Occhiuto, il coraggio di governare: sfide e futuro del liberalismo

giovedì 1 ottobre 2026


C’era negli ultimi tempi un vuoto che cominciava a farsi imbarazzante e si avvertiva l’urgente necessità di un libro come Il coraggio di governare. Idee liberali, la forza di realizzarle (Piemme, 18,90 euro), che, nell’attuale deserto di idee, rappresenta una significativa riflessione politica. Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vicesegretario di Forza Italia, mette in fila idee, esperienze e riferimenti culturali per delineare ciò che, a suo giudizio, dovrebbe essere il futuro di Forza Italia e del centrodestra italiano.

Il libro, uscito nelle librerie il 29 settembre, è stato presentato ieri a Roma alla Galleria Alberto Sordi, in un incontro con l’autore intervistato da David Parenzo, davanti a un pubblico numeroso nel quale non mancavano parlamentari e membri del governo, tra cui Paolo Zangrillo, Elisabetta Casellati e Francesco Paolo Sisto. Il filo conduttore è il liberalismo. Quello di economisti come Luigi Einaudi e Friedrich von Hayek, ma anche e soprattutto quello incarnato dalla lezione politica di Silvio Berlusconi. Occhiuto riporta il liberalismo nel vivo della politica presente, sottraendolo tanto alla nostalgia quanto a formule astratte.

La lettura è resa agevole da uno stile diretto e scorrevole. Occhiuto non si perde nei tecnicismi e affronta temi complessi con un linguaggio essenziale, comprensibile a tutti. Ma dietro la semplicità della scrittura c’è una tesi politica solida e precisa: il centrodestra, e in particolare Forza Italia, deve tornare a parlare di governo, riforme, libertà e responsabilità. Il libro parte da una vicenda personale. Occhiuto racconta le proprie origini familiari: il padre, con la quinta elementare, grossista al mercato ortofrutticolo; la madre, casalinga, con la terza elementare. In una società liberale, le condizioni di partenza non possono diventare una sentenza sul futuro. La storia personale dell’autore diventa, in questa prospettiva, un esempio concreto di quella mobilità che un sistema democratico dovrebbe rendere possibile a tutti.

Ma Occhiuto non si ferma al racconto di sé. Il vero obiettivo è politico. E riguarda il futuro di Forza Italia e del centrodestra. La sua critica è rivolta soprattutto alla tentazione di inseguire il populismo sul suo terreno, perché una buona politica non può vivere soltanto sul facile consenso immediato e di slogan. E, soprattutto, una eventuale alleanza con il partito di Vannacci porterebbe solamente a un’ammucchiata elettorale. Un partito deve avere programmi credibili, coerenti, realizzabili e di lungo periodo, anche accettando il rischio di perdere qualche consenso nell’immediato. Vincere non basta. Dopo aver vinto bisogna governare. È uno dei concetti più netti del libro: una coalizione può essere sufficientemente larga per vincere le elezioni, ma se al suo interno manca una visione condivisa rischia di non essere in grado di governare il Paese.

È un’impostazione che porta Occhiuto a chiedere un centrodestra meno “ingiallito”, più aperto alla modernità e ai diritti civili. Non una rinuncia alla propria identità, ma la sua evoluzione nel solco tracciato da Berlusconi. Il riferimento a Tajani si inserisce in questo ragionamento. Occhiuto non presenta le sue riflessioni come una contrapposizione al segretario di Forza Italia, di cui è vicesegretario. Le propone piuttosto come un contributo positivo, chiedendo un cambio di passo nella qualità della comunicazione e dell’azione politica.

Ma è quello del governo il terreno sul quale le idee devono necessariamente misurarsi. E qui entra l’esempio della Calabria. L’esperienza alla guida della Regione viene raccontata sottolineando i grandi cambiamenti che stanno facendo crescere la Calabria.  Occhiuto propone un riformismo pragmatico, nel quale rigore dei conti e tutela delle libertà individuali non siano alternativi. Al centro deve esserci il bene comune, non la difesa di interessi corporativi. L’esperienza politica e amministrativa calabrese viene così proposta come possibile modello nazionale. Al centro della riflessione c’è anche lo Stato. Occhiuto recupera il pensiero di Einaudi per sostenere la necessità di uno Stato essenziale, autorevole ma non invasivo, capace di intervenire quando serve senza trasformarsi in un ostacolo alla libertà economica e individuale.

Lo stesso ragionamento viene esteso all’Europa. L’Unione europea, secondo questa prospettiva, deve essere capace di riformarsi per affrontare la competizione geopolitica odierna che si sposta dai tradizionali confini territoriali ai domini digitali, tecnologici e spaziali, con Stati Uniti e Cina come poli principali di scontro. “In un mondo dominato da giganti continentali la sovranità di una singola nazione europea, presa da sola, non è forza: è marginalità”. E la destra sovranista crea le condizioni della marginalizzazione dell’Europa. All’Unione europea occorre più coesione, meno burocrazia, maggiore capacità e velocità decisionale, più attenzione alle grandi sfide strategiche.

In tutto il libro si sente lo spirito di Berlusconi e a lui è dedicato l’ultimo capitolo, intitolato “Se Berlusconi fosse qui oggi”. Pensare di onorarlo “ripetendone le azioni” è impossibile, però, può essere attualizzato, scrive Occhiuto, “avendo, sul proprio tempo, lo stesso sguardo libero che lui ebbe sul suo”. È qui che il libro prova a compiere il passaggio più difficile: trasformare l’eredità del fondatore di Forza Italia in qualcosa di utile alla politica di oggi.  Ma devono essere tradotti in una politica nuova e in una comunicazione capace di parlare alla società contemporanea. Non basta, dunque, avere ragione. Bisogna saper convincere. E una forza politica che voglia contendere terreno al populismo e al giustizialismo deve imparare a comunicare con efficacia, senza rifugiarsi in un linguaggio banale, scialbo, burocratico o difensivo.

Il coraggio di governare non si limita a raccontare ciò che Occhiuto ha fatto, ma soprattutto indica ciò che, secondo lui, Forza Italia e il centrodestra dovrebbero fare. La sfida è quella di un liberalismo capace di aggiornarsi senza smarrire la propria identità; di una politica che preferisca la concretezza alla demagogia; di una coalizione che non si limiti a vincere, ma sappia anche governare. Il coraggio non è soltanto quello che occorre per conquistare il consenso. È quello, più difficile, di assumersi la responsabilità delle scelte e di provare a realizzare le idee per cui si chiede il voto.

(*) Il coraggio di governare. Idee liberali, la forza di realizzarle, Roberto Occhiuto, 2026, Piemme, 208 pagine, 18,90 euro.


di Pier Ernesto Irmici