#Albait: Le proteste in Europa sono spontanee?

venerdì 9 ottobre 2026


Non tutto ciò che accade dipende dalle manovre del Cremlino e dalla guerra ibrida, ma ogni evento sarà usato contro di noi da Russia e Iran per i loro scopi. E poi, diciamolo chiaro, c’è un ragionamento da fare sulla pazzia, che non è quella produttiva di Erasmo da Rotterdam. Parliamo di qualcosa di più somigliante alla canzone degli anni 40: “Pippo non lo sa che gli ride dietro tutta la città, si crede bello come un apollo e saltella come un pollo”. Applicabile indistintamente a tanti leader mondiali e nazionali.

LA GALASSIA RUSSO-IRANICA, IL TERRORISMO, AL QAEDA

Quando parliamo di Mosca e Teheran, ci riferiamo ovviamente a una galassia di Paesi alleati e a una rete d’influenza costruita negli anni. Dobbiamo entrare nell’ordine di idee che questi soggetti preparano conflitti, lotte e stermini da lustri. Tali dinamiche fanno parte dell’apparato ideologico – e in qualche caso religioso – di sigle che definiamo “terroristiche”. Non possiamo però trattarle come fenomeni ridotti, sul modello delle Brigate Rosse, di Terza Posizione o della Rote Armee Fraktion in Germania. Parliamo di strutture statuali complesse o di realtà che ricordano Al Qaeda, la quale ha fatto scuola, anche su Hamas e Hezbollah, per fare alcuni nomi, ma l’Africa è piena di epigoni, anche sostenuti dagli onnipresenti russi.

L’INUTILE ALLEANZA TRA PUTIN E TRUMP

Cosa significa questa premessa? Che le mobilitazioni europee di questi giorni rientrano nella norma stagionale. Con l’inizio dell’anno scolastico e accademico, ed esami ancora lontani, i giovani scendono in piazza. Sotto molti aspetti si tratta di palestre politiche salutari per la democrazia. Ma dobbiamo ricordare la minaccia che russi e iraniani ci hanno promesso e che Donald Trump sostiene il dittatore russo al meglio delle sue possibilità. Finché non scoprirà che essere alleati di Putin non è solo pericoloso, è inutile.

LE PROTESTE DI FRANCIA SONO POCO “INSOUMISE”

In Francia le manifestazioni studentesche sono nate per denunciare lo stato fatiscente delle scuole. Nella prima settimana, tuttavia, si è registrato un fatto insolito e inquietante: il fuoco appiccato a una scuola perfettamente agibile e persino ad alcuni professori. Un modo curioso di protestare. L’uso del fuoco rappresenta una novità assoluta per i cortei transalpini, e non certo positiva. Ora la situazione pare rientrare nei binari consueti. La Cgt ha schierato un proprio servizio d’ordine – insufficiente e poco attrezzato, ma pur sempre un segnale. Risultato: a Parigi sono ricomparsi circa trecento black bloc, che però non hanno spento la voglia di manifestare. Per contro, agli studenti si sono uniti i lavoratori del settore e gli obiettivi iniziali cominciano a confondersi, se non a evaporare. Non a caso, nelle piazze si presenta Melenchon. Uno dei leader più confusi d’Europa.

IL CASO SPAGNA

In Spagna invece il tema centrale è la casa: i giovani rivendicano il diritto ad avere quattro mura proprie. Difficile che le proteste di Spagna e Francia si possano saldare, se non in nome della confusione. Comunque, almeno, gli spagnoli promuovono una richiesta tipica di un Paese in crescita. L’esatto contrario dei malumori tedeschi – non ancora sfociati nelle piazze – dettati dalla paura di un regresso economico e sociale. Un’altra anomalia spagnola riguarda il governo: Pedro Sánchez non dialoga con la protesta perché ha preferito dimettersi per unirsi ai manifestanti. Pagherà in termini elettorali? Difficile. Ma questa mossa aiuterà Sánchez a mantenere il controllo del partito. Per un uomo con familiari e referenti politici sotto inchiesta, capace da socialista di stringere un accordo con l’estrema destra catalana pur di governare, tutto questo ha un senso. Che non gli importi troppo di perdere la guida del Paese si capisce dal fatto che in cinque anni non è mai stato approvato un bilancio dello Stato. Una paralisi da far invidia a molte regioni italiane, eppure parliamo di una nazione chiave dell’Unione Europea.

LA PIAZZA È QUINDI SANA DEMOCRAZIA EUROPEA?

I movimenti di piazza appaiono fenomeni ordinari della nostra vita politica. Non possiamo però allentare l’attenzione. I roghi francesi e le disinvolte manovre di Sánchez possono trovare in Mosca un attore prontissimo a influenzare gli sviluppi. La Spagna ha tentato un improvviso avvicinamento all’Algeria (storico alleato russo); in Francia, Jean-Luc Mélenchon si è presentato a sostenere i cortei con l’eredità di un pacifismo filorusso che prevede lo stop alle armi a Kiev e preghiere di clemenza al duce del Cremlino.

LA SITUAZIONE POLITICA INTERNA DEI PAESI EUROPEI MAGGIORI

In Germania i russi puntano sulla crescita di AfD; in Italia su Vannacci e Conte, mentre l’infiltrazione in partiti e giornali è massiccia. C’è poi la galassia dei Paesi più piccoli, dove con pochi milioni di euro si comprano facilmente emittenti tv, testate e forze politiche. Senza dimenticare che sul web i bot russi e i canali di disinformazione sono iperattivi.

L’ENNESIMO SILENZIO SU UN ALTRO ATTACCO RUSSO

Persino la notizia dell’attacco hacker al sistema informatico del Ministero degli Esteri è stata derubricata a bravata di un nerd scavezzacollo. Ma violare le mail dei diplomatici significa, per chi sa leggere i dati, acquisire informazioni su qualsiasi operazione riservata dell’Italia o dei suoi alleati. Non è notizia da dare in pagina interna.

L’EUROPA NAZIONE

In bilico tra democrazia e pericoli bellici, i Paesi europei continuano a scoprirsi piccoli e insufficienti per le sfide in corso. L’Europa ha bisogno di convincersi del gusto della comunanza di interessi e della cultura continentale. Molti sostengono che una nazione nasca solo attraverso una guerra. Il conflitto è già in corso e la nazione europea esiste nei fatti; ciò che manca sono l’amor proprio e lo slancio nel costruire il futuro. D’altronde, se a guidare i conservatori ci sono i reazionari e la sinistra con le bandiere rosse si balocca con il passato, chi edificherà il domani? E chi saprà individuare i nemici delle nostre libertà?

I NEMICI DELLA LIBERTÀ

Sì, sono tornato a parlare di russi e iraniani: sono loro i veri avversari e i loro servi europei. D’altronde, russi e iraniani sono guidati da uomini che più d’uno ha bollato come squilibrati poco intelligenti. Senza dimenticare Trump, che asseconda i nemici al solo scopo di ridurre gli europei in una condizione di subordinazione personale a lui, non agli Usa. Perché è ormai evidente che il presidente americano usa il potere degli Stati Uniti per avere vantaggi personali di dominio. Non gli riesce benissimo per i limiti di debolezza psicologica che anche lui ha, ma quella è l’intenzione.

Come diceva Renzo Arbore in una vecchia pubblicità: meditiamo. Comunque dobbiamo avere a che fare con fenomeni politici fusi con questioni di psichiatria umana grave. Gestione difficilissima. E accondiscendere in questo caso non aiuta né il paziente né i nostri interessi.


di Claudio Mec Melchiore