eredita?

E queste domande sono la prova del fatto che la morte non è solo un dolore privato ma è anche un affare di Stato.      

Interverranno durante l’evento Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia; Caterina Stranieri, Dirigente amministrativo del Tribunale di Roma; Lorenzo Pontecorvo, presidente del Tribunale di Roma; Luigi Argan, presidente della sezione VII e Ufficio Successioni del Tribunale di Roma; Alfonso Celotto, professore ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Roma Tre; Micaela Capocchiano, responsabile Lazio della società Coutot-Roehrig Italia; Marco Forcella, Presidente del Consiglio Notarile dei Distretti Riuniti di Roma, Velletri e Civitavecchia; Umberto Apice, già avvocato della Corte Suprema di Cassazione e scrittore. Modera la giornalista Rai Camilla Nata.


di Redazione