giovedì 5 novembre 2026
La “guerra invisibile” è arrivata nei supermercati. Infatti, non servono bombe per mettere in difficoltà un Paese. A volte basta un attacco informatico per colpire servizi essenziali e condizionare la vita quotidiana di milioni di cittadini. Gli attacchi ai sistemi di refrigerazione dei supermercati (ieri solo all’ultimo momento è stato sventato il sabotaggio di un centro trasfusionale in Francia) registrati in diversi Paesi europei, compresa l’Italia, pongono una questione che va ben oltre il danno commerciale. La difesa delle infrastrutture civili è divenuta, ormai, parte integrante della sicurezza nazionale.
Stiamo sperimentando quanto le società tecnologicamente avanzate siano esposte a nuove forme di vulnerabilità, quando servizi fondamentali dipendono da dispositivi interconnessi e continuamente esposti ai pericoli della rete. Le incursioni dei giorni scorsi sono state rivendicate da due hacker filorussi con le sigle già conosciute dall’Unione europea: NoName057(16) e Z-Pentest. Al momento, non ci sono elementi che facciano ipotizzare un coinvolgimento diretto di Mosca. Resta tuttavia un dato: la possibilità di colpire servizi pubblici attraverso strumenti informatici rappresenta una componente sempre più concreta della competizione internazionale e degli equilibri geopolitici. La fragilità non riguarda soltanto i supermercati. Un numero crescente di impianti industriali e commerciali è gestito attraverso sistemi connessi alla rete, spesso caratterizzati da protezioni insufficienti e tecnologie obsolete. In gioco non c’è soltanto il valore delle merci distrutte o il danno economico subito dalle aziende. C’è soprattutto la fiducia dei cittadini nella capacità delle istituzioni democratiche di mettere in campo difese adeguate.
Occorre avere contezza che d’ora in avanti la sicurezza alimentare, al pari di quella energetica e sanitaria, non può più essere data per scontata. Quando gruppi di cyberterroristi dimostrano di potere compromettere i sistemi di refrigerazione degli alimenti in un supermercato o alterare le condizioni di conservazione del sangue nei centri trasfusionali agendo a migliaia di chilometri di distanza, la questione diventa un problema di sicurezza collettiva.
La vera sfida, a questo punto, è di ordine politico e attiene alla capacità di uno Stato sovrano di riconquistare il controllo di un ecosistema tecnologico progettato per rendere le nostre società più efficienti, ma che rischia di renderle più vulnerabili. Il cyberterrorismo richiede cooperazione europea, condivisione delle informazioni d’intelligence e soprattutto notevoli investimenti nei sistemi di difesa digitali. Si riuscirà a farlo? In tal senso, i Paesi europei sono in forte ritardo.
di Francesco Carella