L’allarme di Giulio Terzi e la sfida per la libertà dell’Occidente

mercoledì 7 ottobre 2026


A tre anni dal 7 ottobre 2023, il più sanguinoso e doloroso pogrom subito dal popolo ebraico dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e dalla Shoah, la Sala Capitolare del Chiostro di Santa Maria sopra Minerva a Roma si è trasformata nell’epicentro di una riflessione istituzionale e politica cruciale per la tenuta democratica dell’intero Occidente.

L’incontro, promosso su impulso del senatore Giulio Terzi di Sant’Agata, presidente della Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato, e organizzato dal quotidiano Il Riformista, ha visto la presentazione ufficiale del volume La nuova accusa del sangue. La genesi del moderno antisemitismo, scritto dall’Ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter.

Un’opera fondamentale, introdotta da Fiamma Nirenstein, arricchita dalla prefazione del direttore Claudio Velardi e tradotta da Bonnie Rose, curatrice del podcast L’Aquila in volo, che smantella con precisione scientifica e rigore analitico le falsità, le distorsioni e le manipolazioni diffuse dall’asse della propaganda guidato da Hamas e dall’Iran. La tesi di fondo, emersa con drammatica chiarezza durante i lavori, è che l’ondata d’odio e di ostilità esplosa a livello globale contro Israele non sia affatto una reazione emotiva o un fenomeno spontaneo, bensì il risultato meticolosamente pianificato di una sofisticata guerra cognitiva pensata per destabilizzare le società aperte.

Nel suo incisivo intervento di apertura, il senatore Giulio Terzi di Sant’Agata ha evidenziato come la radice della moderna recrudescenza dell’antisemitismo affondi in una strategia di distorsione sistematica della realtà, dove la verità storica, i fatti verificabili e i dati oggettivi vengono progressivamente rimpiazzati da una narrazione distorta, tossica e preconcetta. L’antisemitismo contemporaneo, ha spiegato Terzi, costituisce la manifestazione terminale e rappresentativa di uno scontro ben più profondo, alimentato da una narrazione ipocrita e pervasiva della sinistra che tende a indicare lo Stato ebraico come l’unico responsabile delle tragedie mediorientali, cancellando del tutto le responsabilità dirette del terrorismo jihadista e riducendo le popolazioni locali a meri attori passivi.

Per l’ex Ministro degli Esteri, la vera posta in gioco travalica i confini mediorientali. Il reale bersaglio della disinformazione globale è l’intero sistema dei valori fondanti delle democrazie occidentali, la libertà di stampa e il rispetto della dignità della persona. Riconoscere l’architettura di questa guerra psicologica significa comprendere che la battaglia contro l’odio antisemitico è una difesa imprescindibile della nostra stessa civiltà. Il dibattito, arricchito dai contributi dell’Ambasciatore israeliano in Italia Jonathan Peled, di giornalisti e parlamentari tra cui Maurizio Gasparri, Emanuele Fiano, Gianni Scipione Rossi e Josef Hasten, ha mostrato come persino il linguaggio e la sintassi mediatica siano stati piegati per demonizzare il mondo ebraico. Un’offensiva culturale e ideologica che trova sponda nelle recenti denunce della consigliera capitolina Eleonora Di Segni sul clima pesante e la pervasività delle retoriche pro-Hamas e pro-Hezbollah all’interno di settori dell’opposizione.

La risposta istituzionale passa ora attraverso l’iter del disegno di legge sull’antisemitismo, sostenuto anche da figure trasversali come Graziano Delrio, con l’obiettivo di difendere la società civile. Dal convegno in Senato emerge un monito solenne: di fronte alla manipolazione cognitiva globale, l’Occidente deve reagire con fermezza istituzionale e la consapevolezza che difendere la verità su Israele significa difendere le fondamenta della nostra libertà.


di Domenico Letizia