L’appello di Leone: “Tacciano le armi”

lunedì 9 marzo 2026


Un nuovo appello alla pace è arrivato da Papa Leone XIV al termine dell’Angelus di ieri. Il pontefice, dopo aver commentato il Vangelo della donna samaritana, incontro che “attiva una sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” nella donna, è tornato a parlare dell’ultimo conflitto che sta tenendo il mondo con il fiato sospeso. “Agli episodi di violenza e devastazione, e al diffuso clima di odio e paura, si aggiunge il timore che il conflitto si allarghi”, dice il pontefice, suggerendo che anche il Labano possa nuovamente sprofondare nell’instabilità. Leone esorta i potenti affinché “tacciano le armi e si apra uno spazio di dialogo”, affidando a Maria, regina della pace, “coloro che soffrono a causa della guerra”. In occasione dell’incontro con i cappellani militari, avvenuto in Vaticano il 7 marzo, il papa ha parlato del ruolo che la Chiesa può avere nella gestione delle attuali tensioni: “La Chiesa proclama il Vangelo della pace”, ricorda Robert Francis Prevost, “ed è pronta a collaborare per custodire questo bene universale”. Rivolgendosi al clero impegnato attivamente anche nelle zone di guerra, Leone ha definito il loro servizio “un atto d’amore verso il Paese, verso i territori, soprattutto verso le persone”.

Leone ricorda quanto il lavoro dei cappellani militari abbia raggiunto i connotati di un vero e proprio martirio: “Tanti hanno incarnato queste parole (Nel pascere le sue pecore, non cerchiamo i nostri interessi, mai i suoi) e hanno reso visibile la carità pastorale fino all’eroismo delle virtù, talvolta sino al martirio”. In un altro passaggio il papa ha citato la Costituzione pastorale Gaudium et spes che afferma che gli uomini “in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra fino alla venuta di Cristo; ma in quanti riescono, uniti nell’amore, a vincere il peccato, essi vincono anche la violenza”. È proprio nel concetto del donarsi al prossimo per amore di Cristo che Prevost colloca la missione dei militari cattolici, che agiscono in realtà dove il dramma della guerra costituisce lo scenario quotidiano. Nell’osservare con preoccupazione la crescente ansia per un nuovo conflitto globale, il pontefice – così come fece Francesco nella fase iniziale delle tensioni tra Russia e Ucraina – offre la disponibilità della Chiesa a prendere parte al dialogo diplomatico e alle iniziative volte alla distensione.


di Enrico Laurito