giovedì 22 ottobre 2026
Sono giorni di fuoco per il ministro dei Trasporti. Matteo Salvini deve dividersi tra i disordini a Milano, le proteste degli autotrasportatori, la Legge di bilancio e il congresso della Lega.
A partire dal nuovo decreto sicurezza. Il leader del Carroccio è soddisfatto che il Consiglio dei ministri abbia accolto l’istanza della lega sul “chi rompe paga”. Il decreto legge approvato ieri è, senza dubbio, un “buon punto di partenza”, ma si può fare di più. Come l’introduzione della cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni, ad esempio. Adesso, con il fermo preventivo dei minorenni, chi incita alla protesta e al vandalismo sui social si vedrà arrivare “una bella visitina a casa”, ha detto Salvini a Libero. Il ministro esulta anche per l’aumento dei soldati italiani per le strade. Secondo il vicepremier arriveranno ad essere 10mila.
A Salvini preoccupa la “composizione” dei fermati, in larga parte minorenni. Il ministro dei Trasporti ha ben chiaro l’obbiettivo dei riottosi: rubare, non protestare contro il caro vita. Niente infiltrazioni russe, quindi, ma solo criminalità. I fatti di Milano, per il leader della Lega, mettono in secondo piano provvedimenti come lo ius scholae e lo ius soli. Per questo motivo, Salvini si augura che in Parlamento nessuno si opporrà alla proposta del Carroccio di revoca di cittadinanza per chi delinque e alla non concessione della stessa per i minori con la fedina penale sporca. Salvini è preoccupato dalla saldatura in atto tra la sinistra antagonista e l’Islam fondamentalista. Alla stregua di quello che sta succedendo in Francia. Il ministro è perentorio: davanti a devastazioni come quelle di Milano, Torino e Bologna non può esistere nessun “ma”.
Sul fronte autotrasportatori, invece, il vicepremier auspica misure che aiutino soprattutto i piccoli imprenditori, che non possono beneficiare dei contributi bloccati per via delle “assurde normative europee”. Il governo sta già distribuendo le risorse per l’autotrasporto, poche ore dopo la riunione del Consiglio dei ministri di mezzogiorno. Risorse che potrebbero arrivare, più avanti, a toccare il miliardo di euro. Sono rimasti a “fare casino” solo quelli con cui è “difficile parlare”, aggiunge il ministro. In questo caso si tratta di criminalità: non è un problema del Ministero dei Trasporti, ma dell’Interno. La crisi del caro carburante, causata dalle guerre in atto, va combattuta a suon di provvedimenti. Salvini auspica di allargare a macchia di leopardo gli aiuti per i tutti i lavoratori, non solo gli autotrasportatori.
Il congresso straordinario della Lega, nel frattempo, si avvicina. Massimo Garavaglia ha raccolto le firme necessarie ed è diventato lo sfidante ufficiale di Salvini. Il vicepremier spera che, adesso, la gente smetterà di dire che il congresso del Carroccio sia una “farsa”. Le polemiche si sposteranno dalle colonne dei giornali e dalle piazze e verranno esposte davanti ai militanti. Perché i panni sporchi si lavano in casa. La Lega di Umberto Bossi e di Roberto Maroni docet.
Matteo Salvini, in caso di vittoria, ha le idee chiare: vuole un partito inclusivo – che dia risalto ai “500 sindaci leghisti, che sono una risorsa” – che sa con chi stare in Europa, che si batta per la Flat Tax e per le pensioni a 64 anni. E poi, coinvolgere maggiormente i militanti che tengono aperte le oltre 1.200 sedi della Lega in giro per l’Italia. Queste sono la “spina dorsale del movimento”, confida Salvini a Libero. Il leader del Carroccio, infine, esorta la coalizione di maggioranza a presentare il candidato sindaco per Milano. Il vicepremier è convinto che il capoluogo lombardo può essere conteso alla sinistra, e ha anche la persona giusta per farlo: Silvia Sardone, “la figura migliore per vincere con tutto il centrodestra unito”.
di Zaccaria Trevi