Disprezzo dell’Idiozia

venerdì 6 novembre 2026


Non se ne avrà Erasmo da Rotterdam, che viveva in un’epoca poco abituata alla libertà di pensiero e impregnata di conformismo. L’idiozia oggi ha forme precise: impazza la midterm mania, decine di approfondite analisi su quanto accade in Usa, nessuna riflessione approfondita su casa nostra. È l’altra faccia dello scaricabarile.

L’AFFARE ILVA

La Corte di Cassazione ha stabilito che gli altiforni dell’Ilva devono essere spenti. Quando leggiamo ‘forno’, noi pensiamo alla nostra cucina. Giriamo la manopola e si scalda, la rimettiamo al suo posto e si spegne. In tanti pensano che i forni per l’acciaio siano solo più grandi. Ma in un’acciaieria a ciclo continuo come l’Ilva, occorre un investimento tra i sette e i dieci miliardi per accendere, qualche centinaio di milioni per spegnere.

CONSEGUENZE PRATICHE DELLO SPEGNIMENTO DEI FORNI

 I risultati dello spegnimento? Un salto indietro di oltre un secolo nella capacità e autonomia italiana per l’acciaio. Nell’Ottocento avevamo un decimo della produzione britannica. Per intenderci, quando avviammo l’Ilva di Taranto, per la prima volta raggiungemmo la produzione d’acciaio del Regno Unito del 1890. Cancellata l’Ilva, torniamo al nostro ’800.

L’ITALIA DELL’ACCIAIO NEL VENTESIMO SECOLO

Pur con mille timidezze ed errori fatali, e senza mai sfruttare appieno il potenziale enorme di Taranto, abbiamo avuto una meccanica pesante molto vitale. Non solo la Fiat che non c’è più, ma anche Leonardo, con Fincantieri, Oto Melara, Agusta, Iveco, Idv, sono a rischio, insieme alle grida di giubilo per la chiusura dell’Ilva di Taranto. Gioia per i nostri nemici, un suicidio per noi.

TARANTO E INTERESSI STRATEGICI

Suona anche la campana a morto per la città di Taranto. Col tempo, oltre quindicimila famiglie, pari a sessantamila persone, un terzo della città, perderanno i loro redditi. Senza la più grande acciaieria d’Europa, l’industria pesante strategica, nazionale e indipendente dell’Italia, e in parte anche dell’Europa, dipenderà da cinesi, indiani, turchi, statunitensi. Riuscite a vedere un solo alleato sicuro tra le nazionalità di questi produttori di acciaio? O pensiamo di trasferire l’Ilva a Misurata, nel Paese, la Libia, che conta oggi sei basi russe?

La fine della libertà degli scambi

Solo un dittatore idiota sul piano economico può pensare di far coesistere limiti agli scambi mondiali, dominio totale sul proprio territorio, importazione di alta tecnologia per le proprie armi dai nemici, vantaggi politici per sé, prosecuzione di campagne militari destabilizzanti. Putin è quell’autolesionista. Trump lo strumento utile per rendere una strategia idiota praticabile al livello planetario. Noi dovremmo essere quelli intelligenti che capiscono e non commettono errori. Invece, abbiamo quattro partiti che seguono i diktat di Putin e della sua catena di comando e non ci curiamo dei nostri interessi. Siamo pazzi anche noi.

USA, RUSSIA E AFRICA

Gli Usa non torneranno il centro logistico, industriale, commerciale, militare dell’Occidente. La Russia non tornerà ad essere un partner per decenni. L’Africa, senza il crudele jihadismo inventato dai dittatori col turbante e ora sostenuto dai russi, può essere il continente con il quale collaborare strettamente nel futuro. Ma senza acciaio, indipendenza industriale, capacità di gestione dei servizi avanzati, una leadership nell’Intelligenza Artificiale, gestione autorevole delle filiere economiche, capacità di difesa efficace e profonda, senza il sostegno alla cultura della conciliazione e della libertà in tutte le versioni religiose, lasceremo che l’Europa resti un vaso di coccio. E non possiamo, perché l’Europa è il centro del mondo.

IL PROBLEMA DELL’ITALIA È LA PROGRAMMAZIONE

La soluzione economica è appaiata a quella politica e culturale. Abbiamo bisogno di condividere una programmazione economica strategica in un quadro di libertà imprenditoriale. Lo Stato deve difendere i settori strategici come quello dell’acciaio con un intervento diretto e proprietario. Dobbiamo procedere all’eliminazione dei sussidi alla produzione privata, per avviare un programma di defiscalizzazioni, piuttosto. Abbiamo bisogno di una forte spinta verso i settori produttivi a più alto valore aggiunto, di coinvolgere quanti più italiani nella logica d’impresa, di programmi di lancio economico delle aree arretrate del Paese e tornare alla mentalità di sviluppo degli anni ’80 del 900.

LA RICCHEZZA PERSA E IL TRADIMENTO DEI TRUMPUTINISTI

Libertà è ricchezza. Nei nostri anni più liberi siamo stati la quinta potenza economica del mondo. Abbiamo lasciato per strada almeno due miliardi di euro di Pil e non meno di sedicimila euro di reddito personale medio, ventiquattromila euro a famiglia in meno, in media. Li rivogliamo indietro. La vicenda Ilva dimostra che i gruppi dirigenti di questo Paese la lezione ancora non la capiscono. Sarà per questa idiozia che tanti preferiscono accodarsi alle imprese criminali di Trump e Putin. Ma le idiozie sono per idioti, che diventano anche traditori, quando combatti una guerra continua come dimostrano i sabotaggi che subiamo ogni giorno. L’idiozia va disprezzata e condannata.


di Claudio Mec Melchiorre