Italia: dopo 40 anni torna in nucleare

giovedì 24 settembre 2026


L’Italia riaprirà le centrali atomiche. Nella giornata di ieri, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega Pichetto sul nucleare sostenibile. Dopo quasi 40 anni dal referendum del 1987, il Governo Meloni ha deciso di ridare al Paese una legislazione in materia di nucleare, che regoli costruzione e gestione di centrali moderne ed efficienti. “Una scelta coraggiosa e di buon senso”, ha esultato la premier Giorgia Meloni. Le opposizioni, invece, hanno bollato la legge delega come “strumento di distrazione” e “prodotto da campagna elettorale”. Secondo il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, l’Italia dovrebbe vedere i primi reattori nel biennio 2033-2034. La nuova legge darà al governo la delega per emanare decreti che disciplinino la materia, e definisce i campi d’intervento: costruzione ed esercizio delle centrali, gestione delle scorie radioattive e sicurezza, istituzione degli organi di controllo, produzione di idrogeno tramite energia nucleare. “Siamo già al lavoro per redigere i decreti attuativi. Lo faremo, di sicuro, entro fine anno”, ha aggiunto il ministro.

Quando arriverà il nucleare, per l’Italia, significherà più sicurezza energetica, meno dipendenza dall’estero e meno esposizione alle crisi internazionali. Ma anche “energia stabile e a basse emissioni, una risposta concreta alla domanda di elettricità che crescerà con data center e Intelligenza artificiale”, ha detto la premier Meloni. “Un passo importante per l’autonomia strategica del Paese”, le ha fatto eco il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Una legge “fondamentale per garantire nei prossimi anni un mix energetico sostenibile e competitivo. L’Italia torna al futuro”, ha chiosato il ministro. Il nucleare previsto dal governo non ha nulla a che vedere con le grandi centrali tradizionali, quelle impresse nell’immaginario collettivo. l’Esecutivo punta a portare in Italia i piccoli reattori modulari (Small modular reactor, Smr). Si tratta di motori di sommergibili chiusi in un tubo d’acciaio, costruiti in fabbrica e trasportati poi in serie nella centrale. Rispetto alle centrali tradizionali (modello francese) i rettori modulari sono impianti economici e sicuri. Le versioni più moderne, poi, bruciano le scorie delle vecchie centrali e sono raffreddate a piombo liquido: in caso di guasto, il reattore si spegne e non esplode.

Gli Smr sono ancora alla fase sperimentale, ma i produttori contano di metterli sul mercato nella prima metà degli anni Trenta. Il primo passo, da parte dell’Italia, è stato fatto. Ma c’è ancora molto lavoro da fare. Per prima cosa, va capito dove andranno edificate queste centrali nucleari: ancora nessun comune si è reso disponibile a costruire sul suo territorio.


di Zaccaria Trevi