Punta Perotti: il “caso Matarrese” riapre una ferita lunga vent’anni

venerdì 3 aprile 2026


Il silenzio si è rotto, e il fragore mediatico che ne consegue sembra superare persino quello delle cariche di dinamite che, nel 2006, polverizzarono i giganti di cemento sul lungomare di Bari. ​La Gazzetta del Mezzogiorno scende in campo con un’intera pagina dedicata a un’intervista esclusiva del direttore Mimmo Mazza all’ingegner Salvatore Matarrese. Un evento editoriale di enorme portata che non può essere letto come un fatto isolato. È, a tutti gli effetti, la prosecuzione di un filone d’inchiesta riacceso solo pochi giorni fa dall’esclusiva video-intervista rilasciata da Matarrese a L’Opinione.

UN FILO ROSSO TRA L’OPINIONE E LA GAZZETTA.

​C’è un senso di giustizia professionale nel vedere come il lavoro di scavo iniziato da L’Opinione abbia agito da catalizzatore. Quando pochi giorni fa abbiamo pubblicato quelle dichiarazioni inedite, il dibattito si è infiammato istantaneamente. Vedere oggi il più grande quotidiano del sud Italia dedicare uno spazio così ampio alla stessa vicenda conferma due cose:

1) L’urgenza della città (e della regione) di fare i conti con la propria storia.

2) La validità del lavoro giornalistico d’inchiesta che non si accontenta delle verità ufficiali.

Punta Perotti non è stata solo una ferita per l’impresa Matarrese, è una cicatrice profonda sull’intero territorio pugliese, un simbolo di dinamiche di potere che meritano di essere rilette con gli occhi di oggi.

VERITÀ SCOMODE E RESPONSABILITÀ POLITICHE.

​L’intervista di Mimmo Mazza scava nel vivo di una vicenda storica mai approfondita adeguatamente. Salvatore Matarrese non usa mezzi termini per descrivere quello che appare, a distanza di anni, come un corto circuito tra magistratura, politica e amministrazione. ​I punti chiave emersi dal dibattito:

L’assoluzione europea: la Corte di Strasburgo ha sancito che la confisca dei suoli fu illegale, poiché non vi fu reato. Un paradosso tutto italiano: abbattere un’opera che la legge internazionale ha poi definito “non abusiva”.

Il ruolo della politica: emerge prepotentemente il tema delle responsabilità politiche di chi, all'epoca, cavalcò l’onda emotiva dell'abbattimento senza valutare le conseguenze economiche e d’immagine per il sistema Puglia.

Il danno territoriale: oltre al crollo dei palazzi, c’è stato il crollo di un modello di sviluppo e la sofferenza di un'impresa storica che ha dovuto lottare contro un marchio d’infamia rivelatosi giuridicamente infondato.

UNA VITTORIA PER L'INFORMAZIONE LIBERA

​Il fatto che La Gazzetta del Mezzogiorno ha deciso di “seguire” il fronte aperto da L’Opinione è un segnale di salute per l’informazione locale. Quando le testate collaborano, anche implicitamente, nel tenere alta l’attenzione su casi di ingiustizia o mala-amministrazione, a vincere è il cittadino. ​Punta Perotti resta lì, un vuoto urbano che parla di un pieno di contraddizioni. Ma grazie a questa nuova spinta mediatica, il velo di ipocrisia che per anni ha coperto le “incredibili responsabilità politiche” di quella stagione si sta finalmente sollevando. La storia non si cambia, ma la verità, finalmente, sta tornando a galla.


di Alessandro Cucciolla