mercoledì 30 settembre 2026
Il testo della nuova legge elettorale è tornato alla Camera. Si tratta della stessa Aula in cui a metà luglio la maggioranza è stata battuta sulle preferenze. Alle 16.15 di oggi è prevista la discussione generale sul provvedimento per il quale si sono iscritti a parlare una trentina di parlamentari (dovrebbe dunque durare 4 o 5 ore) e domani, secondo le indicazioni dell’ultima capigruppo di Montecitorio, in tarda mattinata, alle 12, dopo il decreto imballaggi, il voto (che sarà unico e segreto se richiesto) sulle pregiudiziali di costituzionalità che verranno presentate dalle opposizioni. Nella giornata di domani si terrà anche una capigruppo per definire più nel dettaglio il timing della prossima settimana. Ma, stando al calendario finora ipotizzato, lunedì 5 ottobre, nell’esame delle parti modificate dal Senato, dovrebbero essere chiesti tre voti di fiducia sugli articoli 1 e 2 (modificati, tra l’altro con l’introduzione delle preferenze) e sul 3 riguardante il collegio del Trentino. Sull’8, modificato a Palazzo Madama ma per una misura condivisa in modo bipartisan che ha esteso ai caregiver il voto fuorisede, per ora non si è parlato di fiducia. Dopo l’esame degli ordini del giorno e, dunque, tra il 7 e l’8 ottobre, calcolando che le opposizioni probabilmente si iscriveranno a parlare per tutto lo spazio possibile, ci sarà il voto finale sul provvedimento che sarà a scrutinio segreto.
Le opposizioni fantasticano su mitici gruppi di franchi tiratori organizzati da Fratelli d’Italia per andare a elezioni anticipate. Il cosiddetto campo largo punta il dito contro le preferenze opzionate dal centrodestra, la parità di genere e le sottoscrizioni richieste. Ed è in particolare la previsione delle firme che dovranno raccogliere le liste che si vorranno candidare alle Politiche e che non sono in Parlamento (si passa da 1.500 a 6mila per collegio) a scaldare l’incontro: “Abbiamo almeno due casi, il Molise e la Basilicata in cui per presentarsi sono necessarie, rispettivamente, le firme del 2,5 per cento e dell’1,4 per cento degli aventi diritto al voto” e dunque ci sono “almeno due casi in cui questa previsione è certamente illegittima”, ha evidenziato Riccardo Magi di Più Europa. Il dem Federico Fornaro ha parlato di una previsione “oggettivamente irragionevole che altera la competizione elettorale in modo grave e inaccettabile”. Per il deputato di Fratelli d’Italia Angelo Rossi, “è una scelta, che può piacere o no, fatta per bilanciare la cancellazione della soglia di voti per contribuire al premio, ma non è illegittima”. Il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi non crede che “ci saranno franchi tiratori. In caso di sorprese, che non credo ci saranno, il dato è oggettivo. Nel momento in cui fai tre fiducie e poi a voto segreto il testo non passa non è un problema politico, è un problema istituzionale oggettivo che lascia una strada obbligata ma sono convinto che non ci sarà”.
Il forzista Nazario Pagano, presidente della Commissione Affari costituzionali e tra i relatori del provvedimento sulla legge elettorale, afferma che “con il mandato ai relatori si conclude oggi un percorso lungo e impegnativo, che abbiamo seguito passo dopo passo, lavorando in questi mesi per tenere insieme posizioni e sensibilità diverse e per costruire le condizioni necessarie ad arrivare a questo risultato. È stato un lavoro delicato nel quale ho cercato di garantire fino all’ultimo il confronto tra maggioranza e opposizioni e il pieno rispetto delle prerogative parlamentari. Un confronto che ha inciso concretamente sul provvedimento: la proposta iniziale, anche sulla base del lavoro svolto in Commissione, è stata modificata in più parti e in modo significativo. Non sono mancati momenti complessi, ma abbiamo sempre privilegiato il dialogo e la ricerca di un punto di equilibrio, nella consapevolezza della rilevanza della materia su cui siamo chiamati a intervenire. Oggi compiamo un passaggio importante. Il testo può approdare in aula dopo un esame serio e approfondito. È un risultato che considero significativo e che premia il lavoro svolto dalla Commissione, dagli Uffici della Camera e da tutti coloro che, in questi mesi, hanno contribuito con responsabilità al confronto e che voglio ringraziare. Adesso la parola passa all’assemblea”.
di Manlio Fusani